Matilde Amaturo

La bellezza dell’intelligenza. Un nuovo allestimento tra restauri e acquisizioni

matilde.amaturo@cultura.gov.it
DOI: 10.7431/RIV27112023

In occasione della giornata dell’8 marzo e ricordando la data di nascita di Palma Bucarelli (16 marzo 1910), il Museo Boncompagni Ludovisi ha dedicato un nuovo percorso espositivo alla direttrice della Galleria nazionale d’arte moderna che, dal 1941 al 1975, ha definito in modo significativo l’idea del museo come avanguardia artistica e con la sua lungimiranza ha dedicato un posto “moderno” all’arte della moda. Il suo impegno e il suo contributo hanno messo in evidenza, per se stessa e per le donne in generale, un ruolo di spicco fatto di scelte critiche e di gusto che la imposero nel mondo culturale aldilà della sua bellezza femminile 1.

Ritratta da celebri artisti, come Dario Cecchi e Alberto Savinio, ma anche dall’impareggiabile fotografa Ghitta Carrel, nonché dalla penna di celebri giornalisti come Indro Montanelli, amica di galleristi indimenticabili per la diffusione dell’arte negli anni Cinquanta del secolo scorso, quali Irene Brin e Gasparo del Corso, Palma è figura simbolica, icona legata a scelte innovative e trasgressive rispetto al prototipo di donna consegnato all’Italia dal periodo pre-bellico 2.

Palma era convinta che la moda fosse un mezzo creativo ed espressivo ai confini dell’arte, per la ricerca del bello e per la cura dell’esecuzione, e già nel 1958 aveva affiancato sfilate di moda italiana a una mostra di arte contemporanea a Birmingham in Alabama. E, quando tenta di fare altrettanto in Italia, un’interpellanza parlamentare glielo impedisce. Solo nel 1961 riuscirà a realizzare il progetto alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma. Qualche anno più tardi, nel 1966 a Montreal, dove ha allestito il padiglione dedicato all’arte italiana dell’esposizione universale, oltre a dipinti e sculture, sono in mostra grandi gioielli e le sfilate di moda completano la sua idea di arte.

Palma, interpretando pienamente l’idea moderna di gusto/moda/arte, nel 1996, pochi anni prima della morte, ha donato al museo Boncompagni il suo guardaroba. Si tratta di un centinaio di pezzi tra abiti e accessori, per cui venne allestito un settore a lei appositamente dedicato che sottolineava la sua vita di intellettuale e di committente, e soprattutto la significativa rilevanza dedicata all’arte in senso globale in cui il suo interesse per l’arte contemporanea coinvolge in toto la persona.

Nel 1995, ancora vivente, dopo un vivace scambio di missive con Sandra Pinto, allora Soprintendente alla Galleria nazionale d’arte moderna, si procede al primo nucleo del legato Bucarelli che comprende opere e vari capi di abbigliamento, è il medesimo anno in cui nasce anche il Museo Boncompagni dedicato alle Arti Decorative, al Costume e alla Moda 3. Al Museo in questa occasione viene donato il Ritratto di Palma di Dario Cecchi che la delinea con uno sguardo serio e attento, incorniciandola tra le essenziali espressive cromie.

E dal 1996 nel Museo sono esposti abiti, gioielli e accessori, un esempio di stretto legame fra arte, moda e innovazione vissuta sempre alla ribalta dell’interesse mediatico. Visibilità che passava sull’onda di immagini e reportage giornalistici, eventi mondani e interpellanze parlamentari a difesa dei suoi criticati acquisti per la Soprintendenza alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, come il famoso Sacco di Burri del 1959, che le valse l’appellativo ironico di “regina dei sacchi” e per il quale dovette difendersi in Parlamento da diverse critiche, in particolare quelle di Umberto Terracini 4.

L’istituzione statale, in seguito ha in parte acquistato e in parte acquisito in donazione i suoi gioielli e i suoi bijoux in un primo nucleo (2009-2010). Nel 2009 la Galleria nazionale d’arte Moderna acquista un primo gruppo di oggetti dalla nipote Barbara Lazzarini, a cui si aggiungerà nel 2010 una sua donazione, per un totale di quaranta pezzi, bijoux e gioielli, che attualmente sono in parte esposti nel Salone degli Arazzi del Museo Boncompagni (Figg. 1234), mentre al secondo piano una intera sala è dedicata al suo abbigliamento, abiti, borse, foulard, cinte, scarpe e cappelli (Fig. 5). A queste acquisizioni è stata dedicata nel 2012 la mostra La Palma dell’eleganza, La donazione di Palma Bucarelli al museo Boncompagni Ludovisi 5.

Più di recente, infine, nel dicembre 2022, la Direzione Musei Statali della città di Roma ha acquisito quattro importanti gioielli (Lorenzo Guerrini Pendente, 1966; Umberto Mastroianni, Collana, 1970, e Anello, 1970; Gastone Novelli, Occhiali con orecchino, 1966), che avevano fatto parte delle opere in mostra nel padiglione dell’esposizione di Montreal del 1967 6 (Fig.1).

Tra questi ultimi gioielli, si segnala il pendente di Guerrini, realizzato cronologicamente dopo la collaborazione con l’orafo Masenza (esperienza terminata nel 1952). In questo pezzo le linee astratte contrassegnano la sua produzione orafa degli anni Cinquanta-Sessanta, legata anche ai suoi contatti  con l’orafo Diderico Gherardi 7.

Al Museo, quindi, i gioielli e gli abiti esposti narrano la vita di Palma, l’evoluzione e la crescita dei suoi interessi sull’arte contemporanea e delineano parallelamente una storia della moda e del gioiello, un modo di essere donna che si impone con le scelte volute dalla sua intelligenza e dalla unicità degli artisti selezionati. Per i vestiti, come per i gioielli o i bijoux, queste opere d’arte si incastonano perfettamente nella storia delle arti decorative del secondo dopoguerra, in cui molti artisti di valore internazionale, come Salvador Dalì, Giorgio De Chirico o Giò Pomodoro, si cimentano nell’oreficeria come prolungamento della loro produzione principale, esprimendo in modo originale e unico la loro espressione artistica.

Gli anni Quaranta sono gli anni cruciali per la carriera di Palma alla Galleria nazionale e per la crescita del suo prestigio nella società italiana. Sta cambiando il suo stile, viene fotografata nei momenti salienti della sua attività, le foto presentano una donna consapevole del suo ruolo, che cura sempre di più la sua immagine. L’abito e gli accessori che indossa delineano la sua identità. Dal rigore maschile dei primi anni Quaranta, all’exploit della moda italiana dopo il 1948. Negli stessi anni indossa i bracciali di Masenza realizzati su disegno di Afro e sollecita l’attività di Mastroianni che le regalò numerosi oggetti preziosi, come la famosa spilla, tutti monili che lei stessa definisce “piccole sculture da indossare” 8.

Particolare rilievo è dato, a partire dagli anni Cinquanta, alla sua figura di critica e donna che imprime alla storia dell’arte un forte impulso innovativo, con l’interesse per gli artisti contemporanei italiani e stranieri. Ricordiamo come sia stata la prima critica a portare in Italia il Cubismo, con la mostra su Picasso alla Galleria nazionale nel 1953, facendo arrivare in mostra più di cento pezzi di artisti, che mai prima erano stati visti dal grande pubblico 9.

E così, la donazione di Palma Bucarelli di un centinaio di pezzi tra abiti e accessori viene pensata per un settore del Museo a lei appositamente dedicato, che segue la sua vita di intellettuale e committente. In mostra sono esposti in modo permanente abiti e bijoux degli anni Quaranta, di straordinario charme e allure. Così, il Completo da gran sera (1949), in damasco di seta rosa a fantasia orientaleggiante senza etichetta (dono Palma Bucarelli, 1996) è costituito da un abito e da un bolerino con collo alla coreana. Il corpino, aderente e senza spalline, ha un ampio scollo dritto. La lunga gonna dalla linea a sirena ha applicato sul dietro un pannello di stoffa in sbieco a formare un piccolo strascico. Il modello è di Elisa Schiaparelli (Fig. 6).

Di questi stessi anni e di questo medesimo gusto orientaleggiante sono i bijoux di manifattura orientale, come il Pendente, 1950 ca, argento, ametista (dono Barbara Lazzarini, 2010) a forma di croce di Malta, al centro una ametista, mentre il verso è inciso con la scritta “Ierusalem”.

Un gusto “etnico” legato all’India che connoterà la direttrice ancora negli anni Sessanta e oltre, come nell’abito (anch’esso oggetto di restauro, cuciture consolidate e pulitura per il recupero delle trame broccate in argento) del 1962, che utilizza un tessuto probabilmente acquistato nel suo viaggio di lavoro in India e ispirato nel modello a quel paese (etichetta Sorelle Botti, dono Barbara Lazzarini del 2010). E ancora l’abito a tubino con ampio scollo dritto sorretto da un’unica spallina diagonale; posteriormente al punto vita e allo scollo è applicato un lungo pannello di tessuto a formare uno strascico (Fig. 7)

Questo stile orientale è ancora nella Collana anni Settanta, lamina metallica color oro (dono Barbara Lazzarini 2010), composta da perline scanalate e piccoli pendenti realizzati a sbalzo, con il ciondolo centrale realizzato a filigrana. Palma Bucarelli la indossa più volte, ma si ricorda in particolare nell’occasione dell’inaugurazione del Ministero dei Beni Culturali nel 1974.

La sua personalità si impone negli anni Cinquanta, anche con l’unione con lo scrittore e giornalista Paolo Monelli. E così gli incontri per mostre ed eventi con tutti i più innovativi artisti italiani e stranieri, come Alvar Aalto, Carla Accardi, Marino Mazzacurati, Alberto Burri, diventano momenti fondamentali di una crescita culturale ampiamente riconosciuta.

Le mostre e gli acquisti per la Galleria nazionale dedicati a grandi artisti come Modigliani, Mondrian, Pollock, Morandi, Scipione, Gino Rossi, Kandinskji, Richter, Malevic, Fautrier, Moore, Prampolini, Klee, Colla, Manzoni, Baumeister, Capogrossi, e ancora le sezioni dedicate a grandi artisti Burri, Fontana, Capogrossi, Novelli, Pascali, Dorazio, Perilli, Leoncillo, Scialoja, Corpora, Accardi, Sanfilippo, Tancredi, Vedova, Rotella, Twombly, Adami, Festa, Schifano, sono l’ espressione del suo modo di rappresentarsi al pubblico con i suoi studi e gli interessi, ma anche citando ora l’uno ora l’altro artista nelle scelte del suo guardaroba, negli abiti e nei gioielli 10.

Le sue sartorie preferite sono Nicola Zecca, Simonetta Visconti, le Sorelle Botti, Antonio De Luca, Germana Maruccelli sui cui abiti indossa i gioielli e i bijoux, creati da artisti innovativi in questo campo. Su questa scia si collocano un gruppo di venti abiti che tra il 2022 e il 2023 sono stati restaurati da Nicoletta Vicenzi che ne ha messo in evidenza i punti di forza e criticità sartoriali, dovuti ai tessuti e alla loro conservazione.

Un esempio di intenso effetto prodotto dal restauro è nell’abito di raso di seta in color avorio (datato 1949) in cui il punto vita (consolidamento delle cuciture interne ed esterne e delle steccature del corpetto) è evidenziato dal nastro-cintura di colorazione diversa, color oro, in cui spiccano la morbidezza del tessuto fasciante o la complessità articolata dal pannello che sulla gonna, solo sul lato destro, forma un grande fiocco che parte per contrasto da un piccolo giro vita. È infatti un abito costituito da un corpino steccato e aderente, più scollato sulla schiena, e da una gonna lunga con strascico, con un lungo pannello al fianco destro. Così emerge la cromia che segue il taglio curvilineo della stoffa di seta utilizzata in due toni, altrimenti non visibile nella sua sofisticata seduttività, di seta color avorio e seta color giallo oro.

L’Abito, senza etichetta, delle Sorelle Botti, che riproposero questo modello, è ispirato a una creazione di Dior, e Palma lo indossò al Gran ballo dei Nastri che si tenne alla Galleria nazionale d’arte moderna il 7 maggio 1949 (Fig. 8).

In quegli stessi anni molto apprezzato dalla direttrice era Nicola Zecca, una sartoria che aveva sede a Roma, in via Ludovisi 46. Tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta era considerata tra le migliori sartorie romane, dove tra l’altro si è formata Zoe Fontana. Nell’immediato dopoguerra riprende a comprare figurini di Parigi, come quello rimesso a nuovo e fruibile nel contrasto dell’insieme nero e della cintura con fiocco rosso, dalla immediata percezione scultorea a colonna (Fig. 8). L’intento di definire nel design un abito dalle linee scultoree aldilà del corpo sottostante, è messo a punto dalla restauratrice nella stoffa sottoposta a pulitura attenta e minuziosa, che fa riaffiorare nella sua bellezza e importanza la trama damascata, restituendo un tessuto importante che crea materia consistente ed effetti cangianti nonostante il colore nero. Questo abito è così descrivibile: Abito da gran sera, 1947-1948, costituito da lunga gonna drappeggiata e da un corpino senza maniche sorretto da ampie spalline arricciate in gros grain di seta nera damascata a foglie, nastro in gros grain di seta color prugna. Lo scollo è a cuore sul davanti e profondo trapezoidale sul dietro, un nastro di gros grain di color prugna sottolinea il drappeggio a fiocco della gonna. Etichetta Zecca (dono di Palma Bucarelli, 1996). È il rifacimento di un modello Elsa Schiaparelli del 1947 e Palma lo indossa all’annuale pranzo del Golf del gennaio 1949 (Attualmente esposto nella vetrina della Sala a lei dedicata).

Molto amato da Palma anche Antonio De Luca, di cui è apprezzabile in questa campagna di restauro l’Abito da sera (1957 ca) in pizzo di tulle nero, raso sintetico nero, etichetta Antonio De Luca (Fig. 8). L’operazione di pulitura e conservazione restituisce la vaporosità o meglio dire la rigidezza di un materiale sintetico che tende a dar volume, ma anche leggerezza, quasi a rievocare sperimentazioni tecniche su tessili nuovi e duttili ai desideri della fantasia creativa. Espediente sartoriale che identifica il pensiero Bucarelli: la bellezza sta nell’intelligenza che mantiene le giuste distanze nei rapporti interpersonali.

Degli anni Cinquanta è il Completo da cocktail, in organza di seta nera stampata con motivi floreali nei toni dell’azzurro, del viola, del verde e del bianco, tulle nero, crinolina nera, raso artificiale nero, etichetta Cassisi (dono Barbara Lazzarini 2010). È un completo composto da un abito corto e da un giacchino con maniche corte ampie e arricciate. L’abito ha un corpino aderente senza spalline e un’ampia gonna a corolla sostenuto da quattro sottogonne rigide in tulle e crinolina nera (Fig. 9). La casa di moda Cassisi era attiva a Napoli fin dagli anni Trenta, con l’atelier sito nel porticato davanti a Palazzo Reale. Il recupero conservativo è consistito soprattutto nel ripristino della originaria consistenza e volumetria delle crinoline, restituendo perciò linea e senso alla moda di quegli anni dedicata all’ampiezza delle sottogonne, quasi una citazione romanticamente ottocentesca.

Di Anonima Sartoria Romana, è l’abito in paillettes anni Sessanta, recuperato dall’attenta pulitura dei materiali, evidenzia il seducente contrasto color bronzo e fiocco viola al punto vita. L’abito si presenta a tubino corto in seta nera interamente ricoperto da paillettes color bronzo. L’ampio scollo quadrato è sostenuto da due bretelle larghe, sulla gonna, all’altezza del punto vita, è cucita una piega laterale fermata da un grande fiocco ricoperto di paillettes viola. Senza etichetta (dono Bucarelli 1996, fig. 9).

Continuando a citare i migliori esempi tra i venti abiti portati a nuova vita dal restauro è da sottolineare, sempre dell’atelier delle Sorelle Botti, l’Abito corto da sera (1956), in organza di seta rossa, tulle rosso, seta rossa, etichetta Sorelle Botti (donazione 1996). Sul retro dell’abito senza spalline è applicato un ampio pannello in organza doppiato in tulle rosso che percorre l’abito in tutta la sua lunghezza. Il vestito fu indossato da Palma nel luglio 1956, in occasione del X Premio Strega, ed è ispirato a un coevo modello di Dior (Fig. 10) 11. L’intervento conservativo ha sempre prestato attenzione alla necessaria pulitura e all’indispensabile consolidamento delle vecchie cuciture che non permettevano più di sostenere il drappo a strascico che costituisce l’elemento di effetto scenografico di un tessuto che fa del tono su tono il successo delle linee dritte ed essenziali.

Ancora etichetta Sorelle Botti è l’abito da sera degli anni Cinquanta, in raso di seta color lavanda, seta rosa. Nell’abito l’intervento di consolidamento delle cuciture e dei bottoni ha restituito la linea attillata sinuosa a sirena altrimenti persa e ha donato nuovamente la luminosità iridescente del tessuto. È un abito lungo senza spalline con corpino aderente, ampiamente scollato sia davanti che dietro. La gonna dall’orlo arrotondato, ha una linea a sirena, undici bottoni foderati allacciano lateralmente sia il bustino che la gonna. L’abito è un rifacimento di un modello Dior della stessa epoca (Fig. 11).

Di grande fascino e sobria confezione il completo da sera del 1967, in cui l’intervento conservativo ha potuto restituire la brillantezza e il reale contrasto cromatico di vivace raffinatezza. Il completo con pantaloni è in pizzo di cotone celeste e argento, crespo di seta celeste senza etichetta, il completo è composto da giacca a maniche lunghe con collo alla coreana, top e pantaloni (dono Bucarelli 1996, Fig. 12). Palma Bucarelli è ritratta con questo completo in occasione di una festa che si era svolta a Cortina 12.

L’abito corto da sera di Germana Marucelli, disegnato probabilmente da Capogrossi (1964-1965), dalle luminosissime iridescenti paillettes colorate, è uno splendido esempio di opera d’arte da indossare, etichetta M. M. R. Marucelli, ed è un abito in crespo di chiffon di seta verde acqua, con paillettes giallo pallido, e in diverse tonalità di verde e rosa (dono Bucarelli 1996, Fig. 13) 13.

Il recupero del tessuto prezioso con una delicata pulitura e con il consolidamento delle micro perline colorate è avvenuto per l’Abito degli anni Sessanta di Maria Antonelli, un abito da gran sera in lurex matelassè color oro, con paillettes e perline argento, cangianti, turchesi, arancioni e verdi. Dalla linea lievemente trapezoidale, probabilmente ispirato a un modello di Andrè Laug che in quegli anni collabora con l’atelier Antonelli, vista la sua predilezione per in tessuti preziosi e le linee semplici (dono Bucarelli 1996, Fig. 14) 14.

L’iter espositivo di questo intervento conservativo, dei nuovi acquisti e dell’esposizione degli abiti restaurati, può essere scandito dalle due interviste più volte citate nella biografia di Palma Bucarelli: nel 1974, ovvero l’intervista concessa alla giornalista Anna Andretta per la rivista “Gioia”, e quella rilasciata nel 1985 alla giornalista Barbara Tosi, in occasione della mostra Alta Moda. Grandi abiti da sera degli anni 50 60, di Palazzo Fortuny a Venezia

Nella prima intervista di Andretta, ripercorrendo le scelte di Palma che fecero tendenza, come quando nel 1972 accompagna il presidente Giovanni Leone e la moglie in blue jeans alla Biennale di Venezia, la direttrice ormai ultrasessantenne, ancora di aspetto avvenente, dichiara, incalzata dalla giornalista che vuole sapere quale ruolo abbia giocato il suo fascino femminile: «Ci tengo molto alla mia femminilità, lo confesso, ma nello stesso tempo la temo». Sarà proprio per questo che non teme più di assumere sempre una algida distanza, una maschera di freddezza quando incontra politici e autorità, perché vuole essere ascoltata e non guardata 15.

Nel 1985, nell’intervista alla giornalista Barbara Tosi, parlando del suo guardaroba, Palma traccia una sintesi della moda italiana: «A Roma prima della guerra c’era Zecca. […] Dopo la moda francese era il verbo dell’eleganza nelle sorelle Botti e la Battilocchi lo seguiva. […] Poi fu l’ascesa della moda italiana per merito di tanti tra cui le sorelle Fontana, Germana Marucelli, così interessata anche alla moda dell’arte […] quindi Schubert, Carosa, Capucci, Lancetti, Valentino» 16. Al termine dell’intervista Palma concludeva dichiarando che «La vera eleganza consiste nell’avere il senso dell’opportunità, la donna elegante non segue la moda ma la adatta alla propria personalità conferisce la propria impronta, il proprio tratto».

Questi pochi accenni fanno comprendere come ancora oggi i suoi gioielli e il suo guardaroba alimentino l’attenzione del pubblico, per il tratto disinvolto, elegante e distintivo, per le scelte e le battaglie culturali sull’ arte moderna e contemporanea, mai conformiste o sottomesse politicamente, concentrando così l’attenzione sull’unicità della sua affascinante intelligenza.

  1. Il restauro degli abiti e le nuove acquisizioni per il Museo Boncompagni, hanno coinvolto nel 2022- 2023 anche la sistemazione tecnica dell’illuminazione delle vetrine dei gioielli, e sono stati il pretesto per un ripensamento generale della lettura dei percorsi comunicativi museali. In particolare, il guardaroba di Palma si inserisce oggi in un itinerario completo dove ritratto, moda e gioiello svelano l’immagine del corpo e il senso della donna nella società del XX secolo.[]
  2. Cfr M.V. Marini Clarelli, Presentazione, in La Palma dell’eleganza…, 2012, p. 5.[]
  3. M. Cossu, Il legato Bucarelli…, 2009, pp. 122-123.[]
  4. Cfr R. Ferrario, Regina dei quadri: vita e passioni di Palma Bucarelli, Milano 2010.[]
  5. Alla donazione e alle acquisizioni in questo settore è stata dedicata la mostra La Palma dell’eleganza, La donazione di Palma Bucarelli al museo Boncompagni Ludovisi (27 giugno – 30 settembre 2012). L’istituzione statale, ha quindi avuto in donazione e ha acquistato i suoi gioielli e i suoi bijoux (2009-2010), in M. Margozzi, La Palma dell’Eleganza…, 2012, pp. 6-17.[]
  6. L’acquisizione per interessamento della direttrice della Direzione musei statali della città di Roma, Mariastella Margozzi. Lorenzo Guerrini (Milano 1914 – Roma 2002), Pendente, 1966, firmato e datato sul verso oro giallo (fusione a cera persa), mm 49 (diam.) esemplare unico, esecuzione dell’artista. Esposizioni e bibliografia: Arte Italiana Contemporanea, Montreal Expo Universale 1967; L. Somaini, C. Cerritelli, Gioielli d’artista in Italia, 1945-1995, Milano 1995, p. 100; Palma Bucarelli: il museo come avanguardia, catalogo della mostra (Roma 2009), a cura di M. Margozzi, Milano 2009, p. 137; La scultura italiana nel gioiello d’artista della seconda metà del Novecento, catalogo della mostra (Rapallo 2008-2009), a cura di M. Margozzi, Roma 2008, p. 48; 2. Umberto Mastroianni (Fontana Liri, Frosinone 1910 – Marino, Roma 1998) Collana, 1970 ca., oro giallo e smalti, mm 100 (diam.), girocollo mm 200 (diam.) esemplare unico, esecuzione dell’artista Esposizioni e bibliografia: Arte Italiana Contemporanea, Montreal Expo Universale 1967; Gioielli d’artista in Italia, 1945-1995 …, 1995, p. 100; Palma Bucarelli. Il Museo come avanguardia …, 2009, p.136; 3. Umberto Mastroianni (Fontana Liri, Frosinone 1910 – Marino, Roma 1998) Anello,1970 ca. firmato sul retro della placca oro giallo (fusione a cera persa), mm 62 x 28; placca h. mm 13 esemplare unico, esecuzione dell’artista. Esposizioni e bibliografia: Arte Italiana Contemporanea, Montreal Expo Universale 1967; Gioielli d’artista in Italia, 1945-1995 …, 1995, p. 123; Palma Bucarelli. Il Museo come avanguardia …, 2009; La scultura italiana nel gioiello …, 2008, p. 56 n. 4. Gastone Novelli (Vienna 1925 – Milano 1968) Occhiali con orecchino,1966 firmati sul recto della foglia iscrizione sul verso della foglia: LE TUE PAROLE INCIAMPANO NELLE MIE ESTASI oro giallo martellinato, mm 50 x 120 x 120 esemplare unico, esecuzione dell’artista. Cfr. anche M. Cossu, Il legato Bucarelli…,2009, pp. 122-123.[]
  7. Su Lorenzo Guerrini cfr. la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Ludovico Ragghianti: https://www.lorenzoguerrini.it/[]
  8. M. Margozzi, La Palma dell’Eleganza…, 2012, pp 14-15.[]
  9. A. Mattirolo, “1953: le Mostre di Roma e Milano”, in Picasso. 1937-1953 Gli anni dell’apogeo in Italia, catalogo della mostra (Roma, GNAM 12 dicembre 1998-15 marzo 1999), a cura di B. Mantura, A. Mattirolo, A. Villari, Torino 1998, p. 155.[]
  10. Palma Bucarelli, Il Museo come avanguardia, a cura di M. Margozzi, Milano 2009.[]
  11. A. Marullo, “The most beautiful museum director in the world” Appunti per una biografia di Palma Bucarelli  in La Palma dell’Eleganza …, 2012, p. 70.[]
  12. L. Cantatore, E. Sassi, Palma Bucarelli. Immagini di una vita, Roma 2011, p.146.[]
  13. M. Margozzi, La Palma dell’eleganza…, 2012, nota n 32 p. 64; Il museo come avanguardia, a cura di M. Margozzi, 2009, p. 211.[]
  14. M. Margozzi, La Palma dell’eleganza…, p. 60. L’abito esposto nella mostra a Forlì a cura di Enrico Colle, L’Arte della Moda a Forlì, Forlì 13 marzo-2 luglio 2023.[]
  15. M. Margozzi, La Palma dell’eleganza…, 2012, pp.15, 60. Cfr. A. Andretta, La mia grinta è un’arma di difesa, in “Gioia”, n.52-53-, 25 dic. 1974, pp. 16-17.[]
  16. M. Margozzi, La Palma dell’eleganza…, ibidem; cfr anche più in generale sulla vita e la personalità di Palma: M. Margozzi, Palma Bucarelli. 1961 Viaggio in America, Roma 2022.[]