Riccardo Prinzivalli
La porta rinascimentale dell’Ospedale Grande del Santo Spirito di Palermo
Lo studio presenta risultati inediti relativi al portale quattrocentesco in marmo bianco proveniente dall’Ospedale Grande del Santo Spirito di Palermo, oggi esposto nel cortile d’ingresso del Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas. La storia della porta è ricostituita a partire dalla fondazione dell’ospedale fino alla sua soppressione attraverso la lettura incrociata di documenti e antiche testimonianze fotografiche, inoltre, vengono approfonditi gli elementi stilistici e iconografici del prezioso manufatto, come gli stemmi sull’architrave, tra cui è stato individuato il simbolo dell’Ospedale Grande.
The Renaissance door of the Ospedale Grande del Santo Spirito in Palermo
The study presents unpublished findings relating to the 15th-century white marble portal from the Ospedale Grande del Santo Spirito in Palermo, which is now in the entrance courtyard of the Antonino Salinas Regional Archaeological Museum. The history of the door is reconstructed from the foundation of the hospital to its closure through the cross-referencing of documents and ancient photographic evidence. In addition, the stylistic and iconographic elements of this precious artefact have been analysed, such as the coats of arms on the lintel and the symbol of the Ospedale Grande.
Marco Coppe
Genealogia di una famiglia orafa in età moderna: i Merlini dalla Bologna papale alla Firenze medicea
Viene qui ricostruita la genealogia della famiglia Merlini, dinastia di orafi attiva tra Bologna e Firenze tra XV e XVII secolo, con particolare attenzione alla figura di Cosimo III Merlini. Attraverso un’ampia indagine archivistica e una rilettura critica della bibliografia, il contributo chiarisce nodi attributivi e cronologici, proponendo un albero genealogico più completo. La vicenda dei Merlini è analizzata nel contesto delle istituzioni corporative bolognesi e della committenza medicea, evidenziando come tensioni normative, crisi economiche e strategie familiari abbiano favorito la migrazione verso Firenze. Il caso costituisce un osservatorio privilegiato sulle dinamiche di mobilità artistica e sull’organizzazione delle botteghe orafe nella prima età moderna.
Genealogy of a goldsmith family in the modern age: the Merlini family from papal Bologna to Medici Florence
This article reconstructs the genealogy of the Merlini family, a dynasty of goldsmiths active in Bologna and Florence between the 15th and 17th centuries, with particular attention to the figure of Cosimo III Merlini. Through extensive archival research and a critical re-reading of the bibliography, the article clarifies attribution and chronological issues, proposing a more complete family tree. The story of the Merlini family is analysed in the context of the Bolognese guilds and Medici patronage, highlighting how regulatory tensions, economic crises and family strategies favoured migration to Florence. The case provides a privileged insight into the dynamics of artistic mobility and the organisation of goldsmith workshops in the early modern period.
Giovanni Boraccesi
Suppellettili liturgiche nei musei albanesi di Berat e di Korcë
Il contributo presenta un nucleo di suppellettili liturgiche in argento conservate nel Museo Onufri di Berat e nel Museo Nazionale di Arte Medievale di Korçë, databili tra il XV e il XVIII secolo. Attraverso l’analisi stilistica e tecnica di calici, croci astili, piatti per elemosina, artofori e altri arredi sacri, lo studio mette in luce la pluralità di influenze culturali – veneziane, adriatiche, germaniche e locali – che caratterizzarono l’oreficeria ecclesiastica in Albania. Le opere, destinate ai riti cattolico e ortodosso, testimoniano il ruolo del Paese come area di confine e di scambio, nonché le vicende storiche che ne hanno determinato la dispersione e la conservazione museale.
Liturgical furnishings in the Albanian museums of Berat and Korçë
This contribution presents a collection of silver liturgical furnishings preserved in the Onufri Museum in Berat and the National Museum of Medieval Art in Korçë, dating from the 15th to the 18th century. Through stylistic and technical analysis of chalices, processional crosses, alms plates, artophoria and other sacred furnishings, the study highlights the plurality of cultural influences – Venetian, Adriatic, Germanic and local – that characterised ecclesiastical goldsmithing in Albania. The works, intended for Catholic and Orthodox rites, bear witness to the country’s role as a border and trading area, as well as the historical events that led to their dispersion and preservation in museums.
Roberta Civiletto
Storie in punta d’ago – Alcune ipotesi intorno ai panni ricamati del Museo Civico di Termini Imerese
I panni ricamati del Museo Civico di Termini Imerese con Storie di Coriolano sono emblematici della categoria di opere ad ago e dell’alta qualità raggiunta in Sicilia nell’arte del ricamo durante il Seicento. Questo contributo propone una loro nuova lettura, che si aggiunge ai precedenti studi, attraverso un approfondimento sulle prassi operative adottate per i grandi teli ricamati e l’esame delle principali tecniche in uso nel XVII secolo in questo settore artistico; ripercorre, inoltre, l’indagine iconografica ed iconologica delle opere alla luce di precise fonti visive a stampa che hanno potuto costituire i modelli figurativi per l’autore dei cartoni. Si prenderà, infine, in esame l’ipotesi di una particolare funzione d’arredo dei tessuti nell’ambiente a cui erano destinati, aprendo una riflessione sul contesto storico nel quale trovarono forma e sui personaggi che probabilmente li commissionarono.
Stories at the tip of a needle – Some hypotheses about the embroidered cloths in the Civic Museum of Termini Imerese
The embroidered cloths from the Museo Civico of Termini Imerese depicting the Stories of Coriolanus are emblematic examples of needlework and demonstrate the high quality achieved in Sicily in the art of embroidery during the seventeenth century. This contribution offers a new interpretation, adding to previous studies, by delving deeper into the operative practices adopted for large embroidered panels and examining the main techniques in use in this artistic field in the seventeenth century. It also retraces the iconographic and iconological analysis of the works in light of specific printed visual sources that may have served as figurative models for the author of the cartoons. Finally, the hypothesis of a particular furnishing function of the textiles in the environment for which they were intended will be considered, opening a reflection on the historical context in which they took shape and on the individuals who likely commissioned them.
Sofia Laurenti
I preziosi parati del cardinale Flavio Chigi nel primo allestimento del Palazzo in Piazza Santi Apostoli
Il contributo ricostruisce, sulla base di un inventario topografico redatto entro il 1676, il primo allestimento del Palazzo Chigi-Odescalchi in Piazza Santi Apostoli, residenza romana del cardinale Flavio Chigi. Tramite le accurate descrizioni inventariali, l’indagine esplora il vasto campionario di parati tessili scelti dal cardinale per i diversi appartamenti, secondo un gusto decorativo coerente, influenzato dal linguaggio berniniano e da suggestioni francesi. L’analisi evidenzia tipologie e qualità dei rivestimenti tessili, mettendo in luce la loro centralità negli allestimenti e nella costruzione degli spazi, che articolavano secondo codici rappresentativi barocchi. Tale analisi fornisce una base per future ricerche sulle successive trasformazioni dell’arredo del Palazzo, inclusa la comparsa di preziosi parati in corame, non ancora presenti nella fase qui descritta.
The precious tapestries of Cardinal Flavio Chigi in the first layout of the Palace in Piazza Santi Apostoli
This paper reconstructs, on the basis of a topographical inventory compiled by 1676, the first furnishing scheme of Palazzo Chigi-Odescalchi in Piazza Santi Apostoli, the Roman residence of Cardinal Flavio Chigi. Through the detailed inventory descriptions, the study examines the wide array of textile wall hangings selected by the cardinal for the various apartments, following a coherent decorative approach influenced by Berninian language and French taste. The analysis highlights the types and quality of the fabrics, emphasizing their central role in both the decorative schemes and the spatial organization, structured according to Baroque representational codes. This examination lays the groundwork for future research on the subsequent transformations of the Palazzo’s furnishings, including the later introduction of precious leather hangings, which are not yet present in the phase documented here.
Riccardo Raccuglia
Iconografie mariane nei progetti per apparati delle Quarant’ore di Giacomo Amato (1643-1732)
Il contributo mira a dimostrare la ricorrenza dell’iconografia mariana accanto al tema eucaristico in tre degli undici progetti di Giacomo Amato (1643-1732) per apparati effimeri delle Quarant’ore, realizzati uno nel 1699, uno nel 1703, mentre un altro è privo di datazione. L’inizio è dedicato ad una rapida descrizione della tradizione storica delle Quarant’ore, pratica liturgica di adorazione continuata del Sacramento, e degli apparati realizzati in questa occasione. Il testo si sviluppa alla ricerca dei significati simbolici alla base delle iconografie, anche in relazione alle iscrizioni, presenti in due casi su tre, che riportano citazioni bibliche e interpretazioni dell’artista. Amato si dimostra attento alle richieste della dotta committenza e consapevole della produzione artistica romana del XVII secolo, risolvendo le questioni iconografiche con scelte compositive e iconografiche brillanti e dense di significato.
Marian iconographies in the designs for the Forty Hours’ Devotion by Giacomo Amato (1643-1732)
This contribution aims to demonstrate the recurrence of Marian iconography alongside the Eucharistic theme in three of the eleven projects by Giacomo Amato (1643-1732) for ephemeral decorations for the Forty Hours’ Devotion, one of which was created in 1699, another in 1703, while another is undated. The beginning is devoted to a brief description of the historical tradition of the Forty Hours, a liturgical practice of continuous adoration of the Sacrament and of the decorations created for this occasion.. Then the text explores the symbolic meanings underlying the iconography, also in relation to the inscriptions, present in two out of three cases, which contain biblical quotations and interpretations by the artist. Amato shows himself to be attentive to the requests of his learned clients and aware of 17th-century Roman artistic production, resolving iconographic issues with brilliant and meaningful compositional and iconographic choices.
Giuseppe Giugno
La produzione d’arte sacra nella Regia Chiesa Madre di S. Pietro a Calascibetta nel Settecento. Indoratori, argentieri, scultori di legname e organari
L’articolo affronta lo studio delle vicende architettoniche della Regia Chiesa Madre di San Pietro di Calascibetta fondata nell’XI secolo. L’edifico venne ampliato nella prima metà del Cinquecento e nel Settecento, dopo il terremoto del 1693, per poi rovinare completamente nell’Ottocento. Il cantiere della chiesa vide la partecipazione di numerosi ingegneri, maestri fabbricatori e artigiani impegnati nella fattura dei suoi arredi sacri. È proprio l’analisi delle botteghe documentate nel territorio xibetano a metterne in evidenza le relazioni culturali con altri territori, come Enna e Palermo. Nel gran numero di indoratori, argentieri, pittori e scultori intervenuti nei lavori si può leggere l’importanza data dal governo vicereale ai luoghi sacri di regia fondazione.
The production of sacred art in the Royal Mother Church of St. Peter in Calascibetta in the 18th century. Gilders, silversmiths, wood carvers and organ builders
The article studies the architectural events of the Royal Mother Church of San Pietro in Calascibetta founded in the 11th century. The building was enlarged in the first half of the sixteenth century and in the eighteenth century, after the earthquake of 1693, and then completely ruined in the nineteenth century. Several engineers, master builders and craftsmen were involved in the church construction site. The analysis of the art workshops in the Xibetan territory highlights the cultural relations of the town with other territories, such as Enna and Palermo. The large number of gilders, silversmiths, painters and sculptors involved in the works reveals the importance given by the viceregal government to the sacred places of royal foundation.
Francesco Melia
Lo scrigno di Francesca Beccadelli e Papè, duchessa di Giampilieri.
L’articolo è il risultato di un’analisi documentaria delle liste testamentarie della duchessa di Giampilieri, redatte il 20 aprile 1782 e poi completate da inventari successivi. Tra gli oggetti in suo possesso, particolare interesse riveste il corredo di gioielli e abiti: un’immagine della vita mondana e sociale della dama nella Napoli e nella Palermo del Settecento.
Gli eventi familiari della duchessa vengono svelati nell’articolo con l’intento di fornire un quadro più completo del personaggio. I gioielli vengono confrontati con quelli dipinti nei ritratti contemporanei e alcuni gioielli settecenteschi vengono utilizzati come modello per quelli citati nel documento. L’articolo mira a fornire uno spaccato dello stile aristocratico settecentesco nella Sicilia borbonica.
The Treasure Chest of Francesca Beccadelli e Papè, Duchess of Giampilieri
The article is the result of a documentary analysis of the Duchess of Giampilieri’s testamentary lists, drawn up on April 20, 1782 and then completed by subsequent inventories. Among the objects in her possession, the set of jewels and clothes is of particular interest: an image of the lady’s worldly and social life in eighteenth-century Naples and Palermo.
The duchess’ family events are unraveled in the article with the intention of giving a more complete picture of the character. The jewels are compared to those painted in contemporary portraits, and some eighteenth-century jewels are used as a model for those mentioned in the document. The article aims to provide a cross-section of the eighteenth-century aristocratic style in Bourbon Sicily.
Greta Tommasi
Interazioni culturali e innovazione artigianale: gli ebanisti Ragusa a Taormina tra Otto e Novecento
A partire dall’ultimo quarto del XIX secolo un cospicuo numero di stranieri scelsero Taormina come propria residenza d’elezione, stringendo legami con la popolazione autoctona e dando avvio ad una fiorente attività edilizia. L’impiego di maestranze locali nella costruzione di ville e giardini contribuì a rivitalizzare il tessuto delle imprese artigianali della cittadina, che poterono rinnovare il proprio repertorio attraverso il contatto diretto con architetti e designer di fama internazionale. Paradigmatica di questo scambio di competenze e conoscenze fu l’attività della famiglia di ebanisti Ragusa, che, nell’ultimo ventennio dell’Ottocento, si affermò nel circuito dei fornitori di pregio dell’élite straniera. Grazie alla consultazione di guide, annuari del Regno e cronache locali, a ricerche d’archivio e ad un’indagine sul campo, l’articolo ricostruisce l’ambito professionale dell’atelier e riflette così sulle dinamiche d’interazione venutesi a sviluppare a Taormina tra la ricca committenza straniera e gli artigiani locali.
Cultural interactions and artisan innovation: Ragusa ebonists in Taormina between the 19th and 20th centuries
Starting in the last quarter of the 19th century, a large number of foreigners chose Taormina as their residence of choice, forging ties with the local population and initiating a flourishing construction industry. The employment of local workers in the construction of villas and gardens helped to revitalise the town’s artisan businesses, which were able to renew their repertoire through direct contact with internationally renowned architects and designers. Paradigmatic of this exchange of skills and knowledge was the activity of the Ragusa family of cabinetmakers, who, in the last two decades of the 19th century, established themselves in the circle of prestigious suppliers to the foreign elite. Through consultation of guides, Kingdom yearbooks and local chronicles, archival research and fieldwork, the article reconstructs the professional environment of the workshop and reflects on the dynamics of interaction that developed in Taormina between wealthy foreign clients and local artisans.
Matteo Santise
Vetro inciso “brillante”: i servizi F&C Osler per casa Savoia
Il contributo analizza i servizi in vetro inciso “brillante” realizzati dalla manifattura inglese F&C Osler di Birmingham per la casa Savoia alla fine del XIX secolo. Attraverso lo studio degli inventari della Real Casa e l’analisi stilistica dei manufatti conservati a Torino e al Quirinale, l’articolo ricostruisce il contesto produttivo, commerciale e simbolico di questi cristalli, mettendo in luce il dialogo tra gusto internazionale, innovazione industriale e tradizione araldica sabauda. I servizi Osler testimoniano l’apertura della corte umbertina alle arti decorative straniere e un interesse per il vetro inglese intagliato in netto contrasto con il giudizio critico espresso da John Ruskin.
Brilliant-cut engraved glass: F&C Osler’s services for the House of Savoy
This article analyses the brilliant-cut engraved glassware produced by the English manufacturer F&C Osler of Birmingham for the House of Savoy at the end of the 19th century. Through the study of the Royal House inventories and the stylistic analysis of the artefacts preserved in Turin and at the Quirinale, the article reconstructs the productive, commercial and symbolic context of these crystals, highlighting the dialogue between international taste, industrial innovation and Savoy heraldic tradition. The Osler services bear witness to the Umbertine court’s openness to foreign decorative arts and an interest in English cut glass that stood in stark contrast to the critical judgement expressed by John Ruskin.