Antonio Agostini – Marilisa Yolanda Spironello
Patrimoni di devozione. Tesori dalla Diocesi di Acireale in mostra a Palermo
Il contributo analizza una selezione di manufatti appartenenti al Tesoro di santa Venera della Diocesi di Acireale, esposti nell’ambito della mostra L’età dell’Oro. Il gioiello siciliano tra XVII e XIX secolo, proponendo una rilettura storico-artistica, tecnico-esecutiva e devozionale del patrimonio. A partire dal busto reliquiario di santa Venera, nucleo fondativo dell’identità religiosa acese, il saggio ricostruisce il processo di formazione del Tesoro attraverso l’esame di monili, pendenti, collier, orecchini ed ex voto databili tra XVII e XVIII secolo, molti dei quali presentati al pubblico per la prima volta. L’analisi evidenzia la qualità dell’oreficeria siciliana, le relazioni tra le botteghe messinesi e il contesto isolano, la circolazione di modelli europei e l’impiego di sofisticate tecniche di lavorazione – filigrana, traforo, cesello, smaltatura e incastonatura – interpretate anche attraverso una lettura tecnico-scientifica. Parallelamente, lo studio approfondisce il significato iconografico e devozionale dei manufatti, mettendo in luce il ruolo del Tesoro quale luogo di convergenza tra fede, memoria collettiva, identità civica e committenza artistica. Il contributo offre così un aggiornamento degli studi sul patrimonio orafo della Sicilia orientale, valorizzando opere inedite e proponendo nuove attribuzioni, confronti e interpretazioni storico-artistiche.
Artifacts of Devotion. Treasures from the Diocese of Acireale on display in Palermo
This paper examines a selection of objects from the Treasury of Saint Venera of the Diocese of Acireale, displayed in the exhibition The Golden Age: Sicilian Jewellery between the Seventeenth and Nineteenth Centuries, offering a historical, artistic, technical, and devotional reassessment of this remarkable heritage. Beginning with the silver bust reliquary of Saint Venera—the founding symbol of Acireale’s religious identity—the study reconstructs the formation of the Treasury through the analysis of jewels, pendants, necklaces, earrings, and ex-votos dating from the seventeenth and eighteenth centuries, several of which are exhibited to the public for the first time. Particular attention is devoted to the excellence of Sicilian goldsmithing, the connections between Messina workshops and the broader Sicilian artistic context, the circulation of European ornamental models, and the sophisticated manufacturing techniques—including filigree, openwork, chasing, enamelling, and gemstone setting – interpreted through a technical and material perspective. At the same time, the paper investigates the iconographic and devotional significance of these objects, highlighting the Treasury as a repository of collective memory, civic identity, religious devotion, and artistic patronage. The study contributes new insights into the history of Eastern Sicilian goldsmithing by presenting unpublished works alongside new attributions, comparative analyses, and art-historical interpretations.
Arturo Anzelmo
I Borremans a Ciminna – Ipotesi percorribili
L’articolo affronta il problema della presenza dei Borremans a Ciminna, proponendo una rilettura critica delle testimonianze documentarie e storico-artistiche relative ad alcune opere attribuite a Guglielmo e Luigi Borremans. Punto di partenza è la pala della Madonna del Rosario con santi domenicani, santa Rosalia e sant’Isidoro Agricola nella chiesa di San Giovanni Battista, la cui qualità pittorica, le soluzioni compositive e la vivacità cromatica suggeriscono una convincente attribuzione a Guglielmo Borremans. Parallelamente, il saggio ricostruisce le vicende del perduto Oratorio dell’Immacolata Concezione, analizzando le fonti che riferiscono a Luigi Borremans gli affreschi della volta, distrutti nel corso del XX secolo. Attraverso l’esame della committenza della famiglia Ciminna, della documentazione d’archivio e delle rare testimonianze fotografiche superstiti, vengono proposte nuove ipotesi cronologiche e attributive, valutando criticamente le notizie tramandate da Vito Graziano e Gioacchino Di Marzo. Pur in assenza di nuove prove documentarie decisive, il contributo offre una ricostruzione storica aggiornata che restituisce il ruolo di Ciminna nel contesto della diffusione della cultura figurativa borremansiana nella Sicilia del Settecento, indicando possibili percorsi di ricerca per futuri approfondimenti.
The Borremans in Ciminna – Feasible Hypotheses
This paper investigates the presence of the Borremans family in Ciminna through a critical reassessment of documentary and art-historical evidence concerning works attributed to Guglielmo and Luigi Borremans. The study begins with the altarpiece of the Madonna of the Rosary with Dominican Saints, Saint Rosalia, and Saint Isidore the Farmer in the Church of San Giovanni Battista, whose painterly quality, compositional structure, and vibrant palette strongly support an attribution to Guglielmo Borremans. It also reconstructs the history of the now-lost Oratory of the Immaculate Conception, focusing on the ceiling frescoes traditionally attributed to Luigi Borremans and destroyed during the twentieth century. By examining the patronage of the Ciminna family, archival documentation, and the few surviving photographic records, the paper proposes new chronological and attributional hypotheses while critically reassessing the accounts of Vito Graziano and Gioacchino Di Marzo. Although no conclusive new documentary evidence has emerged, the study provides an updated historical framework that highlights Ciminna’s role in the dissemination of Borremans’ artistic language in eighteenth-century Sicily and identifies promising directions for future research.
Beatrice Rinaldi
Un inedito comò romano del Settecento
L’identificazione e lo studio di un inedito comò romano della metà del XVIII secolo offrono l’occasione per approfondire alcuni aspetti ancora poco definiti dell’ebanisteria di lusso nella Roma pontificia. Attraverso un’analisi storico-artistica, tecnica e comparativa del manufatto, il saggio ne esamina le caratteristiche costruttive, decorative e stilistiche, collocandolo nel contesto della produzione destinata alla grande committenza aristocratica. Il confronto con mobili pubblicati da Álvar Gonzáles Palacios, con gli arredi delle collezioni Boncompagni-Ludovisi, della Fondazione Terruzzi e del Palazzo del Quirinale, nonché con i modelli ornamentali di Giovan Battista Piranesi e Luigi Valadier, consente di evidenziarne la qualità esecutiva e i riferimenti al gusto antiquario romano. L’analisi documentaria e stilistica conduce inoltre a proporre una possibile attribuzione all’ebanista Giovanni Ermans, attivo negli anni Sessanta del Settecento per il cardinale Flavio II Chigi, avanzando contestualmente l’ipotesi di una provenienza del mobile dalle raccolte della villa Chigi sulla via Salaria. Il saggio contribuisce così ad ampliare le conoscenze sulla mobilia romana del XVIII secolo, offrendo nuovi elementi per la definizione del catalogo di Giovanni Ermans e per la ricostruzione delle dinamiche della committenza aristocratica nella Roma del tardo Barocco.
A previously unpublished 18th-century Roman chest of drawers
The identification and study of a previously unpublished Roman chest of drawers dating from the mid-eighteenth century provide an opportunity to reassess several still unresolved aspects of luxury cabinetmaking in papal Rome. Through a historical, technical, and stylistic analysis, the paper examines the object’s construction, decorative features, and artistic language, placing it within the context of furniture produced for elite aristocratic patronage. Comparisons with works published by Álvar Gonzáles Palacios, as well as with furniture from the Boncompagni-Ludovisi collection, the Terruzzi Foundation, and the Quirinal Palace, together with ornamental models by Giovan Battista Piranesi and Luigi Valadier, highlight its outstanding craftsmanship and its relationship with the antiquarian taste that shaped Roman decorative arts in the second half of the eighteenth century. Documentary and stylistic evidence further suggests a possible attribution to the cabinetmaker Giovanni Ermans, who worked for Cardinal Flavio II Chigi during the 1760s, while also supporting the hypothesis that the chest originally belonged to the furnishings of the Chigi villa on the Via Salaria. The study thus contributes new evidence to the history of eighteenth-century Roman furniture, expanding the corpus of works associated with Giovanni Ermans and offering fresh insights into aristocratic patronage and artistic production in late Baroque Rome.
Francesco Melia
La principessa Gaetana Papè di Valdina e l’altare dell’oratorio di San Filippo Neri a Palermo
Questo saggio ricostruisce la storia della committenza dell’altare dell’oratorio di San Filippo Neri a Palermo e dell’urna reliquiaria di San Feliciano, ponendo al centro dello studio il ruolo della principessa Gaetana Papè di Valdina. Attraverso l’analisi di documenti d’archivio del 1761, l’autore esamina l’apporto dell’architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia, che concepì una struttura dal raffinato equilibrio geometrico e dal gusto neoclassico di matrice romana, caratterizzata dall’uso simbolico della pianta ottagonale. Il testo traccia l’evoluzione decorativa del manufatto, originariamente commissionato in legno e vetri dipinti a imitazione dei diaspri, e successivamente rifatto nel 1863 da Salvatore Donnino con l’inserimento di agate, ametiste e bronzi dorati a fuoco. L’opera viene infine inquadrata nella più ampia tradizione collezionistica della famiglia Papè di Valdina, la cui secolare committenza ha legato storicamente i principali esponenti del casato all’opera di architetti illustri quali Mariano Smiriglio e Francesco Ferrigno, segnando profondamente la storia delle arti decorative in Sicilia.
Princess Gaetana Papè di Valdina and the altar of the Oratory of St Philip Neri in Palermo
This essay reconstructs the history of patronage surrounding the altar of the Oratory of San Filippo Neri in Palermo and the reliquary urn of Saint Feliciano, highlighting the central role played by Princess Gaetana Papè di Valdina. Based on historical archive documents from 1761, the study examines the involvement of the renowned architect Giuseppe Venanzio Marvuglia, who designed a structure of refined geometric balance and Roman-influenced Neoclassical taste, characterized by the symbolic use of the octagonal form. The text traces the decorative evolution of the altar, initially executed in wood and painted glass imitating jaspers, and later remodeled in 1863 by Salvatore Donnino using genuine agates, amethysts, and fire-gilded bronzes. Finally, the work is contextualized within the broader collecting tradition of the Papè di Valdina family, whose centuries-long patronage historically connected the lineage to prominent architects such as Mariano Smiriglio and Francesco Ferrigno, deeply shaping the history of decorative arts in Sicily.
Fabio Francesco Grippaldi
Il fercolo argenteo di San Sebastiano in Acireale: iconografia e agiografia
Il fercolo argenteo di San Sebastiano ad Acireale rappresenta un eccellente esempio di argenteria devozionale siciliana. La macchina processionale fungeva da vera predicazione visiva. Nel 1756, Alessandro Vasta ne disegnò il modello. Il ciclo iconografico traspone in argento la passio del martire. Le scene si ispirano agli affreschi di Pietro Paolo Vasta. L’autore analizza minuziosamente punzoni e documenti d’archivio. La costruzione del fercolo durò molto tempo. I maestri messinesi Lo Giudice realizzarono le colonne tortili. L’argentiere Salvatore Maria Aricò eseguì il primo martirio nel 1770. L’acese Alfio Strano scolpì la seconda scena nel 1793. Ulteriori artigiani locali completarono la struttura nell’Ottocento. Il manufatto unisce mirabilmente arte, devozione e identità civica.
The silver fercolo of Saint Sebastian in Acireale: iconography and hagiography
The silver fercolo of Saint Sebastian in Acireale is a masterpiece of Sicilian devotional silverware. This processional machine served as a form of visual preaching. In 1756, Alessandro Vasta designed the comprehensive model. The iconographic cycle translates the saint’s passio into silver. The scenes closely follow the frescoes by Pietro Paolo Vasta. The author meticulously analyzes hallmarks and archival documents. The execution spanned a long period of time. The Messinese Lo Giudice brothers crafted the twisted columns. Silversmith Salvatore Maria Aricò completed the first martyrdom panel in 1770. Local artist Alfio Strano sculpted the second scene in 1793. Later local craftsmen completed the structure during the 19th century. The object beautifully combines art, devotion, and civic identity.
Simone Ciocchetti
Francesco Tomaselli: una coppia di doppieri napoletani in argento al Museo Accorsi-Ometto a Torino
Il contributo studia una coppia di doppieri in argento di ambito napoletano, risalenti agli anni Settanta del Settecento, conservata al museo Accorsi-Ometto di Torino. All’inizio si propone un’attribuzione basata sull’analisi stilistica, bolli e lettere incise del manufatto, tramite cui è stato anche possibile risalire al committente e ricostruire l’ambito di provenienza. Si procede ad un confronto con altri esemplari prodotti nel Regno di Napoli, in particolare in territorio pugliese, evidenziando analogie e differenze con prodotti dell’arte argentaria sacra e profana. Infine, si dimostra un’influenza del Rococò francese nelle soluzioni formali e decorative che caratterizzano i doppieri del museo torinese.
Francesco Tomaselli: a pair of neapolitan silver candlesticks at the Accorsi-Ometto museum in Turin
This contribution studies a pair of silver candlesticks of neapolitan production, dating back to the 1770s, preserved in the Accorsi-Ometto museum in Turin. Initially, an attribution is proposed based on stylistic analysis, stamps, and engraved letters on the artifact, which also made it possible to trace the client and reconstruct the social context of origin. A comparison is then made with other examples produced in the Kingdom of Naples, particularly in the Apulia region, highlighting similarities and differences with sacred and secular silverware. Finally, an influence of French Rococo is demonstrated in the formal and decorative solutions that characterize the double candlesticks in the Turin museum.
Teresa Leonor M. Vale
Il quarto Valadier: Giovanni, figlio di Andrea, fratello di Luigi e zio di Giuseppe, argentiere nella Roma del Settecento
Questo studio si propone di fare luce sulla figura di Giovanni Valadier, offrendo una prima organica ricostruzione della sua attività professionale. Pur appartenendo alla celebre dinastia di artisti, l’argentiere è rimasto a lungo all’ombra dei suoi familiari più noti. Dopo aver ottenuto la patente di maestro a Roma, assunse la conduzione della storica bottega paterna situata nei pressi di San Luigi dei Francesi, in seguito al trasferimento del fratello maggiore Luigi. L’analisi approfondita dell’inventario dei beni permette di delineare un quadro inedito del suo quotidiano e dei suoi interessi privati. L’esame dei manufatti sacri e civili superstiti – tra cui spiccano il calice conservato a New York e l’ostensorio della cattedrale di Pistoia – evidenzia l’alto livello qualitativo della sua produzione. L’indagine suggerisce infine una costante collaborazione e uno scambio di modelli, idee e disegni standardizzati di forte impronta francese con la più celebre officina del fratello.
The fourth Valadier: Giovanni, son of Andrea, brother of Luigi and uncle of Giuseppe, a silversmith in 18th-century Rome
This study aims to shed light on the career of Giovanni Valadier, offering the first comprehensive reconstruction of his professional activity. Despite belonging to the celebrated dynasty of artists, this goldsmith has long remained overshadowed by his more famous relatives. After obtaining his master’s license in Rome, he took over the historic family workshop near San Luigi dei Francesi following the relocation of his older brother, Luigi. An in-depth analysis of the property inventory allows for an unprecedented look into his daily life and private interests. The examination of surviving sacred and civil silverware – most notably the New York chalice and the Pistoia monstrance – highlights the exceptional quality of his craftsmanship. Finally, the research points to a continuous collaboration and sharing of models, ideas, and standardized designs heavily influenced by French taste with his brother’s more prominent workshop.
Sofia Gerogiorgi
Sacri cimeli della chiesa della SS. Trinità di Livorno presso il Museo Bizantino e Cristiano di Atene
L’indagine storico-artistica condotta in questo saggio ricostruisce il valore politico e devozionale degli arredi sacri livornesi oggi custoditi ad Atene. La ricerca delinea la storia della confraternita greca toscana. Si inserisce nelle dinamiche commerciali del Mediterraneo settecentesco. L’autrice si concentra sui lussuosi doni votivi russi. Furono inviati dall’imperatrice Caterina la Grande di Russia. Voleva conquistare il favore dei ricchi mercanti ellenici. Tra questi spiccano due evangelistari in argento dorato. Si aggiungono un calice, un asterisco e un diskos. Recano simboli imperiali e punzoni di grandi maestri. Tra loro figurano Zacharias Deichmann e Ilya Kuchkin. Lo studio analizza anche le suppellettili ottocentesche. Presentano la raffinata tecnica dello smalto dipinto moscovita. Il fonte battesimale fu donato dai fratelli Zosimàs. Resta la probabile opera di una bottega toscana. L’intero corpus testimonia lo straordinario prestigio della comunità. Evidenzia la ricchezza dell’arte orafa imperiale russa.
Sacred relics from the Church of the Holy Trinity in Livorno, on display at the Byzantine and Christian Museum in Athens
The art-historical investigation in this essay reconstructs the political and devotional value of the Livorno sacred furnishings now kept in Athens. The research outlines the history of the Tuscan Greek confraternity. It connects to the commercial dynamics of the eighteenth-century Mediterranean. The author focuses on luxurious Russian votive gifts. They were sent by Empress Catherine the Great of Russia. She aimed to win the favor of wealthy Greek merchants. Notable pieces include two silver-gilt printed evangelistaria. A chalice, an asterisk, and a diskos complete the set. They feature imperial symbols and famous silversmith hallmarks. These include Zacharias Deichmann and Ilya Kuchkin. The study also analyzes nineteenth-century liturgical vessels. They showcase the refined Moscow painted enamel technique. The Zosimàs brothers donated the baptismal font. It was likely crafted by a local Tuscan workshop. This entire corpus witnesses the community’s extraordinary prestige. It highlights the superb quality of imperial Russian metalwork.
Sophia Medea Turno
Alluminio: un materiale italianissimo nei manifesti futuristi
L’evoluzione storico-artistica dell’alluminio in Italia trova il suo momento di massima rottura ideologica e formale all’interno dei manifesti teorici e delle opere del Futurismo. Isolato a metà dell’Ottocento come metallo rarissimo e inizialmente destinato all’oreficeria d’élite o a soluzioni statiche monumentali, questo materiale subisce nel Novecento una radicale reinterpretazione estetica. Attraverso l’analisi dei testi chiave di Umberto Boccioni, Antonio Sant’Elia e Fillìa, la ricerca documenta come il movimento ne abbia celebrato la leggerezza, la lucentezza e la modernità, elevandolo a emblema autarchico della macchina e del progresso tecnologico. Il saggio approfondisce la transizione industriale del metallo verso la produzione seriale e il design, esaminando la plastica murale e gli allestimenti celebrativi di Enrico Prampolini. Particolare rilievo viene dato alla produzione artistica del Secondo Futurismo, con un focus sull’esperienza anticonformista della scultrice Regina Bracchi, capace di ridefinire la plastica tridimensionale attraverso innovativi collage e cartamodelli di lamine d’alluminio ritagliate e piegate.
Aluminium: a quintessentially Italian material in Futurist posters
The historical and artistic evolution of aluminum in Italy reaches its peak of ideological and formal breakthrough within the theoretical manifestos and artworks of Futurism. Initially isolated in the mid-nineteenth century as a rare metal reserved for elite jewelry or monumental structural solutions, this material underwent a radical aesthetic reinterpretation during the twentieth century. Through the analysis of key texts by Umberto Boccioni, Antonio Sant’Elia, and Fillìa, this research documents how the movement celebrated its lightness, brilliance, and modernity, elevating it to an autarkic emblem of the machine and technological progress. The essay explores the industrial transition of the metal toward mass production and design, examining the mural sculptures and celebratory pavilions designed by Enrico Prampolini. Special emphasis is placed on the artistic output of the Second Futurism, focusing on the nonconformist experience of sculptor Regina Bracchi, who redefined three-dimensional sculpture through innovative collages and paper patterns made of cut and bent aluminum sheets.
Valentina Certo
Estetiche del filo: tradizione e innovazione nell’arte contemporanea. L’esempio Maria Tassone
Il presente articolo si sofferma sulla ricerca artistica di Maria Tassone, artista del panorama calabrese contemporaneo, la cui opera si configura come un punto d’incontro fra memoria artigianale e viva tensione sperimentale. Attraverso l’elaborazione di una personale tecnica di agopittura, Tassone traduce il ricamo in un linguaggio visivo autonomo, che riesce a fondere i saperi tradizionali del tessile e la propensione a una raffinata arte decorativa, con le istanze concettuali dell’arte contemporanea. Nelle sue composizioni, la materia, ovvero il filo di seta, è veicolo di un rigoroso equilibrio della forma, in cui il colore, la trama e la texture generano un sistema espressivo armonico. L’obiettivo di questo saggio è cercare di collocare le opere di Maria Tassone nel quadro vasto, ampio e variegato della riscoperta contemporanea dell’arte tessile.
The Aesthetics of Thread: Tradition and Innovation in Contemporary Art. The Case of Maria Tassone
This article focuses on the artistic research of Maria Tassone, an artist from the contemporary Calabrian scene, whose work represents a meeting point between artisanal memory and lively experimental tension. Through the development of a personal needle painting technique, Tassone translates embroidery into an autonomous visual language that manages to blend traditional textile knowledge and a propensity for refined decorative art with the conceptual demands of contemporary art. In her compositions, the material, namely silk thread, is the vehicle for a rigorous balance of form, in which colour, weave and texture generate a harmonious expressive system. The aim of this essay is to try to place Maria Tassone’s works within the vast, broad and varied framework of the contemporary rediscovery of textile art.