Abstract

Sante Guido
I diaspri siciliani per la Cappella Borghese nella basilica papale di Santa Maria Maggiore in un documento dell’Archivio Apostolico Vaticano

I diaspri siciliani incontrarono dalla seconda metà del XVI secolo un enorme successo ben oltre i confini dell’isola. Il granduca di Toscana, Francesco I de’ Medici, se ne fece inviare grandi quantità a Firenze per decorate la Cappella dei Principi. Gli stessi preziosi diaspri furono utilizzati per realizzare tra il 1608 ed il 1613 la monumentale ancona-reliquiario della Salus Popoli Romani, sita nella cappella appositamente commissionata da papa Paolo V Borghese nella basilica di Santa Maria Maggiore. La rilettura di un documento permette di riconoscere nella figura di Tomaso Gioeni Cardona il principe di Castiglione che donò i diaspri al pontefice e un secondo documento attesta l’entità del dono e permette di analizzare nel dettaglio la natura dei diaspri effettivamente utilizzati per il monumento in esame.

Sicilian jaspers for the Borghese Chapel in the papal basilica of Santa Maria Maggiore in a document from the Vatican Apostolic Archive

Sicilian jaspers met with enormous success beyond the borders of the island from the second half of the 16th century. The Grand Duke of Tuscany, Francesco I de’ Medici, had large quantities sent to Florence to decorate the Chapel of the Princes. The same precious jaspers were used to create between 1608 and 1613 the monumental altarpiece-reliquary of the Salus Popoli Romani, located in the chapel specially commissioned by Pope Paul V Borghese in the basilica of Santa Maria Maggiore. Rereading a document allows us to recognize the figure of Tomaso Gioeni Cardona as the prince of Castiglione who donated the jaspers to the pope and a second document certifies the size of the gift and allows us to analyze in detail the nature of the jaspers actually used for the monument.

Giovanni Boraccesi
Un alabastro fiammingo nel Museo Civico di Baranello

Partendo dal confronto con un rilievo in alabastro raffigurante l’Adorazione dei Magi nel Tesoro della Basilica di Nostra Signora a Tongeren, opera del 1627 di un artista fiammingo di Malines, viene qui studiato un esemplare analogo custodito presso il Museo Civico “Giuseppe Barone” a Baranello (Campobasso).

A Flemish Alabaster in the Civic Museum of Baranello

Starting with a comparison with an alabaster relief depicting the Adoration of the Magi in the Treasury of the Basilica of Our Lady in Tongeren, a 1627 work by a Flemish artist from Malines, a similar specimen in the Museo Civico ‘Giuseppe Barone’ in Baranello (Campobasso) is studied here.

Arturo Anzelmo
All’ombra dei Riaccesi – L’opera incisoria di Paolo Amato 

Viene qui ripercorsa l’attività di incisore di Paolo Amato, dai suoi esordi alla piena maturità artistica, attraverso l’analisi di alcune delle sue opere più significative, mostrandone i rapporti con gli artisti coevi e con il contesto artistico, culturale, politico ed ecclesiastico della sua epoca.

In the Shadow of Riaccesi – The engraving work of Paolo Amato

Paolo Amato’s activity as an engraver is retraced here, from his beginnings to his full artistic maturity, through the analysis of some of his most significant works, showing his relationships with contemporary artists and with the artistic, cultural, political and ecclesiastical context of his time.

Girolamo Andrea Gabriele Guadagna
La committenza dell’arcivescovo Ferdinando Bazán de Benavides nella Palermo delle utopie

L’articolo prende in esame l’intensa attività svolta dall’Arcivescovo palermitano Ferdinando Bazán in veste di committente, un caso studio sinora non attenzionato dagli studiosi. Le sue collezioni, interessi, opere in grande scala, mostrano come l’arcivescovo abbia contribuito ad un rinnovamento culturale della città. Documenti inediti, inoltre, hanno permesso di aggiornare le conoscenze su tempi, cantieri e personalità del tempo, offrendo nuove prospettive sulla figura dell’arcivescovo come protagonista culturale e collezionista di rilievo.

The patronage of Archbishop Ferdinando Bazán de Benavides in “Palermo delle utopie”

The article examines the intense activity of Palermo’s Archbishop Ferdinando Bazán as a patron, a case study that has so far not been addressed by scholars. His collections, interests, and large-scale works show how the archbishop contributed to a cultural renewal of the city. In addition, previously unpublished documents have made it possible to update our knowledge of the times, building sites and personalities of the time, offering new perspectives on the figure of the archbishop as a cultural protagonist and important collector.

Teresa Leonor M. Vale
L’argentiere dell’ambasciatore e anche del Re. Da Marsiglia a Roma passando per Genova: il percorso di Francesco Genouvez (1688-1760)

Viene qui ricostruita la carriera dell’argentiere francese Francesco Genouvez a Roma attraverso i documenti e lo studio scientifico delle poche opere note. Un aspetto particolarmente interessante dell’attività artistica di Genouvez è costituito dal suo rapporto con la committenza portoghese, tra cui spiccano il re Giovanni V e André de Melo e Castro conte di Galveias, che diresse l’ambasciata portoghese a Roma tra il 1721 e il 1728.

The Ambassador’s silversmith and also the King’s. From Marseilles to Rome via Genoa: the career of Francesco Genouvez (1688-1760)

The career of the French silversmith Francesco Genouvez in Rome is reconstructed here through documents and the scientific study of the few known works. A particularly interesting aspect of Genouvez’s artistic activity is his relationship with Portuguese patrons, including King John V and André de Melo e Castro Count of Galveias, who headed the Portuguese embassy in Rome between 1721 and 1728.

Giuseppe Giugno
Benfattj magistribilmentj et ben sonantj. Fonditori di campane tra Caltanissetta e Sutera nella Sicilia di età moderna

Attraverso lo studio dei documenti e delle poche opere superstiti, viene qui delineato un panorama dei fonditori di campane attivi nella Sicilia centrale di Età Moderna, tra Caltanissetta e Sutera. Molte delle loro opere andarono perdute in seguito allo sbarco di Garibaldi in Sicilia il 25 giugno 1860, quando venne disposta la requisizione del bronzo, destinato alle ‘bocche a fuoco’ dell’artiglieria nazionale. 

Benfattj magistribilmentj et ben sonantj. Bell founders between Caltanissetta and Sutera in Modern-Age Sicily

Through the study of documents and the few surviving works, an overview of the bell founders active in central Sicily in the Modern Age, between Caltanissetta and Sutera, is outlined here. Many of their works were lost following Garibaldi’s landing in Sicily on 25 June 1860, when the requisition of bronze, destined for the ‘mouths of fire’ of the national artillery, was ordered.

Danae Du Chaliot Maresca
La decorazione della musica e la musica decorata, il clavicembalo di Villa Whitaker

A Palermo, presso Villa Whitaker a Malfitano, è custodito un pregevole esemplare di cembalo, impreziosito da raffinate decorazioni pittoriche. L’articolo ne propone un’accurata analisi, contestualizzando l’opera con analoghi esemplari coevi e ricostruendo il panorama europeo di questo particolare tipo di produzione nel XVIII secolo.

The decoration of music and decorated music, the harpsichord of Villa Whitaker

In Palermo, at Villa Whitaker in Malfitano, there is a fine example of harpsichord, embellished with refined pictorial decorations. The article proposes an accurate analysis, contextualising the work with similar contemporary examples and reconstructing the European panorama of this particular type of production in the 18th century.

Angelo Antonio Faraci
Ignazio Marabitti: il bozzetto della Gloria di San Luigi Gonzaga

Nel marzo del 2024 è apparso sul mercato antiquario un interessante bozzetto in gesso dorato, che riproduce fedelmente una delle più celebri composizioni dello scultore Ignazio Marabitti (1719 – 1797), artista di punta nel panorama siciliano e indubbio capostipite della scuola palermitana della seconda metà del XVIII secolo, la Gloria di San Luigi Gonzaga, oggi nella seconda cappella destra accessibile dal transetto della chiesa del Gesù di Palermo. L’articolo studia il bozzetto, inquadrandolo nella produzione dello scultore, attraverso un’accurata analisi stilistica e un attento studio delle fonti.

Ignazio Marabitti: the sketch of the Glory of San Luigi Gonzaga

In March 2024, an interesting gilded plaster sketch appeared on the antiques market. It faithfully reproduces one of the most famous compositions by the sculptor Ignazio Marabitti (1719 – 1797), a leading artist on the Sicilian scene and undoubted progenitor of the Palermo school in the second half of the 18th century, the Glory of St. Luigi Gonzaga, now in the second chapel on the right accessible from the transept of the Gesù church in Palermo. The article studies the sketch, framing it in the sculptor’s production through an accurate stylistic analysis and a careful study of the sources.

Bertrand de Royere
Il servizio d’argento e di vermeil di Jean-Baptiste-Claude Odiot per Ferdinando I re delle Due Sicilie

All’inizio del 1820 Ferdinando I Re delle Due Sicilie commissionò a Jean-Baptiste-Claude Odiot (1763-1850), il più prestigioso tra gli orefici francesi del tempo, un grande servizio d’argento, che venne consegnato al sovrano l’anno successivo. Attraverso l’analisi degli esemplari superstiti, lo studio degli inventari e il raffronto con analoghe produzioni dell’artista, l’articolo ricostruisce la composizione originaria del servizio, individuando molti dei modelli elencati negli inventari borbonici.

Jean-Baptiste-Claude Odiot’s silver and vermeil service for Ferdinand I King of the Two Sicilies

At the beginning of 1820, Ferdinand I King of the Two Sicilies commissioned Jean-Baptiste-Claude Odiot (1763-1850), the most prestigious French goldsmith of the time, to make a large silver service, which was delivered to the sovereign the following year. Through the analysis of the surviving examples, the study of inventories and the comparison with similar productions by the artist, the article reconstructs the original composition of the service, identifying many of the models listed in the Borbone inventories.

Paola Venturelli
Quattro opere in collezione privata. L “Insigne glittografo” Giovanni Beltrami (1777-1854) tra il conte Giovanni Battista Sommariva e i Turina di Casalbuttano

Il glittografo Giovanni Beltrami viene ricordato dalle fonti come uno degli artisti più dotati della sua epoca, con un corpus di opere intorno ai trecento esemplari, in gran parte oggi perduto, e una committenza di altissimo rango a livello europeo. Vengono qui studiati due calchi di opere realizzate da Beltrami per Giovanni Battista Sommariva e due intagli in calcedonio eseguiti dall’artista per i Turina di Casalbuttano.

Four works in a private collection. The ‘Illustrious Glyptographer’ Giovanni Beltrami (1777-1854) between Count Giovanni Battista Sommariva and the Turina family of Casalbuttano

The glittographer Giovanni Beltrami is remembered by the sources as one of the most gifted artists of his time, with a body of work numbering around three hundred, most of which is now lost, and a patronage of the highest rank in Europe. Two casts of works made by Beltrami for Giovanni Battista Sommariva and two chalcedony intaglios made by the artist for the Turina di Casalbuttano family are studied here.

Enrico Colle
Mobili alla “Chinese” di Luigi Zampini

La produzione del mobiliere Luigi Zampini, attivo a Firenze tra gli anni Quaranta e i Sessanta del XIX secolo, riscosse un grande successo di pubblico e di critica, adattando con spiccata raffinatezza le tipologie delle suppellettili occidentali agli ornati orientali, creando così un felice connubio di stili e decori in grado di gareggiare con le migliori creazioni anglosassoni.

Chinese-style furniture by Luigi Zampini

The production of the furniture maker Luigi Zampini, active in Florence between the 1840s and 1860s, was a great success with the public and critics alike. He adapted the typology of western furnishings to oriental ornaments with marked refinement, creating a happy marriage of styles and decorations that could compete with the best Anglo-Saxon creations.

Roberta Martorana
Le sculture di Piazza Castelnuovo a Palermo – Genesi ed evoluzione storica di un intervento di arredo urbano

Nella seconda metà dell’Ottocento strade, piazze e giardini pubblici di Palermo diventarono spazi di esposizione di opere scultoree che celebravano in vario modo l’ascesa delle nuove classi egemoni, grazie anche a sculture collocate come in musei a cielo aperto, in cui si manifestava la piena partecipazione degli artisti palermitani alle vicende dell’arte nazionale. In questo contesto vengono qui inquadrate le sculture di Piazza Castelnuovo, viste anche come elementi di un sistema comunicativo che suggerisce la possibilità di considerare questo luogo un ‘museo scultoreo a cielo aperto’.

The Sculptures of Piazza Castelnuovo in Palermo – Genesis and historical evolution of an urban design intervention

In the second half of the 19th century, Palermo’s streets, squares and public gardens became exhibition spaces for sculptural works celebrating the rise of the new ruling classes in various ways, thanks also to sculptures placed as if in open-air museums, in which the full participation of Palermo’s artists in the events of national art was manifested. It is in this context that the sculptures of Piazza Castelnuovo are framed here, also seen as elements of a communicative system that suggests the possibility of considering this place an ‘open-air sculptural museum’.