Lo scrigno di Francesca Beccadelli e Papè, duchessa di Giampilieri
francesco.melia03@unipa.it
DOI: 10.7431/RIV32082025
I gioielli di una nobildonna rappresentavano lo stile e il potere della propria casata. La ricchezza immobilizzata nelle perle, nei diamanti o nelle pietre più varie garantivano e testimoniavano solidità economica, prestigio sociale ed erano “àncora di salvezza” nei momenti di necessità. La dissoluta Victoire de Rohan Soubise, principessa di Guèmènè, governante dei figli di Francia, dopo il fallimento economico del marito, Henri Luois Marie de Rohan, principe di Guèmènè e banchiere alla corte di Luigi XVI, vende tutti i suoi diamanti per aiutare il marito e si ritira nelle proprie terre 1. E sempre i diamanti, montati nel celebre collier dai gioiellieri Bohemer nella Francia di Luigi XVI, determinarono il celebre affaire du collier, di cui Wolfagang Goethe scrisse “intaccò le fondamenta dello Stato, annientò il rispetto verso la regina e in genere verso le classi elevate: giacché tutto quello che venne in discussione non fece che manifestare chiaramente l’orribile corruzione in cui si trovava impaniata la corte e gli aristocratici” 2.
Negli stessi anni delle vicende sopra ricordate, nella Palermo del 1782, moriva Francesca Beccadelli e Bologna, moglie del protonotaro del Regno di Sicilia, Ignazio Papè e Ballo, duca di Giampilieri e principe di Valdina. Il loro matrimonio era stato celebrato a Palermo nel 1746 e poneva fine ad una lunga contesa giudiziaria che vedeva contrapposte le famiglie degli sposi 3. La sposa era la figlia di don Pietro Beccadelli di Bologna (1697-1781), principe di Camporeale e duca della Sambuca e di Maria Anna Gravina Lucchesi di Palagonia. I Beccadelli di Bologna erano i rappresentanti della più alta nobiltà isolana presente alla corte di Napoli. Ignazio Papè era il figlio di Giuseppe, primo principe Valdina e terzo duca di Giampilieri, protonotaro del Regno e di donna Gaetana De Ballis e Marchese, baronessa di Calatubo. I Papè di Valdina rappresentavano invece l’alta burocrazia nel regno di Sicilia avendo ricoperto, da tre generazioni, l’alta carica di protonotari.
Al momento del matrimonio tra Francesca e Ignazio, nella famiglia Beccadelli di Bologna era in corso un’escalation inarrestabile che porterà gli esponenti della nobile schiatta all’apice della gloria politica e della potenza familiare. Nel 1753 Pietro Beccadelli, principe di Camporeale, venne chiamato, per designazione del Parlamento siciliano, a presiedere la Giunta degli affari di Sicilia, istituita a Napoli da Carlo di Borbone. Sette anni dopo Carlo divenne re di Spagna e Pietro, fu uno dei sette membri del Consiglio di Reggenza, durante la minore età del sovrano Ferdinando. Il presidente di giunta aveva ampie funzioni di controllo nello stesso Vicereame di Sicilia ed era un punto di riferimento dell’attività politica e amministrativa della monarchia, concorrendo, non meno del vicerè, a influenzare gli sviluppi degli indirizzi politici del governo centrale. Il principe di Camporeale è il personaggio chiave della politica napoletana al tempo della reggenza. È ovvio che le onorificenze e gli incarichi per sé e i suoi familiari furono numerosi: Ambasciatore straordinario alla corte di Vienna, Gran Collare della fascia Rossa dell’Ordine di S.Gennaro nel 1759, le prebende della Commenda di San Calogero di Augusta, il conferimento di due abbazie per un figlio nel 1761 e per un nipote nel 1770 4.
La moglie, Marianna Gravina e Lucchesi di Palagonia, era dama di corte della regina Maria Amalia di Sassonia 5.
Prospettive ancora più ampie si aprirono per il primogenito Giuseppe (1726-1813), marchese della Sambuca, sposato nel 1749 con Stefania Montaperto di Raffadali. Il primogenito sarà gentiluomo di camera nel 1747, colonnello di fanteria nel 1754 e ambasciatore straordinario e poi ordinario a Vienna nel 1774. Primo ministro di Stato al posto del Tanucci. Il Beccadelli costituiva il fronte conservatore contro l’anti baronaggio del Tanucci. Per interesse personale mise in vendita i beni della Compagnia del Gesù a cifre volutamente basse. Egli stesso, tramite un prestanome, acquistò ben cinque feudi sia dalla disciolta compagnia sia dall’arcivescovado di Monreale. I contemporanei dissero che le procedure furono così scandalose che il marchese di Sambuca fu processato e poi assolto. L’assoluzione, determinata dalla sua potenza, gli confermò il possesso dei feudi acquisiti ma compromise la sua carriera politica. Pertanto si dedicò anima e corpo alla gestione del patrimonio ma con una costante preoccupazione: la mancanza di un nipote maschio, erede del casato 6.
Al momento delle nozze tra Ignazio Papè e Francesca Beccadelli le vicissitudini di Giuseppe Beccadelli erano ancora lontane. Per la sposa venne costituita una dote di grande importanza. L’ammontare complessivo destinato alla figlia da parte di Pietro Beccadelli era di seimila onze, di cui duemila versate al momento del matrimonio e le altre quattromila garantite, da entrambi i genitori, sullo stato e il marchesato di Altavilla e sullo stato di Sambuca, e sulle rendite percepite dalla madre dallo stato di Palagonia 7.
Il matrimonio inseriva i Papè di Valdina nell’agone della politica napoletana ad altissimo livello portando il duca di Giampilieri a divenire cognato del Primo Ministro del Regno. Pertanto la presenza a corte di Francesca, duchessa di Giampilieri, va considerata in base alle stesse ambizioni del marito. Lo stile di vita del duca e della duchessa di Giampilieri era estremamente sofisticato, come si addiceva ai membri della cerchia reale. Francesca Bologna, in qualità di dama di corte, già nel 1765 viveva a Napoli dove la raggiungeva il marito. La duchessa teneva aperta casa nella città partenopea e il pagamento del personale era puntualmente annotato nei registri di conti di casa Valdina. Erano al servizio della duchessa sette servitori. Tra questi, la sua cameriera personale, pagata mensilmente due onze, e il maestro di casa, don Giacinto Marini, il cui stipendio era di tre onze e venticinque. La spesa mensile della sola servitù napoletana ammontava a 16.18.6 onze 8.
La duchessa era a corte all’arrivo della giovane granduchessa Maria Carolina d’Asburgo, moglie di Ferdinando di Borbone. Per tale circostanza nel maggio del 1768 veniva pagata la cifra mirabolante di cinquanta onze per l’abito di corte necessario per la venuta della regina nostra sovrana in Napoli 9. La duchessa per tradizione familiare era molto ben introdotta nell’alta società partenopea molto più del marito 10. La vita di corte a Napoli venne rianimata dalla novella regina Maria Carolina e in suo onore l’aristocrazia organizzò ricevimenti, balli e spettacoli. La nobiltà del regno si presentò alla nuova sovrana e i riti di corte furono riesumati dopo gli anni delabrè della reggenza. La sede della corte era il palazzo di Caserta ormai eletto a reggia 11. Questo era il contesto frequentato dai duchi di Giampilieri i quali preferirono per l’educazione dei figli Pietro e Domenico, il collegio dei nobili di Napoli 12. Il protonotaro del Regno aveva bisogno di appoggi e relazioni importanti e non poteva correre il rischio, avuto dal padre, che gli venisse contestata una carica ormai appannaggio della sua famiglia da quattro generazioni 13.
Lo stile di vista principesco della coppia Papè Beccadelli si rifletteva anche nel corredo di gioie e di abiti della duchessa. Lusso, eleganza e soprattutto prestigio sociale erano i parametri che noi riconosciamo nel dettagliato elenco testamentario di Francesca Beccadelli dove figuravano soprattutto diamanti di varia caratura e abiti sontuosi.
Le numerose gioie furono destinate da lei stessa per testamento alla vendita. Ingenti debiti, causati dalla vita dispendiosa, si erano accumulati nel corso del tempo e a causa di ciò la duchessa non aveva esitato a impegnare parte dei propri diamanti pagando interessi molto alti. In ogni caso una parte dei gioielli veniva lasciata in eredità alle persone a lei più intime. Molto vicina appariva la cognata, la marchesa della Sambuca e moglie del fratello Giuseppe, destinataria di una scatola d’oro 14, di un anello in brillanti, rubini e smeraldi e di un abito in taffetas. La principessa d’Aragona ereditava un paio di orecchini di rubini e sua figlia, marchesa di Giarratana, una collana di perle a due fila all’estremità della quale vi era un piccolo pendente girato di brillanti. Gioie di gran valore che vengono espunte dalla sua eredità per il piacere di lasciare un prezioso ricordo agli intimi.
Il testamento di Francesca venne redatto il 20 aprile 1782, solo quattro giorni prima della sua dipartita. La duchessa era ormai incapace di scrivere perché il documento veniva scritto, sotto dettatura, da padre Adriano Amari 15. L’inventario dei beni, eseguito alla sua morte, era la testimonianza di uno stile di vita estremamente elegante che poteva essere assunto a paradigma della buona società del periodo. Le gioie erano numerose e preziose. Erano state valutate dal gioielliere Matteo Naveschi 16, definito gemmaio, perché, con l’esclusione dei lasciti sopra specificati, erano tutte destinate ad essere vendute 17. Non è chiaro se il marito abbia effettivamente venduto le gioie della moglie. I documenti posteriori di alcuni anni alla dipartita della duchessa testimoniavano la volontà del marito e del figlio ad integrare il corredo delle gioie di famiglia per la principessina Ippolita, moglie di Pietro Papè, con acquisti costanti di diamanti da montare o preziosi già definiti.
Elenco delle gioie:
Cinque strisci di brillanti di carati 15 valutati 195 onze; un’amendola con la sua spoletta di brillanti di carati 13,15 onze 155; cinque spilloni con un solo brillante per ognuno di carati 5.3 per onze 87.22; una rosetta piccola di brillanti anche per uno di spillone di circa 1.1 carati per onze16.17.10; un piccolo bottoncino di brillanti ad uso di testa di carati 3.2 per onze 42; due rosettine a stella di brillanti ad uso di spilloni per carati 8.2 e 13.20 per onze116.8; un paio di orecchine di lutto con numero 6 di brillantini ed altri cinque brillantini sciolti per onze 5.15; un laccio di pietre turchine per onze 4; vari pezzetti d’argento e d’oro ed un cavalluccio di mare con cinque perle dentro una scatolina di legno per onze 6; un fermaglio di braccialetti colla figura del Re in uno e della Regina nell’altro per onze 1.24 18; due braccialetti di perle con legaria d’oro e sbalzata per onze 15; due scatole d’oro, una ovale legata dalla fu sig.ra duchessa di Giampilieri alla Signora Marchesa della Sambuca sua Sorella Cognata 19
, e l’altra rotonda legata alla Signora Principessa di Valdina sua Nuora 20 per onze 36; altre due scatole di porcellana legate in oro una ovata legata dalla fu duchessa alla signora marchesa di Giarratana 21 e l’altra rotonda per onze 8; altra scatola di pietra rotonda legata in oro per onze 2.15; altra scatola di pietra a cassone legata in oro per onze 4.15; un filo di grosse perle per onze 35; due scocche d’oro dalla fu duchessa di Giampilieri legate cioè una al sig. P.pe Papè di Valdina e l’altra al cavaliere D.Domenico Papè e Bologna Fratelli, suoi figli 22 per onze 17; due fioccaglie di scocca girati all’estremità di brillanti per onze 18.15; un anello a giardiniera di brillanti, smeraldi e rubbini…legati alla sig.ra Marchesa della Sambuca sua sorella Cognata 23 per onze 30; una collana di perle a due fila all’estremità della quale vi è un piccolo pendente girato di brillanti legato alla marchesa di Giarratana 24 per onze 33; un paio di orecchini di rubbini 25) e una medaglietta d’oro con cristallo, da completare, erano destinati alla principessa d’Aragona 26; una fila di granatini grossi per onze 4; tre quadretti di fiori naturali d’argento legati al sig. duca Adragna suo fratello per onze 30; un quadretto di Maria Vergine Addolorata fatto a granito legato al Sig. Marchese della Sambuca suo fratello 27.
Il valore delle gioie era molto alto e assommava ad onze 896.16.10 28. Nell’eredità di Francesca Beccadelli e Papè vi erano anche un paio di orecchini di brillanti a concia d’Inghilterra consistenti in una rosetta con una sola a mandorla appesa di sotto, cinque gelsomini con la testa di brillanti e 24 pezzettini di conacchini di brillanti a concia d’Olanda quali gioie di essa descritte pignorate al banco dei frutti alla ragione del 6/100 per ducati 1300 Moneta Napolitana che compongono di nostra moneta 433.10 a seconda della relazione data da D.Fabrizio Tuffarelli a D.Litterio Magazzi, agente di Ill.Duca di Giampilieri, come per la di lui lettera diretta in data 18 maggio 1782 29.
Dalla descrizione gli orecchini, presenti nell’elenco, avevano le medesime caratteristiche di quelli indossati da Maria Amalia di Sassonia, regina di Napoli, nel ritratto, opera di Giuseppe Bonito (1707-1789) del 1744, oggi esposto presso le collezioni del Museo del Prado di Madrid (Fig. 1), formati da due grandi diamanti, uno a rosetta e l’altro a mandorla raccordati da un fiocco di brillanti. La forma a rosetta da cui pende una “mandorla”, uniti da un fiocco, era una tipologia assai in voga del Settecento anche con materiali diversi. È il caso degli orecchini, realizzati in oro, perline, granati e smalti in collezione privata (Fig. 2). Questi hanno un ricco rosone di granati e perline da cui pende un fiocco sostenente una mandorla tempestata con le medesime pietre del rosone 30. È improbabile che gioielli in diamanti abbiano superato il “tritacarne” della storia e pertanto sono assai rari. Un esempio dei primi dell’Ottocento sono gli orecchini palermitani di collezione privata in rose di diamanti (Fig. 3) e quelli un tempo della collezione Virga, attualizzazione dei modelli settecenteschi 31.
La sovrana Maria Amalia, nello stesso ritratto, sfoggia due braccialetti in perle a quattro fili, simili a quelli citati nell’inventario di Francesca Beccadelli.
Le miniature, nell’inventario testamentario, sembrano corrispondere a quelle della coppia di bracciali che ritroviamo nel ritratto di una dama sconosciuta, transitato sul mercato antiquario spagnolo. È un dipinto di scuola francese del Settecento e la gran dama ha le braccia ingentilite dalle miniature poste a chiusura dei bracciali di perline colorate. La nobildonna sfoggia anche un orologio sul vestito in basso e un magnifico paio di orecchini in diamanti.
Altro ritratto di dama, importante per i raffinati gioielli, è quello del lucchese Bernardino Nocchi (1741-1812) 32. Questo raffigura la nobildonna con la parrucca incipriata, un abito in taffetas di seta con sbuffi e fiocchi e una cascata di perle sul corpetto accompagnata da una spilla di rubini e brillanti sul vestito e diamanti tra i capelli posticci dell’elegante acconciatura. La profusione di perle testimonia la moda seguita dalla stessa Francesca Beccadelli.
L’anello a giardiniera di brillanti, smeraldi e rubbini, citato nei nostri documenti, ha un suo corrispondente con un altro presente nel ritratto di una dama, di ignoto artista italiano, in collezione privata (Fig. 4). Esso è costituito da una grande rosa di diamanti. La collana di perle a due fila all’estremità della quale vi è un piccolo pendente girato di brillanti sembra essere stato montato come il collier di perle in asta presso Pandolfini e le due fioccaglie di scocca girati all’estremità di brillanti ricordano il ciondolo Sevignè a fiocco con le catenine che sorreggono la grande perla naturale (Fig. 5), recentemente passato in asta presso Sotheby’s, come gioia di proprietà della regina Maria Antonietta di Francia 33.
Ad un mese dalla morte della moglie, il duca di Giampilieri si adoperò a sistemare tutte le passività che gravavano sul patrimonio. Il gioiello, lasciato in pegno a Napoli, è in assoluto il più prezioso della collezione di Francesca Beccadelli. Era stato valutato dal grande gioielliere Fabrizio Tuffarelli, fratello di Matteo, fornitore della Corte 34 e probabile autore degli orecchini, perché egli stesso figura tra i creditori della donna.
Il testamento comprendeva molti altri effetti personali della duchessa in linea con il suo status nobiliare.
Venivano citati alcuni argenti come due guantierine d’argento legate alla sig.ra D. Laurea e D.Giulia Papè e Bologna sorelle sue figlie Moniali Professe nel Monastero del SS.Salvatore di questa Città valutate onze 8; Due tazze d’argento per onze 2, una calamariera d’ebbano ed argento per onze 3.15; un paio di candelieri d’argento per onze 5, una cioccolattiera d’argento per onze 9 e una buggia d’argento per onze 2.15 tutte legate alle figlie, sorelle nel monastero del SS.Salvatore. Una cassettina con servizio di porcellana e cioccolattiera in quantità di libre 70 legato alle sue sorelle Moniali nel Monastero di Santa Caterina. Il servizio, risulta non ancora pagato e si chiedeva al duca suo marito di saldarlo 28.
Alle monache di famiglia vengono destinati oggetti di uso quotidiano ma di gran classe, testimoni della raffinatezza delle consorelle nobili in monastero.
Nel documento veniva ricordato un abito che madame Zucchi stava per terminare, destinato alla contessa Buscemi, anche lei citata nel testamento 35.
Il riferimento all’abito commissionato, ma non ancora completato, si deve accostare al lungo elenco del suo intero guardaroba, valutato dal sartore di donna Bernardo Massaria 36.
L’elenco si apre con un abito di raso color di milinciana ricamato d’argento e sua guarnitura ricca, valutato onze 60. È l’abito più importante del guardaroba ed è certamente l’abito di corte, commissionato a Napoli e pagato onze 50 in occasione dei ricevimenti svolti a corte nel maggio del 1768 all’arrivo della granduchessa Maria Carolina d’Asburgo, moglie del re Ferdinando 37. L’elenco prosegue con un abito di (…)guarnito di velo per onze 20; uno di raso nero guarnito di velo per 14 onze; uno verde guarnito di velo a fiori valutato onze 12; uno di lu(…)zino di onze 10; un altro di arnuello nero per onze 10; uno di raso color nocilla riccamato d’argento per onze 30; un altro di pustorino color d’insalata ricamato di seta bianca guarnito di crivelletto ricamato per onze 30; un abito di taffetà legato alla cognata marchesa della Sambuca valutato onze 30; alla cameriera napoletana viene legato un abito di raso di onze 8; una veste di molla è legato alla cameriera Margherita per un valore di onze sette. Alla cameriera Francesca è invece legato un prezioso letto compito con biancheria uguale e una veste delle mediocri e due busti 38.
Vi sono in elenco trenta ventagli all’antica e due moderni per onze 7 e l’intero guardaroba ha l’altissima valutazione di onze 539.9.
Gli arredi di sua proprietà venivano valutati da Matteo Manuele Falegname Guarnamentaro, da Rosario Bonica Scrittoriaro, da Antonio (…)tappezziere, da Gaetano Gallo Cristallaro, Matteo Basile Calderajo.
Si trattava di un gruppo di mobili adeguati ad una camera da letto e a delle retrocamere con una valutazione relativamente bassa. Il primo oggetto elencato e la sua cassettina delle gioie, una boffettina ed una tavola, due casse da viaggio, uno stipo, due canterani, un piccolo Canteranello, una toletta da camera con quattro cassettine, una cassettina con due cassetti, un cantarano di noce con balata di sopra rossa legato alle figlie Donna Laurea e Donna Giulia Papè e Bologna monache nel monastero del SS. Salvatore 28.
Le disposizioni per i suoi funerali furono assai sommarie. Il suo cadavere doveva essere trasportato nella chiesa delli Cappuccinelli ed esposto con quella pompa voluta dal duca suo marito. Le sue cameriere dovevano ricevere due mensilità di stipendio dopo la sua dipartita al fine di garantire il loro mantenimento fino ad un eventuale nuovo impiego.
I funerali avvennero con la pompa che si addice ad una principessa Valdina, moglie del protonotaro del Regno. La prova è la somma di 99.6.18 onze, registrata per la celebrazione dei funerali, la pompa e l’abito 39.
Non conosciamo la sorte di nessuna delle gioie o degli oggetti “protagonisti” del testamento di Francesca Beccadelli Papè. Le vicissitudini storiche e familiari dei proprietari hanno portato alla dispersione dei gioielli e degli abiti. I primi saranno stati smontati, l’oro rifuso e le pietre riutilizzate per gioielli sempre alla moda; gli abiti, una volta fuori moda, saranno stati oggetto di modifiche varie e le stoffe riadattate fino al loro completo consumo. Tuttavia la loro immortalità è stata garantita da un documento che, a distanza di duecento cinquanta anni, ha riportato in vita la loro esistenza. Un oggetto è destinato ad una vita breve se realizzato in oro e argento ma un documento scritto ha una vita molto più longeva.
- E. Haynin, Louis de Rohan:le cardinal “Collier”, Paris 1997, pp.136-139.[↩]
- E. Haynin, Louis …, 1997, p. 64; Cfr. B. Craveri, Maria Antonietta e lo scandalo della collana, Azzate 2006.[↩]
- ASP, V. 819, f. 161.[↩]
- F. Renda, Storia della Sicilia, Palermo 2003, pp.745-748.[↩]
- V. Fiorelli in Treccani, ad vocem Pietro Beccadelli Bologna.[↩]
- Archivio Camporeale, a cura di F. Vergara, in Archivio di Stato di Palermo, Quaderni della scuola di paleografia, archivistica e diplomatica, Palermo 2000, pp. 20-22.[↩]
- ASP, V. 476, f. 445.[↩]
- ASP, 820, f. 49.[↩]
- ASP, 820, f. 505.[↩]
- La presenza a corte della duchessa di Giampilieri va inserita nel più ampio contesto della sua famiglia. Suo padre Pietro era diplomatico durante il regno di Carlo di Borbone, membro del consiglio di stato e presidente della giunta di Sicilia nella quale rappresentò gli interessi più conservatori del baronaggio siciliano. La moglie Marianna Gravina e Lucchesi era dama di corte della regina Maria Amalia (V. Fiorelli, Treccani …). Il fratello di lei, Giuseppe sarebbe diventato poi primo Segretario di Stato di Ferdinando di Borbone e Maria Carolina e la sua politica era in senso anti Tanucci. Si arricchì enormemente acquisendo i beni confiscati dell’ordine dei padri gesuiti (F. Renda, Storia …, 2003, pp. 745-748).[↩]
- G. Oliva, Un regno che è stato grande. La storia negata dei Borbone di Napoli e Sicilia, Milano 2019, pp. 85-86.[↩]
- APV, 820, f. 47[↩]
- L. Salomone, Archivio privato gentilizio Papè di Valdina. Archivio storico messinese, Messina 1999, pp. 22-23.[↩]
- Probabilmente una tabacchiera in oro, il cui uso è assai in voga nel Settecento.[↩]
- ASP, V. 476, f. 419.[↩]
- Il gioielliere Matteo Novazchij è documentato a Palermo nella seconda metà del Settecento, Nel 1786 vende una medaglia e un anello di brillanti alla principessa di Pandolfina (E. D’Amico, Note sulla decorazione d’interni, l’arredo e la moda a Palermo nel penultimo decennio del XVIII secolo in Artificio e realtà, a cura di V.Abbate-E. D’Amico, Palermo 1992, p. 70).[↩]
- ASP, V. 476, f. 426.[↩]
- Si tratta certamente di un dono da parte dei sovrani alla duchessa di Giampilieri. Originariamente montati su dei braccialetti.[↩]
- La sorella cognata è la moglie di Giuseppe Beccadelli e Bologna, Stefania Montaperto di Raffadali sposata nel 1749.[↩]
- La nuora è invece Ippolita Gravina di Comitini, moglie del figlio Pietro Papè, sposati nel 1780.[↩]
- Si tratta di Maria Teresa Naselli d’Aragona, moglie di Traiano Settimo, principe di Fitalia e Marchese di Giarratana e figlia di Luigi III Naselli d’Aragona e Stefania Morso dei marchesi di Gibellina.[↩]
- Si tratta di due orologi da taschino.[↩]
- Definito nel testamento di Francesca Beccadelli e Papè il migliore degli anelli (ASP, V. 476, f. 420).[↩]
- Oltre, nota 11.[↩]
- Il gioiello è citato nel testamento ma non nell’elenco dei suoi beni (ASP, V.476, f.420.[↩]
- Nel testamento si dice come segno di memoria per quello che ha fatto mi fù più che madre (APV, V. 476, f .420). La principessa d’Aragona è Stefania Morso, moglie di Luigi III Naselli principe d’Aragona, pertanto madre della marchesa di Giarratana più volte citata. Stefania è anche la madre di Aurora, sposa di Pietro di Napoli principe di Resuttano che lascia alla figlia Maria Felice, moglie del principe di Fitalia, Girolamo, degli orecchini di rubini, forse gli stessi ricevuti in eredità dalla madre da parte di Francesca Beccadelli e Papè (Archivio dei principi Spadafora, a cura di M.A. Spadafora, Palermo 2020).[↩]
- Si tratta di un dipinto su granito. Nel testamento dichiara che tenevo per memoria della nostra madre cui era cara (APV, V. 476 f. 420). Il fratello è Giuseppe Beccadelli principe di Camporeale e Marchese della Sambuca, personaggio di spicco del Regno di Napoli e successore del Tanucci nella carica di primo ministro e personaggio assai discusso (cfr. F. Renda, Storia…, 2003). La madre è Marianna Gravina di Palagonia.[↩]
- ASP, V. 476, ff. 426-429.[↩][↩][↩]
- ASP, V. 476 f. 436.[↩]
- M.C. Di Natale, Orecchini I, 65, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, a cura di M.C. Di Natale, Milano 1898, p. 122.[↩]
- M.C. Di Natale, I, 70-71, in Ori e argenti …, 1989, pp. 125-126.[↩]
- Cfr. S. Gulli, Un ritratto elegante, 3 maggio 2024 sul sito Welcome Lucca.[↩]
- Royal jewels from the Bourbon-Parma family, Sotheby’s, Asta 14 novembre 2018.[↩]
- E. D’Amico, Note sulla decorazione d’interni …, 1992, p. 70[↩]
- ASP, V. 476, f. 421.[↩]
- ASP, V. 476, f. 430.[↩]
- ASP, V. 820, f. 505.[↩]
- ASP, V. 476, ff. 430-435.[↩]
- ASP, V. 476, f. 422.[↩]