Sofia Gerogiorgi

Sacri cimeli della chiesa della SS. Trinità di Livorno presso il Museo Bizantino e Cristiano di Atene

sgerogiorgi@culture.gr
DOI: 10.7431/RIV33082026

Il Museo Bizantino e Cristiano di Atene custodisce otto sacri cimeli 1, provenienti dalla chiesa ortodossa della comunità greca di Livorno, dedicata alla Santissima Trinità. La città era il porto principale della Toscana e la presenza di una comunità greca, all’inizio d’impronta marinara, vi è attestata fin dal Cinquecento 2. La proclamazione della città quale porto franco 3 alla fine del Seicento attirò mercanti stranieri, fra i quali numerosi greci, facendola assurgere a una delle più importanti città portuali d’Italia.  Nel corso del Settecento la Comunità ellenica raggiunse il suo massimo sviluppo e nel 1775 si organizzò come Confraternita dotandosi di un proprio statuto registrato 4. Fin dai primi anni della sua esistenza la comunità dispose di chiese, di una scuola, di un ospedale, di un ospizio per i poveri, di una biblioteca e di una raccolta di icone 5. A partire dalla metà dell’Ottocento, a seguito della diminuzione dei traffici a Livorno, la comunità iniziò a declinare, finché nel 1959 non fu ufficialmente disciolta per decreto del Presidente della Repubblica Italiana, cosicché il suo patrimonio pervenne all’Istituto Ellenico di Venezia 6.

Già agli inizi del XX secolo la chiesa della SS. Trinità aveva cessato di essere officiata e la maggior parte dei suoi arredi sacri andò al Museo Civico della città 7. Tuttavia, tramite il Ministero degli Esteri e l’Ambasciata di Grecia a Roma, nel 1921 e nel 1931 gli otto oggetti qui presentati furono trasferiti in Grecia ed entrarono a far parte del Museo Bizantino «per donazione della disciolta comunità greca di Livorno», come significativamente attestano gli inventari di registrazione 8.

Trattasi di suppellettili liturgiche e vasi eucaristici di straordinaria fattura e più precisamente di due evangelistari 9 a stampa con preziose legature in argento dorato, due calici, due diskoi o patene eucaristiche 10, un asterisco e un fonte battesimale. Cinque di essi, assieme ad altri oggetti, furono inviati da Caterina II di Russia (1729-1796) alla chiesa della Santissima Trinità in due donazioni successive 11. La prima di esse ebbe luogo nel 1764, appena qualche anno dopo l’inaugurazione della chiesa nel 1760, nell’ambito delle iniziative diplomatiche rivolte ai facoltosi mercanti greci di Livorno, allo scopo di assicurarsi il loro contributo ai disegni politici imperiali, miranti a cacciare gli ottomani dall’Europa 12. Tale donazione comprende un evangelistario (ΒΧΜ 17797), il calice (ΒΧΜ 1505) e il diskos con il suo asterisco (ΒΧΜ 1506-1507). Alla seconda donazione di Caterina, risalente al 1786, è da ascrivere il secondo evangelistario (ΒΧΜ 1488).

I due evangelistari a stampa sono scritti in russo e hanno le stesse dimensioni: altezza 49 cm, larghezza 32 cm, spessore 7,5 cm e 249 fogli ciascuno. Comprendono molti capilettere e piccoli frontespizi decorati. Secondo le iscrizioni dedicatorie esistenti nelle loro prime pagine, furono stampati nel 1758 nella «dominante [βασιλεύουσα] grande città di Mosca», regnante l’imperatrice Elisabetta, e sotto la «fedelissima signora Granduchessa Caterina Alexeyevna» 13.

Un particolare interesse presentano i rivestimenti in argento e oro dei volumi, recanti decorazioni in rilievo.

Sul piatto anteriore della legatura del primo libro (inv. ΒΧΜ 17797) (Fig. 1), è raffigurato l’interno di una chiesa e più precisamente il sacro bema. Colonne ed elementi architettonici delimitano lo spazio adornato con raffinatezza; sotto un ciborio, velato e coronato da angeli, è rappresentata la sacra mensa con i sacri arredi sopra di essa: il calice, il diskos con asterisco, il Vangelo e la croce. Alla base delle colonne siedono i quattro evangelisti con i loro simboli e sono iscritti a cesello i loro nomi in caratteri cirillici. Sopra le colonne vi sono angeli stanti in atto di reggere oggetti inerenti alla Passione: la croce, il martello, la scala e il gallo. Nella parte superiore, tra le nubi, si affacciano degli angeli e attraverso un fascio di raggi lo Spirito Santo. Sul retro della legatura (Fig. 2), entro sette scomparti circolari rococò, vi sono altrettante figurazioni con scritte in cirillico. Al centro è rappresentata la Santa Trinità secondo il tipo dell’Ospitalità di Abramo, tema prediletto dall’arte russa, affiancata a destra e a sinistra dai principi Boris e Gleb, santi popolari della chiesa russa, e in basso e in alto rispettivamente dalla Resurrezione e dalla preghiera nell’Orto del Getsemani. Negli scomparti angolari sono raffigurati gli arcangeli Gabriele, Raffaele, Jehudiel e Salathiel. La parte bassa della rappresentazione centrale dell’Ospitalità reca incisi il monogramma di Caterina e lo stemma imperiale con l’aquila bicipite. Inoltre, nella parte bassa di entrambe le facce della legatura vi è un marchio di controllo della purezza del metallo e la data di fabbricazione della legatura, 1763. Il dorso della legatura è diviso in sette scomparti, nei quali appaiono oggetti appartenenti al ciclo della Passione: la croce, la spugna, la lancia, la borsa con i trenta denari, la mano di Pilato, il gallo, la tunica di Cristo e i dadi con cui i soldati romani si giocarono le sue vesti.

Le prime pagine del libro contengono un testo dedicatorio bilingue – in russo e in italiano (Fig. 3) – scritto in lettere dorate, il quale dichiara che Caterina, in qualità di imperatrice di tutte le Russie, nel 1764 depositò «a gloria del Signore Iddio» nella chiesa della Santissima Trinità appena fondata, insieme ad altri lussuosi doni votivi, il santo Vangelo e i due vasi eucaristici (il calice ΒΧΜ 1505 e il diskos con asterisco ΒΧΜ 1506-1507) 14.

Il piatto anteriore della legatura del secondo evangelistario a stampa, (inv. ΒΧΜ 1488) 15, è replica del precedente e rappresenta l’interno di una chiesa (Fig. 4). Il piatto posteriore della legatura è occupato dall’aquila bicipite imperiale con il monogramma di Caterina la Grande al centro, fiancheggiato da motivi ornamentali rococò (Fig. 5). Ai quattro angoli vi sono altrettante sferette che sostengono il libro. Sui due fermagli del volume sono rappresentati gli apostoli Pietro e Paolo su fondo vegetale. La decorazione sul dorso della legatura è anch’essa una replica dell’evangelistario precedente: suddivisa in sette scomparti riprende temi del ciclo della Passione. Nella parte bassa del dorso vi sono i punzoni di purezza del metallo e della bottega di San Pietroburgo, le iniziali dell’artefice, «ZD», da identificarsi con Zacharias Deichmann 16 e la data di esecuzione, 1766. L’oggetto era stato inizialmente donato da Caterina alla comunità greca di Port Mahón, nell’isola di Minorca dell’arcipelago delle Baleari e, dopo lo scioglimento di quella, l’imperatrice lo ridonò nel 1786 alla chiesa della Santissima Trinità di Livorno 17.

Opera della stessa bottega, come attestano i marchi di garanzia, è il calice custodito presso il Museo Civico di Livorno proveniente esso pure dalla chiesa della Santissima Trinità 18. Probabilmente, assieme all’evangelistario, faceva anch’esso parte della seconda donazione di Caterina alla chiesa ortodossa di Livorno, quella del 1786.

Il calice in argento dorato inventariato con il numero ΒΧΜ 1505 19 – dimensioni: diametro superiore 14,2 cm, diametro inferiore 19,8 cm, altezza 31 cm – è ornato con scene del ciclo della Passione e raffigurazioni a tema soteriologico (Fig. 6). La coppa traforata ha una ricca decorazione vegetale a rilievo e quattro medaglioni ovali. Le figure rappresentate in tre di essi compongono la scena della Deesis e nel quarto è rappresentata la Crocefissione. L’iscrizione in cirillico incisa lungo l’intero orlo reca un passo dal Vangelo di Giovanni (Gv 6, 56-57): «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui». Alla base del piede sono rappresentate, sempre entro medaglioni, scene del ciclo della Passione: l’orazione nell’orto del Getsemani, Cristo davanti a Pilato e scene dei tormenti. La base reca incisi il monogramma di Caterina (Fig. 7) e lo stemma imperiale con l’aquila bicipite (Fig. 8). Il lungo piede ha una decorazione vegetale a rilievo e un marchio con le iniziali dell’artefice, «ΙΚ», da identificarsi probabilmente con Ilya Grigoriev Kuchkin, artefice che firma opere in un arco di tempo che va dal 1743 al 1792 20. Lo stesso stile decorativo si riscontra anche in un calice risalente al 1664 del Museo del Cremlino 21.

La prima donazione dell’imperatrice russa include anche il diskos in argento dorato con l’asterisco recante il numero d’inventario ΒΧΜ 1506-1507 22 (Fig. 9).

Il diskos poggia su un alto basamento 23, è ornato a rilievo e reca un’iscrizione che rimanda al simbolismo della Divina Eucarestia: al suo centro è raffigurata la scena del Melismòs 24, mentre l’ampio bordo reca un’iscrizione circondata da volute floreali rococò e cornici applicate, che visualizza un passo del Vangelo di Giovanni: «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo» (Gv 1, 29-30) 25 (Fig. 10). A tergo reca inciso il monogramma dell’imperatrice (Fig. 11) e lo stemma imperiale con l’aquila bicipite (Fig. 12). Alla liturgia e alla Divina Eucarestia sono collegate anche le figure dei santi che adornano i bracci dell’asterisco e recano iscrizioni con i loro nomi in caratteri cirillici. Sono raffigurati San Basilio, San Crisostomo, San Gregorio e San Nicola. L’incrocio fra i bracci dell’asterisco è coperto da un medaglione rotondo con l’effigie di Dio, descritto in caratteri cirillici come Santo Sabaoth, in atto di reggere un globo crociato e benedicente 26. L’asterisco (Fig. 13) reca incisi il monogramma di Caterina e lo stemma imperiale con l’aquila bicipite 27, mentre alla base del braccio con raffigurato San Nicola è impresso il marchio recante le iniziali «ΙΚ», presente anche sul calice, fatto che ne attesta la fabbricazione da parte dello stesso artefice, Ilya Grigoriev Kuchkin. Una decorazione identica si ritrova in un diskos del 1770 proveniente dalle botteghe del Cremlino 28.

Come si evince dal documento conservato nell’archivio del Museo Bizantino recante il numero di protocollo 1231/26-1-1931 del Ministero degli Esteri indirizzato al Museo stesso 29, i vasi eucaristici – il calice e il diskos con il suo asterisco – furono trasportati nel 1931 da Livorno al Museo Bizantino dall’ex ambasciatore ellenico a Roma, Ν. Mavroudìs. Successivamente il Museo Bizantino, mediante una lettera protocollata con il numero 422/2-2-1931 30, notificò al Ministero la presa in consegna degli oggetti e la loro esposizione presso il Museo 31.

Come già si è detto in precedenza, oltre ai doni votivi di Caterina II sono stati depositati presso il Museo Bizantino e Cristiano altri tre oggetti provenienti dalla chiesa della Santissima Trinità.

Il calice (Fig. 14), numero d’inventario ΒΧΜ 7103, è realizzato in argento dorato e ha una ricca ornamentazione a rilievo 32. La coppa, compatta, è avvolta da un sottocoppa traforato con motivi rococò a girali, intrecci di volute e figure angeliche. La decorazione del sottocoppa è completata da medaglioni ovali circondati da diamanti che contengono raffigurazioni in smalto dipinto. In quella centrale è rappresentato il Cristo secondo l’iconografia del Salvator Mundi. A destra e a sinistra sono raffigurati San Giovanni Prodromo e la Madre di Dio oranti a mezzobusto, mentre a tergo è rappresentato il Cristo secondo l’iconografia dell’«Ecce homo». Sul suo margine esterno il bordo reca incisa un’iscrizione in cirillico riportante dei versi dell’inno pasquale Κοινωνικόν [Kinonikòn], salmodiati al momento della Comunione dalla domenica di Pasqua per i quaranta giorni che portano alla festa dell’Ascensione: «Del corpo di Cristo partecipate, dalla fonte immortale gustate». Sul bordo si vedono anche dei punzoni con le iniziali dell’artefice (ΗΑ), identificabile con Ivan Alekseevich Alekseev 33, le iniziali del saggiatore dei metalli (ΑΚ), da identificarsi con Andrey Antonovich Kovalsky 34, e una raffigurazione di San Giorgio, che costituisce il marchio delle botteghe moscovite a partire dalla fine del XVIII secolo. Altri punzoni attestano le date di fabbricazione e di controllo (1851) e la purezza dell’argento 35. La base piramidale e l’alto fusto su cui poggia il sottocoppa hanno una decorazione vegetale a rilievo. La decorazione della base è completata da medaglioni analoghi a quelli del sottocoppa, in questo caso trapezoidali. Vi sono rappresentati Santa Sofia, Santa Olga di Kiev con San Giorgio, San Giovanni Prodromo e Santa Anastasia. Alla base vi è inoltre una placchetta con un’iscrizione in smalto dipinto che recita «Donazione in memoria di Giorgio morto a Firenze il 16 agosto 1850» (Fig. 15). La tecnica dello smalto dipinto, sviluppatasi in Europa occidentale a partire dal Quattrocento, fiorì nella città francese di Limoges nel Cinquecento 36 e conobbe una grande diffusione in Russia dal XVIII secolo in avanti. Calici con analoga decorazione vegetale a traforo della coppa e placchette in smalto dipinto appaiono a partire dal Seicento in Russia e sono conservati presso il Museo del Cremlino 37.

Prodotto della stessa bottega e dello stesso artefice del calice è il diskos eucaristico recante il numero d’inventario ΒΧΜ 7066 (Fig. 16), come attesta il triplice marchio che appare sul suo bordo (Fig. 17). È realizzato in argento dorato e ha una decorazione incisa. Poggia su un’alta base 38 ornata da volute e motivi vegetali a rilievo. Al centro della sua superficie circolare è raffigurato il Cristo in atto di portare la croce. Lo circondano due angeli e in alto è rappresentata la figura di Dio. Lungo l’intero perimetro dell’ampio bordo nastriforme, marcato da una doppia linea, è incisa un’iscrizione in russo che riproduce il passaggio consueto per i diskoi, tratto dal Vangelo di Giovanni (1, 29-30): «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo» (Fig. 18) 39.

Infine, proviene dalla chiesa della Santissima Trinità il fonte battesimale con il numero d’inventario ΒΧΜ 4923 40 (Fig. 19). La vasca in argento ha una ricca ornamentazione rococò a rilievo di rose in boccio, ghirlande, conchiglie e fogliami. Sulla sua superficie è incisa la legenda «Dedicata alla chiesa romana [d’Oriente] di Livorno dai fratelli germani Zosimàs 1792» (Fig. 20). I fratelli Teodosio (1755-1791) e Michele (1766-1809) Zosimàs, mercanti di Ioànnina, si stabilirono nella seconda metà del Settecento a Livorno, dove risiedeva una fiorente colonia di grandi negozianti d’origine epirota. Essi facevano parte della diaspora greca, che diede un importante contributo al movimento illuminista neoellenico e al risveglio della Nazione 41. È probabile che il fonte sia opera di una bottega locale.

Gli oggetti di alto livello artistico della comunità greca di Livorno qui presentati, come pure quelli conservati presso il Museo Civico della città, rappresentano solo una tessera del complessivo mosaico delle attività e dello sviluppo dell’ellenismo nell’occidente settecentesco. Essi testimoniano il prestigio della comunità greca della città, i suoi rapporti e i suoi contatti con la Russia e con Caterina II. Allo stesso tempo rappresentano – con l’eccezione del fonte battesimale – un piccolo saggio della ricchezza dell’arte della lavorazione dei metalli russa e delle botteghe orafe imperiali di Mosca e di San Pietroburgo nel XVIII secolo.

APPENDICE DOCUMENTARIA

1.

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI

DIPARTIMENTO II (AFFARI POLITICI)

 

N. Prot. 1231                               Atene, 26 gennaio 1931

422

29.1.31

 

         ALL’ATTENZIONE

della Direzione del Museo

Bizantino

             Viale Kifissiàs

 

Abbiamo l’onore di inviarLe un calice dorato per la Santa Comunione e un diskos dorato dell’Imperatrice Caterina [indirizzati] alla comunità greca ortodossa di Livorno, portati da Roma dall’ex Ambasciatore in Italia Sig. N. Mavrudìs per essere depositati presso il Museo Bizantino e La preghiamo di volerci notificare la loro avvenuta ricezione.

PER DISPOSIZIONE DEL MINISTRO

          IL CAPO DIPARTIMENTO

           (firma di D. KAPSALIS)

2.

DIREZIONE

DEL MUSEO BIZANTINO DI ATENE                                                              Atene, 2 febbraio 1931

N. Prot. 422/2.2.31

All’attenzione

dello Spett.le Ministero degli Affari Esteri

Dipartimento II Affari Politici

 

Abbiamo l’onore di comunicare al Ministero che sono stati da noi ricevuti e depositati presso il Museo Bizantino (con i nn. d’inventario 1684 e 1685) un Calice dorato e un diskarion per la Santa Comunione dello stesso materiale, doni dell’Imperatrice Caterina alla comunità greca ortodossa di Livorno, portati da Roma dall’ex Ambasciatore in Italia Sig. Mavrudìs.

Gli oggetti di cui sopra sono stati collocati in una teca della sezione di arte orafa (sala III al secondo piano del palazzo della Duchessa di Piacenza); inviamo altresì in allegato una nota descrittiva al riguardo.

Nell’occasione, ci sia consentito di rivolgere allo Spett.le Ministero la preghiera di trasmettere i ringraziamenti della Direzione del Museo al Sig. Mavrudìs per il trasporto di questi cimeli che arricchiranno il Museo Bizantino di Atene.

Suo devoto

il Direttore del Museo Bizantino

G. Sotirìu

 

Copia conforme
Atene, 15 aprile 1931
Il Direttore del Museo
Bizantino

  1. Ringrazio vivamente l’ex direttrice del Museo Bizantino e Cristiano Dott.ssa Parì Kalamarà per la proposta di pubblicare gli oggetti e la Direttrice generale del Museo Bizantino e Cristiano Dott.ssa Kalliòpi-Fedra Kalafati per l’autorizzazione a studiarli e a pubblicarli (delibera n. ΑΔΑ:Ψ30Ι46ΝΚΟΣ-ΤΨΛ/20-4-2026). Ringrazio anche la ricercatrice Yuliana Boycheva e la signora Maya Kourdidou per la lettura delle iscrizioni in russo. Un ringraziamento va inoltre alla collega Patrizia Scotti per i suoi utili suggerimenti e al restauratore delle antichità e delle opere d’arte nonché fotografo del MBC Nikos Mylonàs, che ha fotografato le opere. Infine, esprimo i miei più vivi e sinceri ringraziamenti a Umberto Cini – presidente dell’associazione culturale livornese “Borgo dei Greci” – per la traduzione dell’articolo in italiano, ma soprattutto per il suo contributo determinante e la sua perseveranza, grazie ai quali è stata possibile la pubblicazione di questo articolo.[]
  2. Nel 1561 il duca di Firenze Cosimo I, allo scopo di combattere la pirateria e aprire nuove rotte commerciali verso il Levante, attirò cristiani di confessione orientale. Il primo nucleo di greci giunse da Ancona, N. Tomadakis, Nαοί και θεσμοί της ελληνικής κοινότητας του Λιβόρνου, in “Epetirìs Eterìas Vizantinòn Spoudòn”, 16, 1940, pp. 83-84; essi furono impiegati sulle galere dell’Ordine di Santo Stefano, D. Vlami, Το φιορίνι, το σιτάρι και η οδός του κήπου. Έλληνες έμποροι στο Λιβόρνο 1750-1868, Athina 2000, p. 272: di questo volume è ora disponibile l’edizione italiana, intitolata Mercanti greci a Livorno, 1750-1868: commercio, nazione, famiglia, Atene 2021. Cfr. anche M. Kazanaki-Lappa, Ο ξυλόγλυπτος σταυρός της Ευαγγελίστριας του Λιβόρνου (1643) και οι σταυροί επιστυλίων στα κρητικά τέμπλα, in Ευφρόσυνον. Αφιέρωμα στον Μ. Χατζηδάκη, t. Ι, Athina, 1991, pp. 219-221, contenente una bibliografia sull’argomento.[]
  3. Nei porti franchi l’importazione e l’esportazione delle merci e dei carichi senza formalità doganali garantiva un trattamento privilegiato ai commercianti, che versavano dazi di importo inferiore. Determinante ai fini della proclamazione del porto franco fu il decreto emanato da Cosimo nel 1567 in materia di funzionamento della dogana di Livorno, D. Vlami, Το φιορίνι 2000, pp. 54-55.[]
  4. Sulla confraternita e le sue attività cfr. D. Vlami, Το φιορίνι 2000, pp. 281-332; N. Tomadakis, Nαοί και θεσμοί 1940, p. 93.[]
  5. N. Tomadakis, Nαοί και θεσμοί 1940, pp. 84-92.[]
  6. Imperial Gifts. Votive offerings of Catherine the Great to the Greek church in Livorno. Exhibition Catalogue (Byzantine and Christian Museum, 19 May-20 August 2000), Athens 2000, pp. 6-8.[]
  7. E. De Paz (a cura di), Documentazione storico urbanistica sulla communità greca e sulla Chiesa della SS. Trinità, Pisa 1978, pp. 8 e ssg. e A. Capitanio (a cura di), I paramenti sacri della chiesa greco-ortodossa della SS. Trinità di Livorno, Pisa 1978; Από τη Χριστιανική Συλλογή στο Βυζαντινό Μουσείο 1884-1930, catalogo della mostra, Athina 2006, pp. 351-352.[]
  8. Riguardo alla chiesa della SS. Trinità, alla registrazione dei suoi oggetti sacri e al trasferimento di questi presso il Museo Bizantino e Cristiano di Atene, al tentativo di salvare la chiesa e alla sua demolizione nel 1942, cfr. A. Capitanio, Preziosi arredi dalle chiese Greche Livornesi, Pisa 2025, pp. 337-342.[]
  9. Sono detti evangelistari le raccolte delle perìcopi, cioè brani tratti dai Vangeli, da leggersi durante le divine liturgie secondo la successione di queste nell’anno liturgico. Si distinguono dagli evangeliari, libri liturgici in cui sono raccolti i quattro Vangeli sinottici nella loro integralità [N.d.T.].[]
  10. Nell’uso della chiesa ortodossa e delle altre chiese orientali la patena è chiamata δίσκος (diskos) o δισκάριον (diskarion) e poggia su un piede o basamento fissato al di sotto. Nel testo italiano saranno impiegati i due termini greci conformemente al testo originale [N.d.T.].[]
  11. Un catalogo completo di tutti gli oggetti appartenenti alla donazione di Caterina la Grande è riportato in N. Tomadakis, Nαοί και θεσμοί 1940, p. 120. Si veda anche in proposito A. Capitanio, Preziosi arredi … 2025, pp. 343-344.[]
  12. Riguardo alla politica di Caterina e alle sue donazioni diplomatiche cfr. A. Kirin, Exuberance of Meaning, Athens 2013, pp. 86-89.[]
  13. Imperial Gifts… 2000, p. 22.[]
  14. Ibidem.[]
  15. Cristiani d’Oriente. Spiritualità, arte e potere nell’Europa post bizantina, catalogo della mostra a cura di G. Arbore Popescu, Milano, 1999, p. 353, n. 159; Imperial Gifts… 2000, pp. 26-30; Από τη Χριστιανική Συλλογή… 2006, p. 352, n. 625.[]
  16. M.M.Postnikova-Loseva, N.G. Platonova, B.L. Ul’ianova, Zolotoe i serebriannoe delo XV-XX vv. (Territoriia SSSR), Moskva 1995, p. 200, n. 1882.[]
  17. Imperial Gifts… 2000, p. 13; A. Capitanio, Preziosi arredi … 2025, pp. 350.[]
  18. A. Capitanio, I paramenti sacri… 1978, p. 30, n. 15.[]
  19. Cristiani d’Oriente 1999, p. 348; Imperial gifts…2000, p. 30; Από τη Χριστιανική Συλλογή2006, p. 352, n. 624.[]
  20. M.M.Postnikova-Loseva, N.G. Platonova, B.L. Ul’ianova, Zolotoe i serebriannoe…1995, p. 218, n. 2564.[]
  21. Das Gold aus dem Kreml, Russische Goldschmiedekunst vom 12.-20. Jahrhundert, catalogo della mostra, München 1991, p. 199, n. 53.[]
  22. Dimensioni del diskos: diametro superiore 22,5 cm, diametro inferiore 11,5 cm, altezza 6 cm; asterisco: apertura massima dei bracci 16 cm, altezza 11,5 cm.[]
  23. I diskoi con il fusto della base lungo fecero la loro apparizione in Francia nel Seicento. Alla fine del XVII/inizi del XVIII secolo si imposero in Russia come diskaria ecclesiastici di lusso: A. Balliàn, Θησαυροί από την Μικρά Ασία και την Ανατολική Θράκη, Athina 1992, p. 85, n. 45; C. Hernmarck, The Art of the European Silversmith, 1430-1830, London 1977, pp. 200-202; Das Gold aus dem Kreml… 1991, nn. 49, 53, 72.[]
  24. Il termine indica la divisione e distribuzione del pane consacrato durante la Comunione [N.d.T.][]
  25. Από τη Χριστιανική Συλλογή... 2006, p. 352, n. 623.[]
  26. Treasures from the Kremlin, New York 1979, p. 175, nn. 59-60.[]
  27. Cristiani d’Oriente… 1999, p. 348, n. 129 a-b; Imperial Gifts… 2000, p. 30; Από τη Χριστιανική Συλλογή… 2006, p. 352, n. 623.[]
  28. Treasures … 1979, p. 175, nn. 59-60.[]
  29. Vedi in appendice documento 1.[]
  30. Vedi in appendice documento 2.[]
  31. Από τη Χριστιανική Συλλογή… 2006, p. 352, nn. 621.1, 621.2. Per quanto riguarda la presa in consegna dei rimanenti oggetti, non sono stati rintracciati in archivio i documenti corrispondenti. Risulta soltanto la loro registrazione negli inventari d’ingresso nel Museo.[]
  32. Diametro superiore 13 cm, diametro inferiore 18,6 cm, altezza 33 cm.[]
  33. M.M. Postnikova-Loseva, N.G. Platonova, B.L. Ul’ianova, Zolotoe i serebriannoe…1995, p. 217, n. 2537.[]
  34. M.M. Postnikova-Loseva, N.G. Platonova, B.L. Ul’ianova, Zolotoe i serebriannoe…1995, p. 205, nn. 2108-2109.[]
  35. Pari a 84 zolotnik, corrispondenti all’87,5% di purezza dell’argento: era questo il titolo più consueto di tale metallo nei lavori di argenteria russi settecenteschi.[]
  36. Σμάλτα, χρώμα μέσα στο χρόνο, catalogo della mostra, Athina  2008, p. 23.[]
  37. Das Gold aus dem Kreml… 1991, nn. 65 e 73.[]
  38. Per il tipo di diskos vedi nota 15.[]
  39. Le dimensioni dell’oggetto sono: diametro superiore 20 cm, diametro inferiore 11,5 cm, altezza 8 cm, larghezza del bordo 2,7 cm.[]
  40. Dimensioni: altezza 92 cm, diametro al bordo superiore 54 cm, diametro della base 44 cm. []
  41. Sulla vita e il contributo dei fratelli Zosimàs si veda S. Bettis, Οι Ζωσιμάδες και η συμβολή τους στη Νεοελληνική Αναγέννηση, Ioanina 1990 e A. Papastavros, Ηπειρώτες εθνικοί ευεργέτες, Ioanina 2009.[]