La principessa Gaetana Papè di Valdina e l’altare dell’oratorio di San Filippo Neri a Palermo
francesco.melia03@unipa.it
DOI: 10.7431/RIV33042026
L’urna reliquiaria per le ossa di San Feliciano 1, martire cristiano, è posta sotto l’altare dell’oratorio di san Filippo Neri della città di Palermo (Fig. 1) 2.
L’oratorio è parte del grande complesso oratoriano, comprendente la chiesa di Sant’Ignazio martire e la casa dei confratelli, oggi occupata in gran parte dal museo archeologico “Antonino Salinas” 3.
L’insediamento della congregazione dei padri oratoriani avviene nel 1593 ad opera del padre palermitano Pietro Pozzo, reduce di molteplici esperienze in seno alla comunità oratoriana di Napoli 4.
La “gloria architettonica” della presenza degli oratoriani a Palermo dovrà attendere il secolo XVIII, quando lo stesso Mongitore, nel 1733, giudicherà la chiesa di sant’Ignazio all’Olivella “una delle principali chiese che adornano non solo la città di Palermo, ma anche la Sicilia” 5. In effetti, il giudizio dello storico palermitano corrispondeva al vero dopo due secoli di abbellimenti conseguenti, in ultima fase, all’intervento di due protagonisti dell’architettura italiana: Ferdinando Fuga (1699-1782) e Francesco Ferrigno (1686-1766).
Dopo un trentennio i congregati commissionano all’architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia (1729-1814), reduce dall’esperienza romana, la progettazione dell’oratorio, dedicato a Filippo Neri, poi realizzato tra il 1764 e il 1769 con lo scopo di avere un’aula per le attività musicali, peculiarità della congregazione 6.
I congregati possedevano ingenti risorse economiche perché membri dell’alta borghesia mercantile e della nobiltà togata. A quest’ultima classe sociale appartiene per vincolo matrimoniale donna Gaetana De Ballis e Marchese (1696-1769), vedova di don Giuseppe Papè (1685-1742), primo principe di Valdina e secondo duca di Giampilieri, ma soprattutto Protonotaro del Regno di Sicilia. I contatti frequenti tra casa Papè di Valdina con gli oratoriani sono testimoniati dalle generose offerte di donna Gaetana per le Quarant’ore e per il pagamento dell’urna destinata alle reliquie di san Feliciano martire. In una nota di pagamento del 31 dicembre 1761 si specifica che Si fa realizzare un’urna di S. Feliciano Martire nell’Oratorio dei (…) PP. All’Olivella per prezzo del maestro falegname per terminare il Palio (…), prezzo per addoratura della detta Urna, Pittura, regalia all’Architetto e per li cristalli per il palio. Si fa una regalia all’ingegniero (onze 24) 7.
Il documento riferisce dell’oratorio dei padri oratoriani, il cui progetto era già stato redatto un anno prima da Venanzio Marvuglia 8. Il falegname citato potrebbe essere Pietro Pezzano 9 che completa il palio d’altare e definisce dorando, dipingendo e incastonando i cristalli del paliotto. L’architetto, beneficiario della regalia, è certamente il Marvuglia. Non è chiara la figura dell’ingegniero anche lui beneficiato. L’elaborazione dell’opera dovette vedere l’intervento anche di Gioacchino Incardona che insieme al Pezzano realizza tutti gli arredi lignei dell’oratorio e tra di essi anche “le diciotto ninfe intagliate con sei cornacopi” 10.
L’altare, di medie dimensioni, è estremamente prezioso per la profusione di diaspri e bronzi dorati che ne rivestono l’intera superficie. Il disegno di Venanzio Marvuglia, custodito presso l’archivio Palazzotto 11, è la testimonianza di come l’altare si sia conservato quasi integro fino ai nostri giorni (Fig. 2).
Al centro si trova l’urna con i piedi leonini dorati (Fig. 3) e l’intera superficie è rivestita da pietre colorate e preziose. Sul coperchio un cuscino in granito è sormontato da una corona e da una palma in bronzo dorato simboli del martirio. È inserita in una nicchia pavimentata da marmi variopinti a motivi geometrici che si ripetono sulla parete di fondo e sulla piccola volta a botte. Le pareti laterali della nicchia sono occupate rispettivamente a destra e a sinistra da due teche reliquiarie ottagonali con una sottile cornice marmorea. Ai lati della nicchia, a destra e a sinistra ritroviamo due piccole nicchie, oggi vuote, ma occupate un tempo da due vasi neoclassici, previsti nel disegno del Marvuglia. La superficie dell’altare è ricoperta sia da piccole teche di forma ellittica o ottagonale, contenenti le reliquie, sia da due bassorilievi in legno dorato, ad imitazione del bronzo, con due allegorie: la Fides a sinistra (Fig. 4) e la Constantia a destra (Fig. 5). I rilievi possono essere riferiti all’intagliatore Incardona, esecutore del progetto di Marvuglia. Le figure rappresentate riprendono gli stilemi della copia di età romana della celeberrima scultura alessandrina dei Musei Vaticani, raffigurante il dio Nilo. Preziosi diaspri rivestono l’intera superficie dell’altare ed il suo tabernacolo e geometriche decorazioni in bronzo dorato arricchiscono le cornici neoclassiche del paliotto. Il progetto del Marvuglia per l’altare ha la raffinatezza formale di gusto classico per l’evidente equilibrio delle parti. Il paliotto è nel più puro stile Luigi XVI ed ha come fulcro il medaglione con l’iscrizione XP contornato da leggere ghirlande. Sul colmo dell’urna si riconosce dal disegno il cuscino in granito, la corona e la palma del martirio.
Nella realizzazione finale non appaiono il medaglione e le ghirlande e lo stesso cuscino in granito è volutamente spostato verso l’interno. Queste piccole modifiche alla grazia neoclassica del disegno originale sembrano quasi un revival tardo barocco. I vasi ad urna, non più esistenti, erano l’emblema dello stile Neoclassico e richiamavano tacitamente la teca centrale.
La figura geometrica dell’ottagono, scelta dal Marvuglia per realizzare le teche reliquiarie non è casuale (Fig. 6). A pianta ottagonale era l’edificio di ispirazione classica, progettato dall’architetto palermitano, per il concorso Clementino, indetto dall’Accademia di San Luca, con il quale si aggiudicò nel 1758 il secondo posto 12.
L’architetto palermitano conosceva certamente le ampie volte cassettonate ad ottagono del Foro di Nerva, grazie alle stampe diffuse all’epoca 13.
Da documenti inediti 14 rileviamo che l’ormai celebre Giuseppe Venanzio Marvuglia, negli anni Settanta del Settecento, è operante nei rifacimenti decorativi della celebre galleria del palazzo Papè di Valdina, di proprietà della famiglia committente dell’urna e dell’altare in esame. Per questo fastoso ambiente progetta una grande boiserie neoclassica, bianca e dorata, per incastonare uno dei più preziosi dipinti della raccolta del protonotaro del Regno “Loth e le figlie” di forma ottagonale 15. È una casualità che il Marvuglia abbia scelto un dipinto di tale formato tra quelli più importanti di casa Valdina? Alla medesima temperie riferisco anche l’apparato decorativo della camera da letto da parata di palazzo Gangi commissionato da Giuseppe Valguarnera nel 1792 con le soprapporte di forma ottagonale 16. Pertanto, la presenza della forma ottagonale nelle teche reliquiarie dell’altare dell’oratorio di San Filippo Neri rientra in quel gusto neoclassico di matrice romana della seconda metà del Settecento valorizzato a Palermo da Venanzio Marvuglia.
La nota di pagamento non fa riferimento a pietre semipreziose né alla loro lavorazione. È probabile che la principessa di Valdina finanzi la realizzazione in legno e cristalli del progetto di Marvuglia e la teca per le reliquie. Il palio con i cristalli era decorato certamente dai vetri dipinti ad imitazione dei diaspri assai in voga nella Sicilia del Settecento. Goethe stesso rimase sorpreso, durante il suo viaggio in Italia, dalla maestria degli artigiani che realizzano i vetri dipinti, a perfetta imitazione dell’agata, per il principe di Palagonia nella sua villa 17. A conferma di questa ipotesi vi è la testimonianza di padre Antonio Pesce che riferisce “L’altare, rifatto nel 1863 da Salvatore Donnino, risultò un lavoro stupendo di agate, ametiste ed altre pietre preziose e bronzi finissimi dorati a fuoco. Nel centro sotto la mensa, v’è una urna bellissima tutta agate e cristalli che contiene le reliquie di S.Feliciano M.” 18.
È possibile che l’altare, utilizzato fino al 1863, era quello pagato nel 1761, successivamente arricchito dalle agate e dai diaspri che ne fanno un’opera di pregio e valore indiscusso.
L’urna reliquiaria di San Feliciano è stata certamente commissionata dai Papè di Valdina nel 1761 ed è stata poi utilizzata nell’altare progettato dal Marvuglia.
Il frequente uso delle agate e dei diaspri nelle arti decorative siciliane è dovuto all’abbondanza del prezioso materiale proveniente dalle diverse cave presenti sull’isola. Il Seicento e la prima metà del Settecento è il periodo in cui ritroviamo arredi e apparati decorativi rivestiti di preziosi materiali 19. I Papè, principi di Valdina e protonotari del Regno, vivono in residenze i cui ambienti sono nobilitati dalla presenza di arredi sensazionali frutto della committenza del primo protonotaro della famiglia, don Cristoforo Papè.
Gli arredi, legati alla figura del più importante collezionista della famiglia, sono collocati negli ambienti più fastosi del palazzo settecentesco.
La vasta camera da letto di donna Gaetana De Ballis e Papè, principessa di Valdina e sposa di don Giuseppe, vantava due magnifici stipi monetieri rivestiti in ebano, argenti e pietre semipreziose. Uno di essi è un esempio di straordinaria ebanisteria siciliana, progettato da Mariano Smiriglio, architetto del senato palermitano dal 1606 al 1636, e decorato dall’argentiere Michele De Ancona nel 1634 per il protonotaro del Regno 20.
Il camerone del palazzo, che precedeva la camera da letto della principessa, ospitava nelle scaffarrate parte degli oggetti che costituivano la wunderkammer di don Cristoforo. Di queste ricordiamo il magnifico tabernacolo in lapislazzuli, cristallo di rocca, corallo e pietre semi preziose del secolo XVII esposto, negli anni quaranta del Settecento, fuori dal suo contesto ecclesiastico e la croce da tavolo in cristallo di rocca, lapislazzuli, corallo e bronzo dorato con il suo elegante basamento recante l’iscrizione Dom Christo. Triumphanti Triumphans hanc crucem Christophorus Papè D.D.D. 21.
Lo stesso Mariano Smiriglio, attivo in casa Valdina, viene incaricato di progettare nel 1631 la cappella di Santa Rosalia nella cattedrale di Palermo la cui ricchezza era straordinaria fu ordinato, che tutta fosse lavorata e dipinta ma con altri colori, che di marmi e diaspre ed altri più fini pietre…il che è stato puntualmente eseguito in guisa che senza pennello sembra fatta a pennello 22. Nella chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella lo stesso Smiriglio progetta la cappella del SS. Crocifisso e l’esuberanza barocca è espressa con la profusione delle preziose agate, diaspri lapislazzuli di somma qualità 23.
Nel 1733 la cappella viene completata da un paliotto reliquiario disegnato dall’architetto Francesco Ferrigno (1686-1766), commissionato dai padri oratoriani grazie all’eredità Gambacurta.
L’opera verrà realizzata dai marmorari Antonino e Giovan Battista Marino, dal maestro Domenico Magrì, che rivestì il paliotto di agate, diaspri, lapislazzuli ed altre pietre semipreziose e dall’argentiere Antonino Mollo, autore delle parti in rame rosso dorato 24. Il Ferrigno in quegli anni è l’architetto di casa Valdina e il protonotaro Giuseppe Papè gli affiderà l’importante progettazione di una nuova ala nel palazzo di famiglia, adiacente alla chiesa di San Tommaso di Canterbury 25.
La progettazione dell’altare reliquiario di Venanzio Marvuglia per l’oratorio di San Filippo Neri, con le sue molteplici reliquie e l’impiego dei marmi preziosi, è quasi “la versione moderna” dell’altare della cappella del SS. Crocifisso nella chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella.
I tre architetti, Mariano Smiriglio, Francesco Ferrigno e Venanzio Marvuglia li ritroviamo a prescindere attivi per i protonotari del Regno a vari livelli e attraverso i secoli.
Inoltre, la presenza di opere d’arte decorativa abbellite da pietre preziose e semipreziose nella collezione Papè di Valdina dovette influenzare non poco il gusto della principessa di Valdina, espresso poi nella commissione di un paliotto d’altare e di una teca reliquiaria di raffinata ricchezza.
L’altare dell’oratorio di San Filippo Neri nella città di Palermo appare la summa della raffinata cultura artistica che sarà una costante nelle vicende collezionistiche e di committenza dei principi Papè di Valdina.
- P.Burchi, Feliciano, protovescovo di Forum Flaminii, santo, martire in Bibliotheca Sanctorum, V, coll. 597-600; non è chiaro se le reliquie palermitane appartengano al vescovo Feliciano di Foligno perché nessun simbolo riferito alla sua dignità vescovile si riscontra nell’apparato decorativo dell’altare. Ringrazio con stima il professore Pierfrancesco Palazzotto e l’architetto Ciro D’Arpa per l’insostituibile contributo bibliografico determinante per la stesura del presente articolo.[↩]
- Cfr. P. Palazzotto, Giacomo Serpotta. Gli oratori di Palermo. Guida storico-artistica, Palermo 2016.[↩]
- Cfr. C. D’Arpa, Architettura e arte religiosa a Palermo: il complesso degli oratoriani all’Olivella, Palermo 2012.[↩]
- C. D’Arpa, Architettura e arte…, 2012, pp.15-18.[↩]
- A. Mongitore, Discorso apologetico di Filalete Oreteo intorno all’origine, e alla fondazione della chiesa Palermita na del Principe degli Apostoli S.Pietro, Palermo 1733.[↩]
- C. D’Arpa, Architettura e arte…, 2012, p. 230.[↩]
- ASP, V.841, f. 93.[↩]
- C. D’Arpa, Architettura e arte…, 2012, p. 148.[↩]
- C. D’Arpa, Architettura e arte…, 2012, p. 233.[↩]
- C. D’Arpa, Architettura e arte…, 2012, p. 80.[↩]
- C. D’Arpa, Architettura e arte…, 2012, p. 82.[↩]
- Cfr. P. Palazzotto, Disegni dall’antico di Giuseppe Venanzio Marvuglia in Contro il Barocco. Apprendistato a Roma e pratica dell’architettura civile in Italia (1780-1820), Roma 2007; C. Patuzzo, Formazione, competizione e rinnovamento linguistico: Accademie e architetti “europei” nella metà del Settecento. Storia, rappresentazione digitale e divulgazione del progetto di Giuseppe Venanzio Marvuglia per il concorso clementino del 1758, tesi di dottorato, Università di Palermo, ciclo XXXVII, tutor prof.ssa Domenica Sutera, a.a. 2024-2025.[↩]
- A.Gonzalez Palacios, Il tempio del gusto, Vicenza 2000, p. 625.[↩]
- Le ricerche documentarie sull’apparato decorativo del palazzo Papè di Valdina sono al momento in corso e confluiranno in una monografia ad esso dedicata.[↩]
- V. AbBate, Quadrerie e collezionisti palermitani del Seicento in Pittori del Seicento a Palazzo Abatellis (V.Abate a cura di), Milano 1990, p.50; V.Abate, La stagione del grande collezionismo in 1570 Porto di Mare 1670. Pittori e Pittura a Palermo tra memoria e recupero, (V.Abate a cura di), Napoli 1999, p. 118.[↩]
- A.Zalapì, Dimore di Sicilia, San Giovanni Lupatoto 1998, p.179; S.Piazza, Palazzo Valgurnera Gangi a Palermo, Palermo 2021, p. 61.[↩]
- J.W. Goethe, Viaggio in Italia.1786-1777, Firenze 1948, p. 89.[↩]
- Ringrazio l’architetto Ciro D’Arpa per le preziose notizie fornitemi e per avermi indicato il testo di A.Pesce, Storia e Arte della chiesa di Sant’Ignazio martire all’Olivella. Pubblicazione integrale inedita del suo studio su storia e arte della chiesa dell’Olivella in Miscellanea Storica della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Palermo (a cura di Corrado Sedda), Palermo 2019, Vol.1 p. 23.[↩]
- C. Napoleone, L’impiego dei diaspri e delle agate di Sicilia dal XVI al XVII secolo in Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, pp.193-197.[↩]
- Michele D’Ancona è così definito nell’atto di commissione Aurifex scultor ac cere operator et sigillator e l’arredo realizzato per scriptorio del protonotaro. L’opera dell’argentiere doveva seguire il disegno fatto per mano di Mariano Smiriglio Regio hinghero (sic). L’arredo era composto da quattro basi e quattro capitelli compositi “quattro statui di virtù cardinali con soi geroglifici. Item tri statui di virtù Theologali con soi geroglifici et culumba di Spirito Santo con soi rai e ragli di foco. Item due victorii con soi trombi alli mani sopra la porta maggiore. Item la arma con sue fastina di frusti di lauro e crechia quali vanno retti da dette due vittorie…, ASPA, Notai defunti, Michele Greco, n.17502 cc.37r.-38r. in Documenti inediti per le arti decorative in Sicilia dal XVI al XVIII secolo, a cura di S. Anselmo, in Splendori di Sicilia…, 2001, pp. 285-286.[↩]
- [1] M.C. Di Natale, Oro, argento e corallo tra committenza ecclesiastica e devozione laica in Splendori di Sicilia…, 2001, pp. 43-45.[↩]
- A. Mongitore, Dell’Istoria Sagra di tutte le chiese, conventi, monasteri, spedali e altri luoghi pii della città di Palermo, ai segni QqE9. Biblioteca comunale di Palermo, p. 12.[↩]
- C. Napoleone, L’impiego dei diaspri…, 2001, p. 197.[↩]
- C. D’Arpa, Il commesso marmoreo a Palermo: altari e cappelle nella chiesa oratoriana di Sant’Ignazio Martire all’Olivella, in Splendori di Sicilia…, 2001, p. 176.[↩]
- S. Piazza, Architettura e nobiltà. I palazzi del Settecento a Palermo, Palermo 2005, p. 160.[↩]