Estetiche del filo: tradizione e innovazione nell’arte contemporanea. L’esempio Maria Tassone
valentina.certo@unime.it
DOI: 10.7431/RIV33102026
L’arte del filo tra tradizione e contemporaneità
Nel corso del Novecento 1, l’arte contemporanea ha gradualmente riabilitato l’universo delle pratiche tessili e decorative. Nel 1962 inaugura la prima Biennale de la Tapisserie di Losanna, poco dopo, nel 1971, mostre come Deliberate Entanglements rivelano che l’arte tessile, con la denominazione Fiber Art, inizia a essere riconosciuta. Ma è il momento in cui il filo viene utilizzato come medium concettuale nelle Avanguardie Artistiche che assistiamo a una vera e propria rivoluzione dei linguaggi che condiziona la sfera del tempo, degli affetti e si concretizza con il gesto e il pensiero. Tra le figure che maggiormente si servono del filo per sperimentazioni concrete e concettuali, una menzione speciale meritano Alighiero Boetti e Maria Lai 2.
La rivalutazione di tali linguaggi non risponde soltanto a una curiosità formale o a una velleità puramente estetica, ma si inserisce in una più ampia ridefinizione dei confini dell’arte, che riconosce nel fare manuale un luogo generativo, vivo e critico di pensiero.
L’artigianalità che ha caratterizzato l’arte per tanti secoli 3, spesso si pensava a discapito della libertà creativa dell’artista, è vista, invece, sempre più come mezzo di conoscenza, nonché una lente per indagare la complessità dell’esperienza estetica: un meccanismo articolato non solo visivo ma prettamente corporeo e incarnato.
In questa nuova e ampia visione, l’arte del filo assume un ruolo privilegiato dal momento che condensa le competenze tecniche, la densità del simbolo, la tradizione più radicata e il gesto creatore dell’artista con la sperimentazione.
«La gerarchia arte/tecniche artigianali suggerisce che l’arte fatta con il filo e l’arte fatta con la pittura siano intrinsecamente impari: il che significa che la prima è artisticamente meno significativa. Ma le vere differenze tra le due sono nei termini del dove queste sono realizzate e chi le realizza. Il ricamo, dall’epoca della divisione arte/tecniche artigianali, era fatto nella sfera domestica, solitamente dalle donne, per ‘amore’. La pittura era realizzata prevalentemente, sebbene non solo, dagli uomini, nella sfera pubblica, per denaro» 4 scrive Parker, sottolineando come l’arte del filo, nelle sue molteplici inclinazioni – quindi ricamo, tessitura, merletto, arazzo – nella storia occidentale, soprattutto, era radicata nella sfera domestica, se non liturgica e cerimoniale, costituendo un patrimonio di conoscenze trasmesse e da tramandare, da differenziare dalla pittura. In un’ipotetica gerarchia, la pittura rivestiva un ruolo d’eccezione difficile da scardinare, mentre l’arte del filo, considerata solo espressione della manualità umana, e relegata alla sfera privata, era esclusa dal canone delle arti maggiori. È però inevitabile notare come in ogni civiltà abbia rivestito funzioni svariate, dall’ambito ornamentale, liturgico, privato fino a mutare in veicolo di simboli, identità e narrazioni.
Tra gli artisti contemporanei interessante è anche il lavoro di Elaine Reichek che nelle opere ripropone la forma dei ricami più antichi per esporre e criticare i preconcetti su genere, classe e razza che esprimevano e rafforzavano. Alcuni ricami sono accompagnati da testi di denuncia e ironici. Sampler del 1993 riporta la frase: “Don’t be loud. Don’t be pushy. Don’t talk with your hands”. Reichek, artista femminista e controcorrente, è stata invitata a intervenire alla mostra Painted with Silk: The Art of Early American Embroidery tenutasi presso il Detroit Institute of Arts, dal dicembre 2024 al giugno 2025. L’esposizione mette in luce l’arte del ricamo americano antico, in particolare delle giovani ragazze che dal 1740 al 1830, potendosi permettere un’educazione adeguata, si dedicavano anche al ricamo. La mostra dimostra sia la padronanza di un’importante abilità pratica, sia la diligenza e l’autodisciplina che la società si aspettava dai suoi membri più privilegiati.
In questo contesto, nel presente articolo si intende approfondire la figura di Maria Tassone che, sebbene poco conosciuta al grande pubblico, emerge come espressione di un equilibrio tra memoria e innovazione, quindi tra le tradizioni, tramandate di padre in figlio, di una terra ricca e caratterizzata da una storia millenaria, al mondo globalizzato e veloce dell’odierna società.
Tassone, servendosi esclusivamente di fili di seta, trasforma il ricamo classico in una sorta di pittura materica in cui la tela, ovvero la superficie – il supporto, diviene, tramite un certosino lavoro, campo di tensione tra sensibilità e controllo. La decorazione, impressa con un disegno preliminare e successivamente con il filo, si emancipa da uno statuto subordinato per assumere le vesti di un linguaggio artistico pienamente autonomo. Ma nella sua ricerca, Tassone, non guarda al concetto ma al concreto (Fig. 1).
Maria Tassone: biografia e formazione
La concretezza del reale è per Maria Tassone una Musa Ispiratrice instancabile. Nata e residente in Calabria, si forma in un contesto territoriale in cui la tessitura e il ricamo costituiscono non solo una tradizione tecnica, ma un vero e proprio codice identitario. La dimensione comunitaria, i ritmi lenti del lavoro manuale e la relazione organica con la natura si riverberano nella sua pratica, che assume fin dalle origini un valore insieme estetico e antropologico. La Calabria, con i suoi paesaggi e la sua memoria collettiva, è per Maria fonte inesauribile di ispirazione: emerge un mondo variegato e variopinto, che attinge alla quotidiana vita e si compone nei colori, nelle forme, nei grovigli, nei fili che si intrecciano e nel disegno puntiglioso (Figg. 2 – 3).
La formazione di Tassone non avviene nei circuiti accademici, non segue un percorso lineare ma si basa maggiormente sull’esperienza e la sperimentazione. La sua ricerca, quindi, è frutto di un percorso da autodidatta. Sin dalla più tenera età si avvicina all’arte del disegno e alla scrittura 5, in particolare alla poesia, ma è nel cucito, in particolare nell’agopittura (attraverso il ‘punto pittura’ o ‘punto raso’) che trova terreno fertile la sua libertà interiore. Lavorando sapientemente sul disegno e sul linguaggio poetico, riesce a creare opere che non possono essere classificate semplicemente come ricami, ma come vere e proprie pitture materiche, dove il colore nasce dall’intreccio dei fili di seta (talvolta anche d’oro e d’argento) e la luce si modula attraverso la densità e la direzione delle cuciture. L’artista, infatti, padroneggia con sicurezza la tecnica, utilizzando il filo con precisione e consapevolezza per ottenere effetti cromatici e materici di grande controllo e coerenza compositiva. A tale proposito si potrebbe definire la sua pittura ad ago come una forma ibrida che, dalla sedimentazione della tecnica, tende verso la sperimentazione, interrogando i paradigmi della pittura, della poesia e dell’immaginazione. Le opere di pittura ad ago sono state esposte presso la Joseph D. Carrier Art Gallery of Toronto e, in Italia, a Catanzaro, Firenze, Prato, Messina e Roma (nella capitale ha esposto anche nella Sala della Protomoteca del Campidoglio).
Tecnica e linguaggio visivo
Il lavoro di Tassone si distingue per la capacità di unire la perizia tecnica del ricamo tradizionale con una libertà compositiva tipica delle arti visive contemporanee. Nei suoi lavori, la precisione del punto e la sapienza cromatica si fondono in un linguaggio personale, capace di raccontare storie, emozioni e simboli radicati nella sua terra. I filati di seta policroma, infatti, sono fittamente accostati e seguono il disegno in maniera continuativa, evidenziando un accostamento cromatico che esalta la figura principale che si staglia su sfondo scuro.
La genesi, così come la realizzazione, è lenta: dalla scelta iconografica, si passa poi a un disegno a matita su carta preliminare che funge da bozzetto. Il disegno viene poi riproposto in maniera dettagliata e ingrandita in un ulteriore foglio e trasmesso su tela tramite una carta lucida. Il tessuto telato utilizzato è quasi sempre di colore nero. Il telaio adoperato è rotondo o rettangolare: quest’ultimo realizzato su misura per opere di grandi dimensioni.
Successivamente l’artista sceglie i filati e, solo alla fine, inizia la parte del ricamo. Il disegno preparatorio riveste un’importanza prioritaria, impiegato per organizzare l’intera composizione, suddividere gli spazi, delineare le forme e i vari piani in cui si estende l’opera. Il tempo che scorre per la realizzazione è lento, più di dodici mesi per un’opera di circa 30/40 cm (Fig. 4).
Per il meticoloso utilizzo del chiaroscuro e delle sfumature, il primo impatto con le sue opere potrebbe sembrare quasi straniante: soltanto avvicinandosi, attraverso un contatto quasi diretto, si scoprono la tridimensionalità del filo, il rilievo che cattura la luce e la restituisce in sfumature cangianti. Lo spettatore rimane incantato prova a ragionare sulla tecnica e sulla precisione dell’artista; prova a riflettere sulla musicalità che riunisce il tutto, che si nasconde – celata a una visione distratta – ma che si esplica nelle varie cuciture che si susseguono come note, nei cambi di colore che donano un senso di armonia e melodie, nei colori che sono modulazioni armoniche vibranti. Il risultato del lavoro dell’artista è un corpus di opere che si snoda tra tradizione e innovazione, tra arte tessile e pittura, tra artigianato e arte libera da ogni schema, in cui il filo non è più solo materiale, ma diventa un legame, una radice, un inizio, una trama di storie, sogni, momenti che si intrecciano ed evolvono, come i rami degli alberi che popolano i suoi lavori.
Guardare un’opera di Tassone è un po’ come ascoltare un canto semplice e diretto in superficie, ma profondo e carico di storia nella sua essenza.
In un’epoca dominata dal digitale e dalla velocità, l’arte tessile di Maria ricorda che la creatività può essere un atto di pazienza, gentilezza, dedizione e amore per il dettaglio.
Temi e simboli ricorrenti
Le opere di Tassone non si esauriscono nella raffinata ricerca tecnica, ma si caratterizzano per una ricchezza simbolica e tematica che investe tanto il piano personale, privato, quindi del particolare, quanto quello universale. Per quanto riguarda l’iconografia, negli anni di produzione ovvero dal 1960 ai primi anni 2000, è molto varia, anche se si può esplicitare un filo conduttore. Tra i nuclei che maggiormente ricorrono emerge il rapporto con la natura, rappresentata non semplicemente come un soggetto figurativo o formale, ma come una metafora di connessione profonda tra il corpo umano e il verde. Alberi, radici, rami e paesaggi assumono significati simbolici che rimandano a una memoria collettiva, che guarda alla ciclicità del tempo e della vita e al concetto di rinascita e rigenerazione (Fig. 5).
Accanto alla dimensione naturale, la figura umana occupa un ruolo di spicco e centrale. Essa appare fusa con elementi vegetali, evocando una simbiosi tra corpo e paesaggio, altre volte isolata e solitaria in spazi onirici e sospesi, immersa in una contemplazione quasi meditativa o impegnata in lavori manuali. La luce, resa attraverso contrasti cromatici e modulazioni del filo, si carica di valenza simbolica: bagliori e chiaroscuri diventano metafore della ricerca interiore, della speranza e della trasformazione.
La simbologia è centrale: stemmi, paesaggi, animali, figure umane e composizioni oniriche, nonché richiami alla religione (Fig. 6), popolano un immaginario che affonda le radici nella cultura del sud Italia, in luoghi luminosi, antichi e del mito. Tassone attinge a un’iconografia antica che infonde serenità e induce alla meditazione ma che si apre a tematiche universali come la natura, il legame tra uomo e ambiente, la memoria e la spiritualità.
Nelle scene notturne, il filo scuro si illumina di improvvisi bagliori, come nella figura del Viandante che avanza con la lanterna; nelle composizioni allegoriche, le figure umane si fondono con rami e radici, evocando un’idea di connessione profonda con la terra; nei lavori di carattere araldico, emerge, invece, un rigore formale che dialoga con la ricchezza ornamentale.
In generale: nelle composizioni di Maria Tassone abitano i paesaggi collinari, le chiese antiche, i muretti in pietra, i colori della macchia mediterranea e il ritmo ciclico delle stagioni. Sono composizioni caratterizzate da armonia e da equilibrio, non solo formale e del colore e compositivo, ma emerge anche un’armonia emozionale, una sorta di pace e quiete, che viene trasmessa all’osservatore. Questa quiete si può collegare al suo lavoro manuale, di artigiana e alla meditazione poetica.
Maria Tassone attinge dal concreto, ma non si limita a “riprodurre” la realtà, anzi la reinventa attraverso una tecnica lenta e meditativa, dove ogni punto è frutto di un gesto preciso, minuzioso, studiato. In questo senso, il suo lavoro esprime lentezza e meditazione, anche a discapito della società presente sempre più dedita alla velocità e al successo. Ogni opera si configura come un oggetto di doppia percezione: visivo e tattile, contemplativo e corporeo. In questo equilibrio tra locale e globale, intimità e universalità, si manifesta la cifra distintiva di Tassone: una voce sensibile e delicata ma da ascoltare.
Tradizione e innovazione, particolare e universale
L’esperienza artistica di Maria Tassone costituisce un paradigma eloquente del dialogo tra tradizione e contemporaneità. La sua pratica, non limitandosi alla riproposta di modelli decorativi, trasforma i soggetti, prima disegnati, attraverso una sensibilità critica e creativa, facendo del ricamo un atto di riflessione autonoma.
L’agopittura di Tassone dimostra che la manualità può costituire un linguaggio di avanguardia e non un semplice hobby o passione per il telaio o ancora un richiamo all’arte antica. Nei secoli XVI, XVII e XVIII, infatti, nascono la maggior parte dei quadri ricamati, soprattutto con funzione ornamentale e di culto privato, nell’Italia meridionale 6. C’era, infatti, una «tendenza volta alla ricerca materica e tridimensionale, nonché alla sperimentazione di nuovi metodi esecutivi, più rapidi» 7.
Questa sperimentazione con il filo porta al consolidarsi di nuove tecniche: «Sul finire del Seicento, nell’ambito dell’arte del ricamo, sull’impulso della ricerca materica e della sperimentazione di nuovi metodi esecutivi, preferibilmente più rapidi, accanto all’agopittura (o ricamo dipinto) eseguita a punto raso e a fili distesi, con invisibili punti di fermatura, si introducono e diffondono in Italia, soprattutto nel Meridione e in Sicilia, tre varianti tecniche, sebbene connotate da diverse peculiarità regionali: quella a incollato, il collage e il ricamato combinato, che associa il ricamo ad ago e quello a fili incollati». Ma, in passato, la libertà creativa dell’artista era marginale: «alla base di questa produzione settecentesca spesso non è più il modello direttamente fornito dall’artista ma famosi dipinti, stampe e disegni contemporanei in grado di soddisfare il gusto dei collezionisti» 8.
Per Tassone, invece, ogni punto cucito è frutto di una deliberata meditazione, di un gesto carico di tempo e di attenzione al dettaglio e al disegno preparatorio. La lentezza della creazione si fa scelta poetica e critica, riaffermando il valore dell’esperienza sensoriale. Ogni opera raffigura un mondo interiore ma concreto che non rinuncia al realismo e alla forma, mettendo in rilievo soprattutto l’artigianalità anche a dispetto del concetto (Fig. 7). In questa scelta sicuramente l’artista calabrese si discosta prettamente dagli ultimi esiti contemporanei con il tessuto, sia recenti, che relativamente passati come gli esempi già citati di Boetti e Lai.
L’opera di Tassone non rinuncia al confronto dialogico e dialettico con il presente. La sperimentazione con materiali tradizionali come filo e ago riflette sulla distinzione tra arte e artigianato, sovvertendo gerarchie consolidate in favore di un corpus unitario e compatto di opere che seguono un filo conduttore iconografico e creativo e che richiamano il concetto di “art pour l’art” ovvero dell’arte che non “serve” se non a se stessa, indipendente dalla morale, dagli anni, emancipata dalla società e dalla politica. Arte che, essendo pura, è pura comunicazione. Gli strumenti di lavoro, considerati in un passato non troppo lontano, domestici e femminili, ora medium di espressione individuale e di riflessione culturale, contribuiscono a una ridefinizione concettuale del valore estetico. Lo stesso telaio che in passato era un oggetto che relegava la donna alla vita domestica, in questo frangente è mezzo di emancipazione e di libertà espressiva (Fig. 8).
La tensione tra continuità e innovazione, tra passato e presente, resta volutamente aperta, dinamica e in mutamento. La produzione di Tassone si colloca, dunque, in una dimensione quasi ibrida tra pura decorazione e pittura, tra immaginazione e artigianato, ridefinendo il senso dell’arte tessile e la sua funzione estetica e utilitaria anche nell’orizzonte contemporaneo. All’arte riproducibile 9 si contrappone l’autenticità e la perfezione/imperfezione del punto. Tale caso studio offre l’occasione per riflettere sul valore e l’importanza delle pratiche manuali nel linguaggio artistico odierno e sul dialogo, sempre attuale, tra tradizioni locali e codici visivi globali.
- In realtà, la progressiva di valorizzazione dell’arte del ricamo si avvia già alla fine dell’Ottocento per poi consolidarsi nel Novecento. Questo fermento si traduce nell’apertura di nuove scuole, in comunità e movimenti come le Arts and Crafts in Inghilterra e la Wiener Werkstatte a Vienna.[↩]
- F. Stevanin, Marginale personale, politico: il ricamo e il tessuto nell’arte degli anni Ottanta del Novecento, «ZoneModa Journal», 9 (1), 2019, pp. 181-192.[↩]
- Interessante è il catalogo la mostra del 2019 Fili d’oro e dipinti di seta: velluti e ricami tra Gotico e Rinascimento e il rispettivo catalogo, pubblicato a cura di L. Dal Pra, M. Carmignangi e P. Peri, edito dalla Provincia Autonoma di Trento nel 2019. La mostra è stata allestita presso il Castello del Buonconsiglio.[↩]
- R. Parker, The Subversive Stitch. Embroidery and the Making of the Feminine, The Women’s Press, London, 1996, p. 5.[↩]
- Maria Tassone ha scritto favole, romanzi, componimenti poetici, anche in vernacolo. Si segnala il romanzo Vènti di Marzo del 2001.[↩]
- Per approfondire, vedi anche Exempla Moralia. “Arazzi” siciliani ricamati del XVII secolo, (Palermo, Pinacoteca di Villa Zito, 19 dicembre 2024 – 23 febbraio 2025) – catalogo della mostra a cura di M. Vitella con presentazione di M.C. Di Natale, Palermo 2025.[↩]
- R. Civiletto, Il mito, il filo, l’inchiostro. La coppia di quadretti a fili incollati con soggetti mitologici nella collezione di villa Malfitano, in «OADI – Rivista dell’osservatorio per le Arti Decorative in Italia», n. 31, 2025.[↩]
- R. Civiletto – M. Sebastianelli, Sovrapposizioni e differenze tecniche nell’agopipittura, nel ricamo a fili incollati e nei collages. Inediti e poco noti quadri ricamati in Sicilia, in Ricamata Pittura – Marianna Elmo e l’arte dei fili incollati nell’Italia Meridionale del Settecento, a cura di G. Lanzilotta, catalogo della mostra presso Museo Storico della città di Lecce, (21 marzo – 21 settembre 2021), p. 55.[↩]
- Un anno cruciale è il 1936, anno in cui viene pubblicato il saggio di Walter Benjamin L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica: il filosofo si sofferma sulla perdita del valore intrinseco dell’opera d’arte, determinata dalla società e dalle nuove tecniche.[↩]