I Borremans a Ciminna – Ipotesi percorribili
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DOI: 10.7431/RIV33022026
Di un lavoro irrimediabilmente perso di Luigi Borremans scrive Vito Graziano nel 1911, ossia degli affreschi che decoravano la volta del distrutto Oratorio della Concezione e che potrebbe vedere coinvolti nella committenza i Ciminna, famiglia originaria di Montemaggiore Belsito baroni della Mantìa in Vicari, imparentatasi con i locali Spatafora dai quali ereditano la baronia del Feudaraso in territorio di Ciminna. Ma, a proposito, non può non farsi cenno di un’altra opera, prima di parlare di quella di Luigi.
La Madonna del Rosario con santi domenicani, Rosalia e Isidoro Agricola (Fig. 1) nella chiesa di San Giovanni Battista, che richiama quella del Maratta per l’Oratorio del Rosario in Santa Zita a Palermo, sollecita qualche riflessione non solo a proposito di quel drappo che tra due fusti colonnari si alza scompostamente e, quasi all’improvviso, ci fa partecipi di quel sacro dialogo. La scioltissima tecnica che d’istinto ricorda il fare di un frescante che si serve della “macchia” più che della sfumata pennellata adatta ad una pala d’altare. Non facile, ma risolta con sapiente abilità, la partizione cromatica tra il gruppo dei domenicani dove predomina, quasi a scacchiera, l’alternanza bianco-nero e quello con la Santuzza e il Madrileno che rimandano ai toni della veste e del velo della Vergine e si distinguono per diversa qualità della pennellata, l’una più “definita” l’altra, più fresca ed estemporanea; per non parlare poi del fitto gioco di diagonali che si ripete “in piccolo” nel gruppetto dell’Eremita dell’Ercta e dei putti che la fiancheggiano, interessante cameo, quadro nel quadro, che richiama ancora il marchigiano. Riferirne la paternità a Guglielmo Borremans quasi istintivo; per la gamma cromatica, per la scioltezza del disegno e dell’impostazione compositiva 1.
Di un altare dedicato alla Vergine del Rosario in San Giovanni si ha memoria da una dichiarazione del barone don Filippo Ciminna († il 19 agosto 1825) che ne attesta il patronato della famiglia 2, il che lascia ampio margine per ipotizzare come al benemerito suo omonimo avo († il 23 febbraio 1736), che tanto aveva operato e messo del proprio per il completamento della ricostruita chiesa, fosse stata concessa quella cappella che nell’antica era dedicata a Sant’Isidoro 3 e che, nel caso di titoli come San Giorgio, San Nicasio o, Santa Maria della Consolazione, richiama gli stretti legami che Ciminna mantenne con i vicini centri di Caccamo dove contatti di lavoro e imparentamenti sono più frequenti (qui Guglielmo nel 1725 firmava l’Annunciazione) e Termini Imerese, naturale sbocco delle derrate del territorio, emporio per l’approviggionamento di materie prime ed al quale Ciminna versava un contributo annuale per la manutenzione del porto.
Dopo le splendide tele del Randazzo e del Grano per la distrutta chiesa abbaziale di San Benedetto 4 nulla di simile compare nel panorama del pur ricco patrimonio artistico ciminnita che da metà secolo si arricchirà poi delle tele di P. Fedele da San Biagio per la chiesa e il convento dei PP. Cappuccini 5, dell’ultima opera di Vito D’Anna 6, del Di Bella 7, per non andare ai capolavori di Filippo Quattrocchi 8.
L’Oratorio sub titulo Sancta Maria Immaculata conceptionis con gli annessi locali della Compagnia, oggi abitazioni private, sorsero su terreni parzialmente concessi dall’allora vicario foraneo don Francesco Gigante, a monte dell’orto del convento di San Francesco d’Assisi 9.
La Compagnia era stata fondata nella omonima Cappella della chiesa minoritica dal Reverendo don Francesco Li Vaccari 10 ed i Capitoli furono approvati in corso di Visita Capitolare il 21 febbraio 1643; con atto in notar Antonino d’Urso e Carnovale da Ciminna, il 7 marzo successivo ottenne in uso la Cappella 11. Lo stesso Li Vaccari è il fondatore dell’Oratorio, in costruzione nel 1684, come risulta dal testamento di don Alonso Barottell 12; vi si eseguivano opere murarie ancora nel 1692 e solo nel 1705 viene indicato come noviter eretto 13.
Ciò che rendeva interessante l’Oratorio erano le decorazioni della volta della Cappella delle quali così riferisce il Graziano: «[…] esistono in Ciminna alcune pitture in affresco molto ammirate, appartenenti alla seconda metà del secolo XVII (sic). Esse adornano la volta dell’ex oratorio di S. Francesco (sic), ora trasformato in teatro, e sono ricche di cornici, festoni ed altri adorni ad imitazione di stucco. Sono divise in tre scompartimenti. Nel primo, che corrispondeva in vicinanza dell’altare maggiore, è dipinta la nascita della Madonna. Nello scompartimento di centro, ch’è il più grande, è dipinta la Madonna in mezzo alla Triade sacrosanta, e al di sotto di essa si vedono: un angelo coll’iscrizione «Gaudium annunciavi!» e S. Michele Arcangelo colla spada infuocata all’estremità e diretta in basso, dove si trova rappresentato l’inferno con diavoli e serpenti. Nello scompartimento, che corrisponde in vicinanza della porta, è dipinta la Madonna in mezzo al Dio Padre, a Gesù Cristo e allo Spirito Santo, che trovasi in alto in forma di colomba. Diversi angeli completano e adornano il quadro. Nelle parti laterali della volta sono dipinti in grandezza naturale i quattro evangelisti e i profeti David e Isaia. Queste pitture furono eseguite dal pittore fiammingo Borremans figlio di Guglielmo, e ristorate nel 1788 da D. Vincenzo Di Bella 14. Ora sono alquanto guaste per le fessure della volta e anche deturpate da mani vandaliche.» 15.
Gli estremi biografici di Luigi dubitativamente posti tra il 1715 ed il 1760 o tra il 1720 ed il 1749 anno dopo il quale non si hanno più sue notizie 16 pongono termini stretti intorno al periodo di esecuzione degli affreschi ciminnesi. Quanto riferito dal Graziano viene riportato dal Di Marzo 17 il quale versosimilmente non ebbe modo di vedere la volta, anche se lo stesso storico ciminnese attesta di almeno due visite nella nostra cittadina all’epoca in cui l’abate si occupava dei Gagini e, a fronte delle scrupolose ricerche d’archivo condotte dal nostro medico, è a credere che un qualche documento stesse alla base delle sue affermazioni.
Gli elementi desumibili dalle immagini che qui si pubblicano, la vicinanza ai modi di Guglielmo, almeno nelle più leggibili parti dell’impianto decorativo che ricordano ad esempio gli affreschi del palazzo del principe Baldassare Naselli e Branciforte ad Aragona (AG) delle quali fa cenno il Di Marzo lamentandone la quasi totale perdita 18, elementi probanti.
Le ricerche tra le superstiti carte della Compagnia presso l’archivio storico comunale che, estintosi il sodalizio passarono unitamente alle sue rendite alla Congregazione di Carità (nata con le norme napoleoniche ed indi con legge 3 giugno 1937, n° 847, E.C.A.), non hanno dato esito; perciò, nulla può aggiungersi a quanto riferito dal Graziano, ancorché stupisca il silenzio di mons. Filippo Meli, le rare e poco chiare riproduzioni fotografiche forniteci dal Sac. Don Salvatore Milazzo Marocco, è quanto finora, con estrema umiltà, possiamo mettere a servizio degli studiosi (Figg. 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7).
- Arturo Anzelmo,“Palermu lu nicu”. Arte a Ciminna come identità culturale. Con un contributo di Maria Cassata. Ciminna 2025.[↩]
- Ciminna, Archivio parrocchiale, fondo S. Domenico, scritture della Raccomandata.[↩]
- A. Anzelmo, “Paolo Amato, siciliano di Ciminna architetto del Senato di Palermo, con una nota introduttiva di Maria Clara Ruggieri Tricoli”. in Estetica e retorica del barocco in Sicilia a c. di Vito Mauro. Circolo culturale “Paolo Amato” Ciminna, 2017, Vol II p. 126-127 e nota 62. Don Filippo Ciminna seniore barone della Mantia, originario di Montemaggiore, sposò la ciminnese Antonina Spatafora dei baroni del Feudaraso, sorella di don Alonzo (figli di Filippo e di Cecilia Barottell), alla morte di quest’ultimo senza figli i coniugi ne ereditarono titoli ed averi. Il mutamento di titolo della cappella si deve verosimilmente alla sua appartenenza alla Compagnia del Rosario fondata nella chiesa del Salvatore dei PP. Predicatori, accanto alla quale ebbe Oratorio, infatti, è in questa chiesa, dove sussiste la lapide sepolcrale, che volle essere sepolto.[↩]
- Del Randazzo, Gloria di S. Benedetto opera firmata e non datata, cui riferivo la Comunione mistica di S. Onofrio in San Francesco d’Assisi. Al Grano oltre agli attribuiti perduti affreschi della volta della citata chiesa abbaziale (Filippo Meli, Un singolare miniaturista d’occasione, don Santo Gigante. Palermo, 1950), riferivo l’Immacolata nella stessa chiesa benedettina, A. Anzelmo,“Palermu lu nicu”…, 2025, cit. Secondo una notazione di Agostino Gallo (Parte seconda delle notizie di pittori e mosaicisti siciliani e esteri che operarono in Sicilia, in I manoscritti di Agostino Gallo, a cura di Carlo Pastena, vol. 3. Palermo, 2005) il Randazzo avrebbe eseguito «Varie pitture nel Duomo di Ciminna […]» verosimilmente riferendosi ad opere nella Matrice ma, di esse non v’è memoria: o, l’erudito intendeva riferirsi ai distrutti affreschi della volta nella chiesa di S. Benedetto che il Meli ipotizzò dipinti dal Grano?[↩]
- P. Pietro Roccaforte, P. Fedele da S. Biagio, Pittore e Letterato, Ed. Fiamma Serafica, 1968.[↩]
- Nel 1792 i padri del convento ciminnita l’acquistarono da quelli della casa palermitana di S. Francesco ai Chiodari.[↩]
- A. Anzelmo, “Percorsi d’arte”, in Maurizio Rotolo, Arturo Anzelmo (a c. di), Ciminna “Palermu lu nicu”. Identità culturali di un paese della provincia palermitana. Provincia Regionale di Palermo. 2014.[↩]
- A. Anzelmo, Il gangitano Filippo Quattrocchi e la sua bottega a Ciminna, Le Madonie, n.5, maggio, 1999., Idem, Il gangitano Filippo Quattrocchi: opere inedite a Ciminna, Le Madonie, n.8 agosto, 1999.[↩]
- I locali con atto del 27 novembre 1905 in not. Antonino Scimeca da Ciminna, vennero ceduti per canone di L. 25,50 alla Filodrammatica “Alfieri”. Vito Graziano, Ciminna Memorie e Documenti, Palermo, Lao 1911, pg. 171. Si tramanda come in vista dell’esecutività della Legge Bottai (n. 1089 del 1º giugno 1939) si erano avviate pratiche (nelle quali non è estraneo vedere l’azione del Graziano, dei più giovani don Filippo Meli e Francesco Brancato) che tendevano a far dichiarare l’oratorio “monumento nazionale”; il fronte della cappella lungo via Saso, minacciando rovina era stato puntellato ma esso poco prima del 1940 crollò irreparabilmente, trascinando le retrostanti fabbriche.[↩]
- A. Anzelmo, La Chiesa e il Convento di San Francesco d’Assisi alla Scarpa in Ciminna. P.M. Vincenzo Li Vaccari la ricostruzione e l’ampliamento. Ciminna 1997. Don Francesco Li Vaccari, titolare del Beneficio della chiesa di S. M. di Loreto fondato verso il 1489 da Nicolò La Priola, fece il suo testamento agli atti di notar Paolo Sampognaro il 7 gennaio 1724 istituendo il cosiddetto legato delli blandoni per l’acquisto di cera nella festa dell’Immacolata. ASPa. Corp. Soppresse di Ciminna, S. Francesco, busta 7, c.173.[↩]
- Corp. S.F. b.8 c.501, vi si riportano i Capitoli. Si cfr. la lastra tombale del sodalizio, ancora in situ nella ex Cappella dell’Immacolata già patronato dello speziale genovese Giulio Di Geronimo, bisnonno materno di don Paolo Amato del quale sussiste la lastra sepolcrale (1610) e che oggi ospita il Crocifisso del Gagini: QVI SINE PRIMAEVA CVLPA / DIXERE MARIAM / PREBENT OSSA SOLO / CORDA REPENTE POLO / 1698.[↩]
- ASPa. Corp. Soppresse di Ciminna, S. Francesco, busta 4 c.611 testamento di Alonzo Barottell, 11 novembre 1684. Di origini spagnole, immigrato dalla Sicilia sud-orientale nella seconda metà del Seicento; fu a servizio dei Grifeo duchi di Ciminna ricoprendo per lunghi anni l’ufficio di secreto, imparentatosi con i ciminnesi Gratteri ebbe una sola figlia, Cecilia, che sposò Filippo Spatafora squattrinato barone del Feudaraso che aiutò economicamente recuperando il feudo dato in pegno. La dote ed i cospicui lasciti immobiliari rialzarono le sorti del barone che sui terreni del suocero edificò un vasto palazzotto con pozzi e giardino. Il Barottell fu in contatto con illustri personaggi palermitani; tra le sue carte il nipote Alonso Spatafora rivenne un ms. relativo alla chiesa del Soccorso in Palermo scritto da un religioso del convento di Sant’Agostino che, secondo il Mongitore (Palermo divoto di Maria…, Tomo I, p. 287 e sgg. [288].) è forse lo stesso citato dal Castellucci nel suo Giornale sacro palermitano, f. 235.[↩]
- ASPa sez. Termini Im., ND. Ciminna, La Vignera F, Vol. 561 – bastardello – c.43 e c.45. il 3 e 7 settembre del ’91, Giovanni e Pietro Lombardo si obbligano a fornire entro il maggio veniente 10 canne di pietra e 40 salme di gesso. Archivio Storico Comunale di Ciminna, fondo Congregazione di Carità, Atti 1654-1801, 10 agosto 1706 donazione da parte di Vito d’Anselmo alla Compagnia dell’Immacolata, atto in notar Antonino Alonge. Nel 1777 sarà modificato il cappellone ed eseguita, dal corleonese Giuseppe Guarneri, attivo in quegli anni a Ciminna, la decorazione a stucco. A. Anzelmo, Ciminna, Materiali di Storia tra XVI e XVII sec. Ciminna 1990 p. 277, Doc. LVI. et Idem “Giuseppe Guarneri, architetto e stuccatore corleonese del Settecento. Notizie ciminnesi.” in Corleone. L’identità ritrovata. a c. di Antonio G. Marchese. Atti del Seminario di studi, Corleone 15-16 maggio 1999. Ed. Franco Angeli, Milano 2001. Luigi Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani, cit. vol. I, Architettura, sub. voce “Guarneri Giuseppe” scheda a c. di Maria Clara Ruggeri Tricoli. Nel 1783 i maestri Michelangelo Sampognaro e Giuseppe Orlando si obbligano all’esecuzione degli stalli dei sedili dei confrati lungo le pareti e di quelle del superiore e congiunti da addossarsi alla parete opposta al cappellonetto, tra le due porticine d’ingresso dall’antioratorio. Archivio Storico Comunale di Ciminna, fondo Congregazione di Carità, Atti 1654-1801.[↩]
- Pittore e decoratore ciminnese fratello del più noto Melchiorre allievo del D’Anna.[↩]
- V. Graziano, Ciminna, memorie e documenti, Palermo, Lao 1911 p. 108. L’Autore non fa cenno della seicentesca tela con l’Immacolata, esemplata su quella del Gerardi in Sant’Anna ai Lattarini, oggi conservata presso la vicina chiesa di S. Giuseppe.[↩]
- Mariny Guttilla in L. Sarullo, Dizionario…, cit., vol II, sub voce, Borremans Luigi.[↩]
- Gioacchino Di Marzo, Guglielmo Borremans di Anversa pittore fiammingo in Sicilia nel secolo XVIII, Palermo, Stabilimento Tipografico Virzì 1912, p.59 e n. 2 È probabile che l’edificio fosse comunemente noto come oratorio di San Francesco come riferito dallo storico ciminnese; una non corretta lettura del testo del Di Marzo induce il compilatore della scheda in Wikipedia, l’enciclopedia libera, a riferire a Guglielmo, i dipinti che individua come «Gloria della Vergine fra arcangeli, Davide e Isaia, affreschi, opere documentate nell’Oratorio di San Francesco», ponendone l’esecuzione al 1725.[↩]
- G. Di Marzo, Guglielmo Borremans…, 1912, pp. 51-53.[↩]