Matteo Santise

Vetro inciso “brillante”: i servizi F&C Osler per casa Savoia

matteo.santise@studio.unibo.it
DOI: 10.7431/RIV32102025

Ne Le pietre di Venezia, articolando la sua critica tra sapere umanistico e sapere scientifico, tra una civiltà rurale e un’Inghilterra industriale, John Ruskin non dimentica l’ambito delle arti decorative e della lavorazione del vetro.

Dopo aver sottolineato le peculiari caratteristiche di questo materiale, quali duttilità e trasparenza, che conferiscono al vetro «so vast a value», Ruskin chiosa

All work in glass is bad which does not, with loud voice, proclaim one or the other of these great qualities. Consequantly, all cut glass is barbarous: for the cutting conceals is ductility, and confuses it with crystal 1

Infatti, preferendo il vetro soffiato a bocca, tipico delle manifatture veneziane, Ruskin esprime tutto il suo disprezzo per il vetro intagliato, definendolo “barbaro” per il fatto di nascondere le caratteristiche peculiari di duttilità e trasparenza del vetro stesso dietro una netta e pesante decorazione che elimina «such fantastic and fickle grace as the mind of the workman can conceive and execute on the instan» 2.

Il severo giudizio di Ruskin sembra parzialmente influenzare la produzione vitrea della metà dell’Ottocento 3: tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo viene infatti superata la moda del vetro intagliato che aveva goduto di grande fortuna dalla fine del XVIII secolo, momento in cui il vetro al piombo, brillante e maggiormente resistente per l’alto contenuto metallico, iniziava ad essere inciso e molato a freddo con decorazioni geometriche 4.

Inoltre, l’introduzione dell’energia a vapore nella produzione del vetro, avvenuta intorno al 1790 5, aveva permesso a diverse vetrerie di aprirsi al mercato internazionale e di massa consentendo di eseguire, in tempi molto rapidi, tagli profondi sui propri manufatti dando vita a fantasiosi motivi decorativi.

Nonostante abbia continuato ad essere prodotto nel periodo Regency e nel periodo vittoriano 6, dando inizio ad una vera e propria tradizione decorativa per cui l’Inghilterra è ancora famosa in tutto il mondo 7, il vetro intagliato non ha goduto della medesima fortuna critica.

Come evidenziato nel 1923 da Harry Powell, la scarsa considerazione di Ruskin per il vetro intagliato inglese ha contribuito a disperdere diverse collezioni in precedenza considerate preziose, aumentando esponenzialmente le difficoltà nell’ambito delle ricerche ad esse associate 8.

Alla luce di tali rilievi critici, riletti anche in tempi più recenti 9, può tuttavia evidenziarsi come il vetro intagliato inglese abbia in realtà suscitato un discreto interesse in Italia alla fine del XIX secolo, soprattutto presso la corte umbertina.

Secondo gli inventari degli Uffici di Bocca 10, vengono infatti commissionati, negli anni ‘90 dell’‘800, nuovi servizi di cristalli per le tavole del Palazzo Reale di Torino 11, con il preciso obiettivo di sostituire le dotazioni carloalbertine di gusto Biedermeier 12.

Nel dicembre del 1894 viene segnalata negli inventari della Casa Reale 13, la presa in carico di una fornitura di cristalli di provenienza inglese realizzati dalla ditta F&C Osler di Birmingham 14.

Fondata nel 1807 e specializzata nella lavorazione del cristallo intagliato, la F&C Osler aveva partecipato all’Esposizione Universale londinese del 1851 realizzando una colossale fontana di vetro alta più di otto metri che venne posta al centro del Crystal Palace 15 (Fig. 1); una creazione ambiziosa, che aveva sancito la fortuna e l’ingresso nel mercato internazionale dell’azienda di Birmingham.

Prevalentemente nota per la produzione di lampadari e candelabri, la F&C Osler produceva vetri di eccezionale qualità, decorati con profonde incisioni che rispondevano al gusto internazionale della committenza ottocentesca. L’azienda di Birmingham si era aperta, nell’ultimo quarto del secolo, anche al mercato dell’India Moghul, incorporata nell’impero inglese nel 1876 16.

Stando agli inventari di Casa Savoia il 19 ottobre del 1894 arrivò a Torino presso la residenza Reale un «Servizio di cristalli per sessanta persone proveniente da Birmingham ad uso giornaliero della SS.MM.» composto da milleduecento pezzi 13. Il trasporto del set di cristalli è affidato alla ditta Biancotti, con sede in via Bogino 21, alla quale vengono rimborsate 974.75 lire per il pagamento della fattura, per le spese di trasporto e per i dazi necessari a far arrivare a Torino gli otto fusti di cristalli della ditta Osler (Fig. 2) 17.

Il servizio, descritto come “servizio Reale in cristalli con fondo brillante e corona reale nel centro con iniziale, FERT, in oro” comprendeva un set di caraffe di diverse dimensioni per acqua, vino, vino Bordeaux, spumante, vino dolce, liquore e birra, dodici set di bicchieri adibiti ai medesimi scopi delle caraffe ai quali si aggiungevano ottanta bicchieri da punch con manico, un set di centocinquanta pezzi per rinfreschi “a forma di bussolotto” e una serie di ottanta “piattelini tondi senza manico per gelato” (Fig. 3) 17.

Il servizio di cristalli inglesi, così articolato, si conserva ancora oggi presso il Palazzo Reale di Torino e, nonostante la perdita di diversi pezzi, riscontrabile da un confronto con l’inventario redatto nel 1948, risulta ancora oggi in gran parte visibile. La metà inferiore del corpo centrale di ciascun pezzo – si vedano a titolo di esempio le caraffe (Fig. 4) -, realizzato in vetro al piombo, risulta decorata con un motivo a diamante ottenuto mediante l’intaglio di linee verticali e orizzontali intersecate da linee inclinate a quarantacinque gradi. Il vetro intagliato con motivi a diamante, prodotto di punta dell’azienda F&C Osler, risulta l’emblema della nuova era di prosperità industriale. Il taglio con motivo a diamante non è tuttavia una novità di fine ‘800, quanto piuttosto una tendenza continua della produzione inglese del XIX secolo. Tale stile subisce una sostanziale modifica durante l’età vittoriana: il vetro inciso di questo periodo viene infatti definito “brillante” 18, per la capacità degli elementi geometrici intagliati di emanare una particolare luce prismatica.

L’espediente dell’omissione di una sezione di taglio per lasciar posto ad un’iscrizione, in linea con il gusto e il prestigio delle classi medie e alte che costituivano il principale mercato di questa produzione di cristalli, appare uno dei tratti caratteristici di questo particolare stile 19. Il medesimo espediente decorativo viene infatti utilizzato nei servizi di cristallo inglesi eseguiti per la casa reale di Torino: la fascia di diamanti risulta sormontata da una decorazione in oro recante motto FERT, nodo Savoia della SS. Annunziata e Corona Reale (Fig. 5).

Non fu però questo l’unico servizio ordinato da Casa Savoia alla F&C Osler di Birmingham: l’azienda produsse ufficialmente almeno un secondo «servizio di cristallo per ricevimenti e feste a corte liscio a fondo brillantato avente un grifone con stemma reale inciso e dorato nel centro» 14. Tale secondo servizio (Fig. 6), composto da quattrocento pezzi e recante la medesima fascia brillantata del precedente sormontata da stemma dorato, sembra giungere presso Casa Savoia qualche mese prima del precedente, secondo la corrispondenza avvenuta in data 17 ottobre 1894 tra la ditta Giacomo Biancotti e il Commendator Sala, Direttore provinciale della Real Casa, in cui viene citato un lotto di tredici fusti di cristallerie da tavola di provenienza inglese, che Biancotti ebbe «l’onore di sdaziare e consegnare alla S. V. il 7 giugno scorso» 13 (Fig. 7).

Se, da un lato, i servizi di cristalli provenienti dalla F&C Osler testimoniano l’apertura dell’eclettico stile umbertino al gusto internazionale, dall’altro, gli emblemi su di essi incisi e dorati sembrano piuttosto dimostrare la volontà del sovrano di porsi in continuità con la cultura di stampo medievale che caratterizzò a corte albertina 20. Fin dalla prima giovinezza, Carlo Alberto aveva infatti nutrito un notevole interesse per le divise medievaleggianti e per emblemi dalla forte caratura individuale e dal significato spesso oscuro 17. Tali divise erano costituite solitamente da una figura stilizzata, accompagnata spesso da un breve motto, dimostrazione di una ricercata continuità con la cultura cortese e cavalleresca, utili ad esprimere specifici ideali e valori. Il motto FERT e il nodo, tra le più celebri divise Savoia, traducevano infatti un vero e proprio “ideale di cavalleria cristiana” 17, posto in relazione all’ordine familiare dell’Annunziata.

Più complessa e articolata la simbologia del grifone che regge con la zampa destra lo scudo di Casa Savoia e che decora il secondo servizio. Nel 1834 venne pubblicato da Luigi Cibrario e Domenico Promis Sigilli de’ principi di Savoia, testo cardine della sigillografia sabauda 21. Tra i blasoni presenti figura un piccolo sigillo ovale di Amedeo VI raffigurante una figura alata con scudo e nodo Savoia che tiene stretta tra le zampe un non meglio distinguibile elemento araldico (Fig. 8) 22.  Carlo Alberto fece di questo emblema un suo personalissimo simbolo, nel tentativo di perseguire una strada che lo assimilasse al Conte Verde e che condusse alla realizzazione, per mano di Pelagio Palagi nel 1847, del gruppo bronzeo ancora visibile nella piazza del Palazzo di Città a Torino.

Ancora, alla fine del 1842, un piccolo sigillo chiudilettera riprende l’ibrido animale alato di Amedeo al quale è aggiunta una serpe tra le zampe, simbolo del male che ogni cavaliere doveva sconfiggere sull’esempio della Vergine 23. Sulla scorta di tale simbologia, il motivo decorativo posto sotto il grifone nel servizio di bicchieri Osler sembra alludere ed evocare la presenza della serpe propria dell’iconografia carloalbertina 24.

Le dotazioni di cristalli di fine ‘800 della corte umbertina realizzate dalla F&C Osler di Birmingham manifestano così una sensibilità del tutto peculiare e caratteristica.

Attraverso l’acquisizione di questi nuovi servizi, e di ulteriori provenienti dall’azienda Baccarat di Parigi ordinati negli stessi anni (Fig. 9) 25, la corte Savoia sembra aprirsi ad un panorama internazionale, alla ricerca di un gusto composito, volto ad unire le nuove sperimentazioni in fatto di produzione industriale, proprie di un mercato oramai quasi globale, alla tendenza storicista propria della fine del secolo 24.

Inoltre, l’interesse per i cristalli inglesi e francesi manifestato da parte di Casa Savoia è frutto del susseguirsi, nell’arco di tutto il secolo, delle Grandi Esposizioni lodinesi e parigine all’interno delle quali, le produzioni vitree delle due nazioni, risultavano essere in costante competizione fra loro.

Infatti, se da un lato le cristallerie Baccarat non avevano preso parte alle Esposizioni Universali di Londra del 1851 e del 1862, dall’altro erano riuscite ad ottenere i premi alle esposizioni parigine nel 1855 e nel 1867 laddove il cristallo francese sembrava reggere «la comparaison avec les plus beaux cristaux anglais» 26. Inoltre, la realizzazione dell’Esposizione francese del 1855, a pochi anni di distanza dalla londinese di Crystal Palace, risulta essere una vera e propria occasione «de se mesurer avec l’Angleterre, d’affermir les dèbouchès qu’on y avait et d’en trouver de nouveaux dans ce pays» 27. Proprio all’Esposizione del 1855 Francia, Inghilterra e Boemia spiccavano sulle altre nazioni nella produzione del vetro. Particolarmente ammirati i prodotti di Baccarat, della Cristallerie Saint-Louis e della Cristallerie de Clichy venivano messi a confronto con le produzioni inglesi, in particolare delle due case di Birmingham Chance Brother and Co. e F&C Osler «il cui candelabro alto circa 8 metri rivaleggiava con la coppia di candelabri presentati da Baccarat» 28.

Ancora sintomo di questa forma di competizione la partecipazione di Baccarat all’Exosition Universelle parigina del 1867 e la realizzazione, da parte della cristalleria francese, di una fontana di 7,30 metri «l’objet plus grand de son exposition» 29 (Fig. 10), che riecheggiava la creazione della già citata fontana di vetro prodotta da Osler in occasione dell’Esposizione londinese del 1851.

Riunite così sotto il segno di Casa Savoia, le produzioni inglesi e francesi trovano spazio nel mercato aristocratico che si dimostrava ricettivo e attento alle tendenze del panorama internazionale nel campo delle arti decorative.

Indice di tale attenzione gli stessi servizi inglesi per Casa Savoia che, se da un lato, per composizione e decorazione sembrano molto vicini ad alcuni bozzetti presenti in un catalogo realizzato dall’azienda di Birmingham nel 1887 per lo showroom di Calcutta (Fig. 11), dall’altro, alla luce dell’apposizione degli emblemi dorati, possono essere collocati nel solco della tradizione carloalbertina.

I due servizi inglesi per Casa Savoia non sembrano però costituire una produzione isolata. Nel catalogo del Corning Museum of Glass di New York troviamo una caraffa realizzata in vetro al piombo e datata 1883. Il corpo ovoidale risulta interamente ricoperto da un motivo a diamanti in linea con lo stile “brillante” al cui centro, inciso a mordente, compare lo stemma di Casa Savoia (Fig. 12).

Un pezzo analogo compare tra le collezioni del Victorian and Albert Museum (Fig. 13) 30. Si tratta di una caraffa in stile gotico vittoriano, simile per forma a un decanter, con tappo a fungo decorato con motivo a diamanti, utilizzata per il claret – vino rosso secco di Bordeaux (Fig. 14) 31. Il corpo, di forma globulare, riporta il medesimo motivo a diamanti della caraffa conservata al Corning Museum, recante al centro uguale incisione a mordente dell’insegne di Casa Savoia. Il collo di entrambi i pezzi dispone delle medesime scanalature verticali e di linee orizzontali incise, elementi utili, questi ultimi, ad avere una presa migliore sull’oggetto; ancora, entrambi i pezzi dispongono di un piede d’appoggio decorato con motivo a stella.

Tali elementi risultano far parte di un secondo servizio realizzato da F&C Osler per Casa Savoia databile tra l’ottavo e il nono decennio del XIX secolo e oggi conservato presso il Palazzo del Quirinale che comprende bottiglie, caraffe (Fig. 15), bicchieri da acqua, vino (Fig. 16), liquore e piattini da gelato. Le superfici di ciascun pezzo risultano molate a freddo e recano inciso lo stemma sabaudo (Fig. 17).

I servizi fin qui analizzati ci consentono di osservare un vero e proprio interesse e fascino di Casa Savoia nei confronti del vetro inglese intagliato in stile “brillante”, una curiosità e apertura al panorama internazionale del vetro, sintomo di un giudizio quanto più distante da quello di John Ruskin.

  1. J. Ruskin, The Stone of Venice, II, Londra 1851, p.392 «Ogni opera in vetro è negativa quando non proclama a gran voce l’una o l’altra di queste grandi qualità. Di conseguenza, tutto il vetro intagliato è barbaro poiché l’intaglio ne cela la duttilità e lo confonde con il cristallo» (tradi it. A cura di M. Santise). Desidero esprimere un sincero ringraziamento al Servizio Beni Artistici e Apertura al Pubblico delle Sedi Presidenziali del Palazzo del Quirinale, in particolare al Dott. Francesco Colalucci e alla Dott.ssa Rita Clementi, che mi hanno gentilmente permesso di esaminare i cristalli inglesi, di realizzare la documentazione fotografica e di pubblicare informazioni inedite. Un ringraziamento altrettanto sentito va alla Dott.ssa Lorenza Santa, funzionaria storica dell’arte presso i Musei Reali di Torino, per avermi fornito l’interessante spunto che ha dato origine a questa ricerca. Infine, desidero ringraziare il Prof. Enrico Colle che non solo mi ha accompagnato durante la visita al Quirinale, ma mi ha anche offerto costante supporto nella stesura dell’articolo. A tutti loro va la mia più sincera gratitudine.[]
  2. Ivi.[]
  3. C.R. Hajdamach, British glass. 1800-1914, Woodbridge 1991, p. 359.[]
  4. H. Wakefield, 19th Century British Glass, Londra 1961, p. 15.[]
  5. C.R. Hajdamach, British…, 1991, p. 39.[]
  6. H. Wakefield, 19th Century…,1961, pp. 15-20.[]
  7. C.R. Hajdamach, British…, 1991, p. 39.[]
  8. H.J. Powell, Glass-Making in England, Cambridge 1923, p. 138.[]
  9. C.R. Hajdamach, British…, 1991, pp. 359-373.[]
  10. ASTo, Casa di sua Maestà, 8562.[]
  11. Sovrani a tavola. Pranzi imbanditi nelle corti italiane, catalogo della mostra a cura di A. Merlotti-S. Ghisotti- C. Goria, Milano 2023, p. 283.[]
  12. Le cucine del Palazzo Reale di Torino, a cura di D. Biancolini, Milano 2008, p. 58.[]
  13. ASTo, Casa di sua Maestà, 8562.[][][]
  14. Le cucine…, 2008, p. 60.[][]
  15. J. S. Spillman, European Glass Furnishings for Eastern Palaces, New York 2006, pp. 51-53.[]
  16. D. Ahlawat, Empire of Glass: F&C. Osler in India, 1840-1930, in “Journal of Design History”, vol. 21, II, Oxford 2008, pp. 155-170.[]
  17. Ibidem[][][][]
  18. C.R. Hajdamach, British…, 1991, p. 360.[]
  19. C.R. Hajdamach, British…, 1991, p. 372.[]
  20. L.C. Gentile-P. Gentile, Je atans mon astre. Vita romantica e politica di un emblema di Carlo Alberto, in Studi Piemontesi, vol. LI, fasc. 2 (dicembre 2022), p. 358.[]
  21. (L.C. Gentile-P. Gentile, Je atans…, 2022, p. 363.[]
  22. L.C. Gentile-P. Gentile, Je atans…, 2022, p. 364.[]
  23. L.C. Gentile-P. Gentile, Je atans…, 2022, p. 366.[]
  24. Sovrani a tavola. Pranzi imbanditi…, 2024, p. 287.[][]
  25. Le cucine…, 2008, p. 59.[]
  26. L’Art en France sous le Second Empire, catalogo della mostra, a cura di K. B. Hiesinger-J. Rishel-V. Beyer-J.M. Moulin, D.F. Mossby, Parigi 1979, p. 238.[]
  27. Un âge d’or des arts décoratifs, 1814-1848, catalogo della mostra a cura di D. Alcouffe,-D. Arnauder, B. Arnault-M. Beck-Coppola, L. de Commines-E. Gizard-G. Vivien, catalogo della mostra, Parigi 1991; D. Alcouffe, Le arti decorative alle grandi esposizioni universali (1851-1900), trad. it. G. Bergamaschi, Milano 1988, p. 11.[]
  28. D. Alcouffe, Le arti decorative…, pp. 64-65.[]
  29. L’Art en France sous…, p. 242.[]
  30. H. Wakefield, 19th Century…, 1961, p. 82.[]
  31. M. West, J. Millet, Glass. Antiques Checklist, Londra 1994, p. 127.[]