Riccardo Prinzivalli

La porta rinascimentale dell’Ospedale Grande del Santo Spirito di Palermo

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DOI: 10.7431/RIV32012025

  1. Fondazione dell’Ospedale Grande di Palermo

Il 4 gennaio 1431 l’Universitas di Palermo chiese all’arcivescovo Ubertino de Marinis di approvare i capitoli per riunire gli ospedali minori della città in un’unica grande struttura che potesse rispondere al crescente bisogno di assistenza per i poveri e gli infermi. Il monaco benedettino Giuliano Mayali dell’abbazia di san Martino delle Scale fu incaricato di mediare i rapporti con papa Eugenio IV, il quale concesse la bolla di fondazione l’11 novembre 1431 per incorporare gli ospedali cittadini aggregando rendite e introiti, con licenza di fondare il nuovo ospedale e di annettere all’edificio una cappella, un cimitero e pertinenze varie. L’amministrazione cittadina indicò come luogo per la realizzazione dell’ospedale palazzo Sclafani, tra i più grandi e prestigiosi a Palermo, fatto edificare nel 1330 dal conte Matteo Sclafani. L’immobile fu giudicato idoneo per ospitare il nuovo ospedale, nonostante si presentasse in stato di abbandono nei primi decenni del Quattrocento, perciò re Alfonso V d’Aragona ne autorizzò l’acquisto dagli eredi. L’atto di vendita fu stipulato a Valencia il 18 febbraio 1435 e venne ratificato in Sicilia il 22 agosto dello stesso anno, firmato dai rettori e dall’ospedaliere, tutti appartenenti a famiglie impegnate nel governo cittadino. L’ospedale entrò da subito in funzione, il palazzo fu ristrutturato e venne completata la costruzione degli spazi al piano terra, il primo e il secondo piano avrebbero invece accolto il reparto maschile e quello femminile, compresi gli infanti 1. Gli interventi decorativi si avviarono verosimilmente dal 30 novembre 1441, data in cui Alfonso V aveva scritto al senato palermitano perché venissero dati ligi et forma al nuovo ospedale che dovevano assicurare il buon governo e l’abbellimento di palazzo Sclafani 2.

  1. Le porte dell’Ospedale Grande

Onofrio Mangananti nel Seicento descrive le quattro porte dell’Ospedale Grande e osserva, sopra la porta corrispondente all’area meridionale chiamata dell’Annunciata dello Scudo, gli stemmi della famiglia Sclafani, due gru, una di fronte l’altra. Sulla porta settentrionale verso la cattedrale, nota invece una lapide con la colomba dello Spirito Santo e sotto una tabella marmorea con un’epigrafe commemorativa datata 1655 3. Antonino Mongitore riporta successivamente che sulla facciata orientale, nella via denominata Sotto l’arco dell’ospedale, si apriva la porta dell’antico palazzo che era stata chiusa nel XVII secolo. Sull’architrave campeggiavano lo stemma della famiglia Sclafani e un’iscrizione relativa al fondatore, sotto un affresco raffigurante l’Annunciazione della Vergine. Completavano la scenografia tre scudi: nei primi due erano scolpiti gli stemmi degli Sclafani e nel terzo l’aquila, il simbolo del senato palermitano. La seconda porta, quella meridionale aperta in occasione della fondazione dell’ospedale, recava sull’architrave a destra le armi della casa aragonese, a sinistra lo stemma di Palermo. Accanto questa porta Mongitore ne osserva un’altra di tufo intagliato sul lato dell’attuale piazza san Giovanni Decollato, murata e uguale a quella orientale. Sopra l’architrave è ancora visibile il gruppo marmoreo eseguito da Bonaiuto Pisano nel 1330 su commissione di Matteo Sclafani, composto da un’aquila che stringe tra gli artigli un coniglio adagiato su un’edicola (Fig. 1). La porta ubicata sulla facciata occidentale, nel piano del palazzo reale, era stata costruita nel 1664 come confermavano le epigrafi riportate dalle fonti, mentre la quarta porta che si apriva sul prospetto settentrionale in direzione della cattedrale era stata ingrandita nel 1600. La porta rinascimentale e quella in stile gotico catalano proveniente dalla chiesa dell’ospedale furono spostate nel 1874 al Real Museo Nazionale dal direttore Antonino Salinas (Figg. 23) 4. Gaspare Palermo riferisce che la porta nella facciata meridionale, realizzata quando fu fondato l’ospedale, è ornata di marmi bianchi e ben lavorata. Sull’architrave della porta riconosce gli stemmi della Real Casa di Aragona da un lato, dall’altro quello della città, al centro in una nicchia ovale gli sembra di scorgere qualche pittura o un bassorilievo che rappresenta forse un’immagine sacra, a fianco di questa porta sulla sinistra ne vede un’altra murata che apparteneva all’antico palazzo 5. Gioacchino Di Marzo scrive diversamente che la porta meridionale dell’ospedale, decorata con bei fregi di marmo bianco, è degli inizi del XVI secolo 6. Nel 1853 l’amministrazione militare entrava in possesso di palazzo Sclafani dall’Ospedale civico per destinare l’edificio a caserma, permutandolo con i locali del convento di san Francesco Saverio dov’era invece l’ospedale militare. Nella relazione di restauro della facciata meridionale, eseguito dalla Direzione del genio militare di Palermo dal 1881 al 1883, vengono menzionate le porte d’accesso per ciascun prospetto, una delle quali proveniente dal lato settentrionale, in marmo con ricche decorazioni, donata dal Ministero della guerra ed esposta al Museo Nazionale di Palermo 7. La Commissione conservatrice dei monumenti d’arte e di antichità aveva deliberato che sul prospetto meridionale del palazzo si sarebbe dovuta riaprire la porta medievale e murare quella accanto del XVI secolo, la quale dava accesso nello stesso locale di quella antica. La porta in marmo riccamente ornata, l’unica ancora presente e descritta dagli storici con queste caratteristiche, proviene invece dalla facciata meridionale, fu recuperata da Antonino Salinas poco prima dei restauri di palazzo Sclafani e montata nel cortile d’ingresso del Museo Nazionale di Palermo, oggi Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas. In alcune testimonianze fotografiche degli stessi anni si può osservare sia la facciata prima del restauro con la porta ancora visibile, sia dopo, quando la porta rinascimentale venne sostituita da un finestrone mentre quella medievale fu riaperta con l’aggiunta di una gradinata per collegarla al piano della strada (Figg. 45). Nella guida del Museo Nazionale di Palermo pubblicata nel 1882 viene elencata nel primo cortile la porta dell’antico ospedale con eleganti bassorilievi del XVI secolo e sull’altra parete la porta intagliata di tufo tolta dall’antica chiesa dell’ospedale, ricevuta in dono dal municipio, la quale costituiva l’accesso alla sala del San Giorgio 8, oggi destinata a biglietteria e book-shop. Entrambe le porte sono visibili nelle fotografie del cortile scattate in quel  periodo e davano accesso alla stessa sala (Fig. 6). Nell’edizione del 1901 la datazione della porta in marmo venne sostituita da XVI a XV secolo e si vede pubblicato il codice identificativo n. 1138, vengono aggiunte al catalogo delle colonne di calcare con fusti e capitelli del XVI secolo provenienti da palazzo Sclafani e attribuite a Vincenzo Gagini, ai nn.1123 e 1124 9. Nelle guide di viaggio italiane e straniere compilate negli anni seguenti vengono riportate le stesse informazioni della porta in marmo «con belle sculture» 10, della porta gotica e delle colonne. La Guida d’Italia del Touring Club Italiano del 1919 elenca tra i monumenti presenti nel Museo Nazionale di Palermo una splendida porta con pilastri a fascio e arco a sesto acuto del XV secolo proveniente dal palazzo Sclafani e catalogata al n. 1141 11. Anche la rivista Le vie d’Italia pubblicata dal Touring Club nel 1927 descrive la porta paragonandola ad altri monumenti del Quattrocento collegati al celebre architetto Matteo Carnilivari 12. Il modello della porta e i capitelli finemente intagliati con motivi geometrici e fitomorfi si possono accostare alle decorazioni realizzate per il portico meridionale della cattedrale di Palermo da Antonio Gambara a partire dal 1426 e al portale della cappella La Grua Talamanca in santa Maria di Gesù (Fig. 7), commissionata nel 1437 e probabilmente progettata dallo stesso scultore e architetto 13, due opere tra le più rappresentative dello stile gotico catalano a Palermo. Il portale venne smontato prima dei restauri di palazzo Sclafani insieme a quello rinascimentale per essere collocati nel cortile d’ingresso del Museo Nazionale, in seguito fu nuovamente scomposto, depositato a palazzo dei Normanni per circa vent’anni e finalmente restituito nel 1990 a palazzo Sclafani con l’idea di restaurarlo e riposizionarlo nell’antica chiesa. Una recente campagna di raccolta fondi per questo scopo non ha avuto successo e il portale si trova, ancora smembrato, nel cortile del palazzo 14. Le due colonne attribuite a Vincenzo Gagini, elencate nelle guide dei primi del Novecento e ancora visibili in alcune fotografie di quegli anni nel primo cortile ai lati di uno degli ingressi (Figg. 89), non sono state invece rintracciate. Il complesso museale fu gravemente danneggiato dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale e la porta rinascimentale rimase fortunatamente intatta, mentre si può ipotizzare che le colonne siano state trasferite altrove o distrutte.

  1. La porta rinascimentale dell’Ospedale Grande

La porta in marmo bianco era presente sul prospetto meridionale di palazzo Sclafani dalla fondazione dell’ospedale fino al 1874, subito dopo fu montata su uno degli ingressi nel primo cortile del Museo Nazionale di Palermo, oggi Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas (Fig. 10). Il portale è stato restaurato nel 2003, dopo secoli di esposizione diretta agli agenti atmosferici si riscontrano superfici irregolari e una diffusa patina scura di depositi organici, in alcune zone dell’architrave e delle paraste fenomeni di disgregazione ed esfoliazione. La superficie è stata dipinta con un giallo ocra per simulare il colore della parete in calcarenite di palazzo Sclafani, probabilmente per occultare la porta quando è stata murata, sono presenti inoltre delle stuccature sulle lacune eseguite con della malta. Nelle paraste sono state realizzate decorazioni a bassorilievo con elementi fitomorfi e floreali, nell’architrave si vedono rappresentati due festoni sostenuti all’estremità da due putti alati, le figure sono avvolte da sottili nastri circondati da coppe. Nell’ovale al centro è stata scolpita a rilievo una colomba aureolata in volo discendente, vista di scorcio su dei raggi diagonali: il simbolo dello Spirito Santo e dell’Ospedale Grande, noto soltanto dai testi e oggi rinvenuto nella porta (Fig. 11) 15. Sulla cornice alla sommità dell’architrave è stato eseguito un motivo a dentelli e un altro a palmette che traccia in entrambi i lati il bordo esterno delle paraste, mentre una decorazione a profilo cordonato delinea la parte interna della porta. Sono posti alle estremità della cornice due stemmi, a sinistra quello della Casa d’Aragona e a destra della città di Palermo, i tre simboli insieme esprimono i poteri ecclesiastico, regio e cittadino che insieme avevano fondato l’Ospedale Grande e che lo governavano.

La datazione della porta ipotizzata dagli storici e dal recente restauro viene collocata nella prima metà del XV secolo, al tempo della fondazione dell’ospedale, tuttavia lo stile e il materiale utilizzato sembrerebbero inediti per quegli anni a Palermo. L’eccellente fattura del portale, la raffinatezza dei rilievi e il moderno repertorio iconografico rimandano ai modelli presenti a Napoli dalla seconda metà del Quattrocento e introdotti a Palermo dalla bottega di Domenico Gagini, trasferitosi verso il 1460 presumibilmente su invito di Pietro Speciale, membro di spicco di una delle più influenti famiglie dell’epoca e tra i primi rettori dell’ospedale. Il rapporto con Speciale è documentato dalle commissioni a Gagini per la chiesa di san Francesco, alla quale entrambi furono legati e che, come afferma Kruft, diedero l’impulso decisivo alla ricezione della scultura rinascimentale in Sicilia 16. Le decorazioni della porta dell’ospedale possono essere accostate per esempio a quelle realizzate probabilmente dallo scultore ticinese nel 1457-58 per l’arco trionfale di Castel Nuovo a Napoli e per il portale bifronte che collegava la Sala dei baroni all’appartamento di Alfonso V (Figg. 12131415), pressoché distrutto da un incendio nel 1919 17. Le opere mostrano analogie stilistiche sia nei girali fioriti sulle paraste, un motivo già impiegato da Gagini nella cattedrale di Genova, sia nella posa dinamica e nella resa realistica dei bambini sull’architrave, compresi i festoni e i nastri che li avvolgono, eseguiti con rilievi meno articolati e più sottili nella porta di palazzo Sclafani. Trattandosi di un edificio pubblico e a maggior ragione di un’ospedale, gli apparati ornamentali dovettero essere stati aggiunti successivamente alla fondazione, dunque la porta contraddistinta da tali decorazioni scultoree potrebbe essere stata realizzata intorno al 1460 e costituire così una nuova e preziosa testimonianza del primo Rinascimento a Palermo 18.

  1. D. Santoro, La memoria bruciata. L’Archivio dell’Ospedale Grande di Palermo, in “Memorie dell’assistenza. Istituzioni e fonti ospedaliere in Italia, e in Europa (secoli XIII-XVI)”, Ospedaletto (PI) 2019, pp. 247-249.[]
  2. D. Santoro, Decoro della città, rifugio dei poveri. L’Ospedale Grande del Santo Spirito di Palermo (XV secolo), Roma 2024, p. 81.[]
  3. A. Mazzè, L’edilizia sanitaria a Palermo dal XVI al XIX secolo: l’ospedale Grande e Nuovo, Palermo 1992, pp. 258-263.[]
  4. A. Mazzè, L’edilizia sanitaria a Palermo…, 1992, p. 108.[]
  5. G. Palermo, Guida istruttiva per potersi conoscere tutte le magnificenze della città di Palermo, vol. 3, Palermo 1816, p. 305.[]
  6. G. Di Marzo, Delle belle arti in Sicilia. Dai Normanni sino alla fine del secolo XIV, Napoli 1858, p. 327.[]
  7. G. Brini, Ristauro della facciata Sud del palazzo Sclafani monumento medioevale eseguito dalla Direzione del genio militare di Palermo negli anni 1881-82 e 83 in “Rivista di artiglieria e genio”, parte 2, Roma 1885, pp. 353-355.[]
  8. A. Salinas, Guida popolare del Museo Nazionale di Palermo, Palermo 1882, p. 14.[]
  9. Breve guida del Museo nazionale di Palermo, Palermo 1901, pp. 18-19.[]
  10. L. Natoli, Guida di Palermo e dintorni, Palermo 1906, p. 48.[]
  11. Guida d’Italia del Touring Club Italiano. Sicilia, vol. IV, Milano 1919, p. 157.[]
  12. Le vie d’Italia turismo nazionale, movimento dei forestieri, Milano 1927, p. 77.[]
  13. E. De Castro, Dal Gotico al Rinascimento. Le stagioni dell’arte, in “Venti itinerari alla scoperta del patrimonio culturale di Palermo e della sua provincia”, VIII, Palermo 2015, p. 32; P. Scibilia, Ars fabrice la città di Pietro Speciale, Palermo 2022, p. 41.[]
  14. D. Santoro, Decoro della città, rifugio dei poveri…, 2024, p. 91.[]
  15. Si rinvia alla prossima pubblicazione della prof.ssa Daniela Santoro che per la prima volta ha osservato e approfondito il simbolo dell’Ospedale Grande e grazie alla quale è stato possibile lo sviluppo di questa ricerca.[]
  16. H.W. Kruft, Domenico Gagini und seine Werkstatt, Munchen 1972, p. 27; F. Rotolo, Il beato Matteo d’Agrigento e la provincia francescana di Sicilia nella prima metà del sec. XV, Palermo 2006, p 36.[]
  17. H. W. Kruft, Domenico Gagini…, 1972, pp. 20 – 21.[]
  18. Si ringraziano l’arch. Salvatore Arturo Alberti e la dott.ssa Alessandra Carrubba per il prezioso aiuto.[]