Il Sogno di Guglielmo – Restauri al Museo Diocesano di Monreale

Il Sogno di Guglielmo – Restauri al Museo Diocesano di Monreale

Curatore: Maria Reginella

Editore: ‎ Regione siciliana, Assessorato dei beni culturali e dell’identità siciliana, Dipartimento dei beni culturali e dell’identità siciliana

Lingua: ‎ Italiano

Copertina flessibile: ‎ 140 pagine

ISBN: ‎ 978-88-6164-598-1

Il panorama editoriale dedicato alla tutela oscilla spesso tra il tecnicismo della relazione di restauro e la pura catalogazione descrittiva. Il volume Il sogno di Guglielmo. Restauri al Museo Diocesano di Monreale si impone all’attenzione degli specialisti proprio per la capacità di scardinare questa dicotomia, dimostrando come il recupero materiale del manufatto sia, in primo luogo, un formidabile generatore di nuova conoscenza storica e critica. L’intervento conservativo si configura qui come un vero e proprio «atto conoscitivo», per mutuare la lezione longhiana, in cui la rimozione degli strati di degrado e le indagini diagnostiche restituiscono superfici e cromie, ma soprattutto riaprono nodi attributivi, iconografici e contestuali.

La struttura del volume rifiuta una rigida scansione cronologica o tipologica, preferendo un’articolazione narrativa e topografica che si snoda attraverso la memoria di Monreale, il suo Territorio e il Collezionismo privato. Questa scelta riflette le posizioni più avanzate della museologia contemporanea: il Museo Diocesano non è inteso come statico deposito di disiecta membra, bensì come un archivio dinamico e stratificato delle identità culturali del territorio, come aveva già teorizzato Maria Concetta Di Natale.

Come afferma nella sua Presentazione l’Arcivescovo di Monreale Mons. Gualtiero Isacchi, il libro “intende essere anche espressione di un desiderio condiviso da tutti i soggetti coinvolti in questo impegno: che l’Arcidiocesi e la città di Monreale possano tornare a coltivare il sogno di fede, bellezza, cultura, speranza dal quale sono nate. È possibile ‘restaurare’ un sogno? La risposta è sì”.

L’incipit metodologico è affidato al saggio di Maria Reginella, La visione di Guglielmo: un sogno lungo mille anni tra arte e storia, che rilegge lo spazio del museo ecclesiastico come dispositivo di costruzione della memoria. Le opere, estrapolate dalla loro originaria funzione liturgica e devozionale, non si riducono a meri feticci estetici, ma mantengono intatta la loro densità semantica attraverso un continuo esercizio di ricontestualizzazione storica delle stratificazioni locali, dall’età normanna al moderno.

La sezione pittorica offre contributi di notevole spessore filologico ed esegetico: Gaetano Bongiovanni (Sant’Antonio Abate. Riflessi di Colantonio nella pittura meridionale) adotta un rigoroso metodo comparativo per inserire la tavola monrealese all’interno della complessa rete policentrica che collegava la Sicilia alla Napoli aragonese, alla Catalogna e alla Provenza, confermando la centralità dell’isola nelle rotte culturali del Mediterraneo tardomedievale, coerentemente con i contesti delineati da studiosi come Ferdinando Bologna, Francesco Abbate e Pierluigi Leone De Castris. Santina Grasso (Santa Maria Maddalena in estasi: la luce e il simbolo) firma un contributo di impianto squisitamente panofskiano. L’autrice supera il dato formale analizzando le componenti caravaggesche e post-caravaggesche alla luce della letteratura agiografica e della spiritualità della Controriforma, evidenziando il coinvolgimento emotivo del fedele tipico della pittura barocca. Carolina Griffo (Madonna del Rosario di Monreale: nuove prospettive di studio) inserisce la tela monrealese nel solco delle ricerche di Prodi e Ditchfield, leggendola non come episodio locale, ma come tassello della vasta strategia pedagogico-devozionale promossa dall’ordine domenicano nell’Europa post-tridentina.

Uno dei maggiori pregi del volume risiede nell’attenzione rivolta alle Arti Decorative, tratto naturale se si considera la tradizione di studi specifici in Sicilia, che vede in Maria Concetta Di Natale, Direttrice scientifica del Museo Diocesano di Monreale, la sua principale protagonista. Ciro D’Arpa analizza il paliotto architettonico della Chiesa di Sant’Agata al Monte, evidenziando la sintesi barocca tra micro-architettura, liturgia e decorazione. I contributi di Roberta Civiletto sulle sedie presbiteriali e Anna Tschinke sul faldistorio arcivescovile applicano con acume la categoria dei “semiofori” di Krzysztof Pomian, decodificando gli arredi come oggetti capaci di materializzare visivamente l’autorità e il rango ecclesiastico. Interessante è anche il contributo di Sergio Ingoglia (Note storiche dell’organo di Monreale) sui pannelli dipinti neogotici dell’organo del Duomo di Monreale, oggi al centro di rinnovata attenzione. Il saggio è orientato verso la storia dei sensi e l’archeologia sonora, volto a ricostruire l’esperienza multisensoriale, sia visiva sia uditiva, dello spazio sacro cattedralizio. Il volume non trascura le espressioni artistiche tradizionalmente considerate minori o periferiche, restituendo loro piena dignità documentaria. I saggi di Riccardo Raccuglia sulle opere ottocentesche della Madonna dell’Orto, di Maria Reginella sulle raffinate sovrapporte del Palazzo Arcivescovile, Concetta Lotà e Claudia Boscia sulle tele di San Gaetano indagano la funzione sociale, pastorale e di coesione morale dell’immagine sacra. L’indagine di Marco Di Fina sulle matrici calcografiche di Michele Del Giudice richiama la lezione di Francis Haskell sulla circolazione delle immagini. L’autore, infatti, dimostra come l’incisione su rame non sia una mera riproduzione, ma un agente culturale autonomo fondamentale nella costruzione della fortuna critica e dell’immagine pubblica del Duomo di Monreale.

La sezione dedicata al territorio, con gli interventi di Rosalia Margiotta, Sandra Proto e Anna Tschinke, sposta l’asse del volume oltre i confini urbani. L’analisi di cappelle rurali, borghi e santuari di pellegrinaggio come Sagana e Tagliavia traduce empiricamente i modelli teorici del museo diffuso e dell’ecomuseologia di Hugues de Varine, valorizzando l’opera come parte integrante di un paesaggio culturale complesso. Chiude la sezione scientifica Gabriele Guadagna, che esamina tre opere della collezione Renda Pitti superando il modello monografico per proporre un trittico ideale, offrendo stimolanti riflessioni sulla storia del collezionismo inteso come produttore di nuove narrazioni ideologiche.

In conclusione, Il sogno di Guglielmo si offre alla comunità scientifica come un’opera metodologicamente esemplare, dimostrando con assoluta chiarezza che il restauro non deve costituire il punto d’arrivo della tutela, bensì l’innesco di un nuovo processo ermeneutico. Richiamando il monito di André Chastel, il patrimonio non è un’eredità passiva ma una scelta attiva e politica: questo volume rappresenta l’esito felice di una scelta generazionale che coniuga, in un cerchio perfetto, la tutela sul campo, la ricerca filologica e la trasmissione della memoria storica.

Sergio Intorre